domenica 11 agosto 2013

Lo Xilotubero II - Il ritorno (aka Bavarian Chapters)



Cari amici lettori di questo umile e volenteroso blog di racconti di trame surreali, finalmente ritorno a scrivere un post dopo tanto tempo di assenza. Innanzitutto permettetemi di chiedervi scusa per l’assenza ingiustificata, ma d’altra parte succede che quando ci si mette con una persona, ci si trova bene e la si rispetta, si smette di tacchinare ferocemente e con scarsissimi risultati, dunque all’atto pratico non ho scritto niente perché non c’era niente da scrivere. Poi d’altra parte succede che le storie finiscono, che ci si lascia con un po’ di tristezza augurandosi di rivedersi e stare di nuovo bene assieme ma assumendosi un ruolo differente in una relazione che, evidentemente, assume i termini di amicizia – forse – e abbandona quelli di giggity, giggity goo. E nel mio caso, essendo finita la storia, i termini ritornano a quel marzo o aprile prima che incontrassi una meraviglia rossa in cui cercavo, con scarsissimi e divertentissimi (per i lettori del blog, senza dubbio) risultati, una tipa che, come recita il sottotitolo di questo blog, possibilmente mi emozioni.

Insomma, ritorna lo Xilotubero. Ritorna il tacchino più sfigato del mondo. 

E stavolta a Monaco, al MISU 2013.

Succede che arrivo a Monaco pochi giorni fa, mi trovo con i miei amici valenciani, con i quali passerò questo mese in Baviera, in un contesto di tacchinaggio già estremamente articolato, in cui possibilità, necessità e misure di comparazione abbondano e tracciano il cammino e le attività previste. Andiamo per ordine. 

In primo luogo, i – o meglio – le partecipanti interessanti del corso. Scopro recentemente che il corso contempla circa 380 persone iscritte, mentre nel gruppo ufficiale di Facebook se ne contano circa 120, quindi un terzo: non molte, ma il campionario a disposizione per una rapida analisi risulta sì ampio. Emergono alcuni elementi di spicco, senza dubbio: un campionario di russe da competizione, ucraine e quant’altro, oltretutto destinato a crescere in abbondanza perché come è noto i russi come i cinesi quasi non usano Facebook; due gemelle spagnole carinissime, menzion d’onore perché emergono per la dolcezza dello sguardo nonostante vengano da Badajoz, ovverosia “la porta dell’inferno”, porque Badajoz es una mierda; un’amica di Giovanni Paolo II, tanto carina ma mi mette apprensione per la possibile contiguità con Santo Subito; e poi, e poi, Suomi. Una tipina 100% finlandese ma divertente e sorridente, bellina, tonica, insomma, chi più ne ha più ne metta. 

Se qualcuno ha pensato “ma non hai conosciuto italiane?”, la risposta è sì, solo che per ovvi motivi non si parla d’italiane in questo blog. Badate, eh.

Possibilità dunque: numerose, articolate, varie, in cui si può trovare di tutto e di più, basta solo saper raccogliere. E come ben tutti sapete, è proprio questo il problema. Comunque si vedrà. 

Solo che è evidente che io non sia l’unico a pensare alle tipine che ci sono al MISU. Ci sono anche loro che guardano intorno e pensano grosso modo nei miei stessi termini.

Scusate la misoginia, ma spesso le donne pensano in termini uguali o peggiori degli uomini, se non che poi dicono che non è vero. Tesori, fate pace col cervello. Lo dico per voi ed il vostro benestare. Perché non vi capisco, ma vi apprezzo comunque. E non ho paura a dirlo.

E qui cominciano i problemi. Elemento uno: concorrenza. Inizio parlando di Matthew, un tipo inglese che ha fatto il MISU l’anno scorso con me e gli spagnoli, che è completamente On Fire™ e che raccontava bello e beato che l’anno scorso dopo due giorni s’è fatto la prima tipa su un totale di 4 registrato in un mese. Ora, il tipo è bello come uno scoglio. E a me gira il cazzo. Ma come diavolo fanno sti tipi? Mah, ad ogni buon conto, avanziamo. L’inglese vuole subito agire e va bene. Questo semplicemente mi mette pressione all’azione, e forse è anche positivo, anche se questo genere di pressione non mi aizza particolarmente. E poi c’è lui, El Morito, altresì chiamato Demolition Man o Demorito Man, lo spagnolo e compagno di stanza Javi. Persona divertentissima ma tacchinatore “al naturale”, tipo che senza grandi pensieri si muove con stile ed ottiene discreti risultati. E soprattutto abbiamo gusti molto simili. Col Morito è già guerra aperta. Ed è già guerra persa.

In questo contesto articolato ed invitante, ci si inizia a muovere e selezionare le papabili, andando oltre i pochi dati offerti da faccialibro. 

Così come l’anno scorso, nel tentativo di rompere una specie di “fronte russo” in classe – ovverosia 6 russi uno a fianco all’altro, simpatici ma inarrivabili in quanto formanti un gruppo chiuso e praticamente impermeabile, verso il quale dissi “adesso li divido piazzandomi in mezzo” – ottenni invero l’unico risultato di essere brutalmente assorbito e inglobato a forza nella formazione russa del MISU 2012, quest’anno, partendo in convivenza con i miei amici spagnoli, dopo pochi giorni mi sono praticamente ritrovato assorbito dalla copiosa e nutrita comunità iberico-orientale. E tanto meglio, dicevo, visto che sale in cattedra splendente e tonica una tipina sì, sì carina, fatta bene, simpatica, veramente a modo. 

O tempora, o mores! Io che a mala pena tolleravo gli ispanici, alla fine converso con loro amabilmente in spagnolo o italiano e ci si capisce e ci si trova. Come direbbe il mio amico João, “é o fim do mundo”.

Solleticato dalla giovane, decido che probabilmente potrebbe essere la papabile numero 2, perché la Suomi, scimmia invero numero 1, era già stata persa. 

Invidio terribilmente la reattività dei tacchini veri: pochi giorni, alle volte poche ore, e pim pum pam spaccano il culo ai passeri. Voglio essere come voi e non costantemente essere immerso in un mare di ridicolaggine tacchinante.

Cosa era successo con la Suomi? Ok, come detto sopra la incontrai in una sorta di mini evento abbastanza fallimentare il primo giorno di corso: incontro con tutti quelli del MISU che volevano, andiamo a bere qualcosa da qualche parte e ok. Lei non riesce a trovare il posto dell’incontro e mi tempesta di messaggi, finché, da bravo cavaliere interessato – sia detto di passaggio, vorrei tanto beccare una bionda, per dimostrare che non sono cretine come si dice negli stereotipi e perché dopo 3 anni e mezzo con una tedesca non bionda voglio uscire dal cliché delle morettone o delle pelirrojas, e questa Suomi è biondissima e carinissima e rispetta tutti i punti elencati sopra – la vado a prendere. Simpatia, cortesia, due chiacchiere, finché poi la perdo di vista. Gravissimo errore, caro Ste. Nel giro di pochi minuti uno strale di Proci monopolizza tanta bionderia nordica, Proci tra i quali emergono Matthew completamente On Fire™ e un texano, che per definizione dovrebbe smettere di esistere in questo preciso momento. Morale della favola: a partire da quel momento la giovane è marcata stretta dal fronte angloamericano da un lato e da un fronte finlandese dall’altro, senza lasciarmi spazi e soprattutto allontanandosi decisamente dalle mie brame. La notizia più recente che ho a disposizione è che il texano sembra abbia vinto la gara dei Proci. Infame, crepa con il tuo diavolo di paese. E comunque, viva Suomi.


Tornando alla candidata numero 2, costei si chiama Alba, catalana di Barcellona, e queste sono praticamente tutte le notizie che ho a disposizione. Ah, le ho dato il link di questo blog, quindi tesoro, se sei arrivata fino a qui sappi che sto parlando di te e seminando tanta zizzania nel fronte spagnolo, perché ciò che non si può possedere si distrugge. 


Esteticamente, la giovane così si presenta: tratti tipicamente ispanici, quindi morettonissima, occhi scuri e molto grandi – oggettivamente molto belli –, con tutte le cose al loro posto, non molto alta ma provvista di zatteroni di sughero per raggiungere le alte vette monacensi, e soprattutto una discreta dose di stile, raramente rintracciabile in tanti esemplari femminili aldilà dei Pirenei. Simpatica, ricerca spesso il contatto – tipicamente spagnola anche in questo, oltretutto lo ha persino sostenuto apertamente in una discussione, in quanto tratto marcante della spagnolità e suo in particolare – e soprattutto ha un piccolo gesto che mi ha molto colpito e intenerito – ed in ultima istanza, imbarzottito –, tipo che quando ride in quella misura che non è il semplice sorriso né la risata sguarata, ma quella bella mezza misura della risata sentita ma con classe

Donne, ascoltatemi un’altra volta, per favore, lo dico per il bene del mondo, ridete di più. Siete tutte cento volte più belle quando ridete, il mondo è più bello e la vita pure. È fondamentale, se vi tenete in tante quella faccia schifata verso tutto quello che vi ruota attorno e poi affogate la vostra disperazione nel cibo, il mondo avrà meno tempo a disposizione rispetto ai 4 anni pronosticati da Einstein dopo l’estinzione delle api. Vi prego, ridete con gusto, felicemente. Serve a voi, serve a noi, serve a tutti.

che, in un gesto naturale, armonioso e grazioso, va a coprire con il lembo del collo della maglietta, coprendo la bocca e ridendo solo con gli occhi spalancati e felici. Invero, uno splendore. Nei primi giorni di corso passiamo molto tempo assieme, visto che sono stato assorbito dal gruppo spagnolo di cui anche lei fa evidentemente parte. Tanto meglio, perché m’invaghisce e forse si può avanzare. 

Ma è chiaro, che com’è ovvio, se il livello supera una soglia minima di accettabilità, i Proci si moltiplicano. E la cosa si fa ben complicata, visto che sorgono una serie di incroci abbastanza articolati, tipo Beautiful. Alba è contesa dal sottoscritto, dal Morito e da un gallego di nome Joaquín, un ragazzo simpaticissimo e ben tonico, conosciuto qui, ma di quelli che possono diventare amici per tanto tanto tempo. La giovane spagnola si rende conto di questo, visto che la subtileza non è propriamente un’arte italo-ispanica, e ha una grossa scelta a disposizione. Certo è che anche gli uomini in questione sono contesi da altre tipe: Joaquín da una russa che conosco appena e su cui non metto becco, se non dicendo che non è il mio tipo; Joaquín non ne vuole sentire di costei, ed ogni volta che io converso con Alba in maniera più “intima”, diciamo meglio, conversazioni che implicano un minimo di contatto – cose estremamente hot come mano-mano, mano-braccio, mano-spalla – rotea gli occhi su me e la giovane come se fosse la Ruota della fortuna, occhi dominati da una singola, sottile, quasi impercettibile venuncola iniettata di sangue. E Javi anche, probabilmente non è conteso in forma tanto diretta come Joaquín con la russa, ma chiaro è che c’è una ragazza italiana (se leggi questo post, carissima, sappi che sei stata sgamata alla grandissima) che letteralmente se lo mangia con gli occhi. E poi io, che sono contesissimo da nessuno. 

Decido che bisogna giocare all’attacco, anche se già sento che l’obiettivo è estremamente complicato visto che la concorrenza è agguerrita e tonica. Sfodero la mia arma magistrale per il tacchinaggio furioso, quella che non sbaglia mai, quella che può piegare delle sbarre di ferro e fighe di legno come Aran Benjo: mi metto a cucinare. E studio la situazione per provare ad annichilire la concorrenza, ovverosia: invitare a casa per cena lei, Gioacchino e un altro amico spagnolo, a cui si sommano i miei compari di casa, ossia El Morito, Carlos Solsi ed il García. Preparo un risotto speciale, alle fragole e menta, impiattando in forma speciale per dare all’occhio e riservando un dettaglio simpatico per la giovane. Chiaramente la prima babbionata è quando le do, per ultima, il piatto speciale impiattato bene, lei si bagna tantissimo e si alza. In un frangente di secondo penso, adesso riconoscente mi verrà a dare un bacino. 

Sticazzi.

Va a prendere lo smartphone e fa una fotografia, magari da mettere in Instagram. 

Shame on me.

Debilitato dal colpo basso, cerco di continuare nel tentativo di creare una breccia e guadagnare la tanto agognata Kızıl Elma. Usciamo, andiamo a Studentenstadt, si beve, si ride si scherza, tento un altro assalto. Non respinto, ma inutile. Non scatta niente. Ormai demoralizzato, mi dedico all’alcool e alla conversazione. Torno a casa in stato abbastanza pietoso e con un pugno di mosche, o meglio, di scontrini, visto che per preparare il risotto, l’insalata e per una bottiglia di vino bianco ho speso 20 euro. Almeno il risotto era buono, magra consolazione di un tacchino scadente.

Mi sveglio in tarda mattinata e converso con i miei compari. Sono praticamente tutti sicuri che Javi ha vinto e Alba, in una misura stimabile di massimo due giorni, si concederà. Quindi ora, da bravo tacchino, passerò un paio di giorni in autocommiserazione e poi si farà un’estimativa delle ulteriori possibilità con giovini nuove e toniche. 

Ah, sono stato indotto in una scommessa: se entro il 28 Agosto alle 23:59 non combino niente con nessuna, devo pagare due litri di birra ai miei amici. Se invece combino qualcosa, saranno loro a pagarmene 2. Quando il gioco si fa duro, i tacchini si induriscono a palla. E sono duro a bestia. 

Comunque, per ora, tipe 2 io 0. 

Tacchino forever.