Cari amici lettori di questo
umile e volenteroso blog di racconti di trame surreali, finalmente ritorno a
scrivere un post dopo tanto tempo di assenza. Innanzitutto permettetemi di
chiedervi scusa per l’assenza ingiustificata, ma d’altra parte succede che
quando ci si mette con una persona, ci si trova bene e la si rispetta, si
smette di tacchinare ferocemente e con scarsissimi risultati, dunque all’atto
pratico non ho scritto niente perché non c’era niente da scrivere. Poi d’altra
parte succede che le storie finiscono, che ci si lascia con un po’ di tristezza
augurandosi di rivedersi e stare di nuovo bene assieme ma assumendosi un ruolo
differente in una relazione che, evidentemente, assume i termini di amicizia –
forse – e abbandona quelli di giggity, giggity goo. E nel mio caso, essendo
finita la storia, i termini ritornano a quel marzo o aprile prima che
incontrassi una meraviglia rossa in cui cercavo, con scarsissimi e
divertentissimi (per i lettori del blog, senza dubbio) risultati, una tipa che,
come recita il sottotitolo di questo blog, possibilmente mi emozioni.
Insomma, ritorna lo
Xilotubero. Ritorna il tacchino più sfigato del mondo.
E stavolta a Monaco, al MISU
2013.
Succede che arrivo a Monaco
pochi giorni fa, mi trovo con i miei amici valenciani, con i quali passerò
questo mese in Baviera, in un contesto di tacchinaggio già estremamente
articolato, in cui possibilità, necessità e misure di comparazione abbondano e
tracciano il cammino e le attività previste. Andiamo per ordine.
In primo luogo, i – o meglio
– le partecipanti interessanti del corso. Scopro recentemente che il corso
contempla circa 380 persone iscritte, mentre nel gruppo ufficiale di Facebook
se ne contano circa 120, quindi un terzo: non molte, ma il campionario a
disposizione per una rapida analisi risulta sì ampio. Emergono alcuni elementi
di spicco, senza dubbio: un campionario di russe da competizione, ucraine e
quant’altro, oltretutto destinato a crescere in abbondanza perché come è noto i
russi come i cinesi quasi non usano Facebook; due gemelle spagnole carinissime,
menzion d’onore perché emergono per la dolcezza dello sguardo nonostante
vengano da Badajoz, ovverosia “la porta dell’inferno”, porque Badajoz es una mierda; un’amica di Giovanni Paolo II, tanto
carina ma mi mette apprensione per la possibile contiguità con Santo Subito; e
poi, e poi, Suomi. Una tipina 100% finlandese ma divertente e sorridente,
bellina, tonica, insomma, chi più ne ha più ne metta.
Se qualcuno ha pensato “ma non hai conosciuto italiane?”,
la risposta è sì, solo che per ovvi motivi non si parla d’italiane in questo
blog. Badate, eh.
Possibilità dunque:
numerose, articolate, varie, in cui si può trovare di tutto e di più, basta
solo saper raccogliere. E come ben tutti sapete, è proprio questo il problema.
Comunque si vedrà.
Solo che è evidente che io
non sia l’unico a pensare alle tipine che ci sono al MISU. Ci sono anche loro
che guardano intorno e pensano grosso modo nei miei stessi termini.
Scusate la misoginia, ma spesso le donne pensano in
termini uguali o peggiori degli uomini, se non che poi dicono che non è vero.
Tesori, fate pace col cervello. Lo dico per voi ed il vostro benestare. Perché
non vi capisco, ma vi apprezzo comunque. E non ho paura a dirlo.
E qui cominciano i problemi.
Elemento uno: concorrenza. Inizio parlando di Matthew, un tipo inglese che ha
fatto il MISU l’anno scorso con me e gli spagnoli, che è completamente On Fire™ e che raccontava bello e beato
che l’anno scorso dopo due giorni s’è fatto la prima tipa su un totale di 4
registrato in un mese. Ora, il tipo è bello come uno scoglio. E a me gira il
cazzo. Ma come diavolo fanno sti tipi? Mah, ad ogni buon conto, avanziamo.
L’inglese vuole subito agire e va bene. Questo semplicemente mi mette pressione
all’azione, e forse è anche positivo, anche se questo genere di pressione non
mi aizza particolarmente. E poi c’è lui, El
Morito, altresì chiamato Demolition Man o Demorito Man, lo spagnolo e compagno di stanza Javi. Persona
divertentissima ma tacchinatore “al naturale”, tipo che senza grandi pensieri
si muove con stile ed ottiene discreti risultati. E soprattutto abbiamo gusti
molto simili. Col Morito è già guerra aperta. Ed è già guerra persa.
In questo contesto articolato
ed invitante, ci si inizia a muovere e selezionare le papabili, andando oltre i
pochi dati offerti da faccialibro.
Così come l’anno scorso, nel
tentativo di rompere una specie di “fronte russo” in classe – ovverosia 6 russi
uno a fianco all’altro, simpatici ma inarrivabili in quanto formanti un gruppo
chiuso e praticamente impermeabile, verso il quale dissi “adesso li divido
piazzandomi in mezzo” – ottenni invero l’unico risultato di essere brutalmente
assorbito e inglobato a forza nella formazione russa del MISU 2012, quest’anno,
partendo in convivenza con i miei amici spagnoli, dopo pochi giorni mi sono
praticamente ritrovato assorbito dalla copiosa e nutrita comunità
iberico-orientale. E tanto meglio, dicevo, visto che sale in cattedra splendente
e tonica una tipina sì, sì carina, fatta bene, simpatica, veramente a modo.
O tempora, o mores! Io che a mala pena tolleravo gli
ispanici, alla fine converso con loro amabilmente in spagnolo o italiano e ci
si capisce e ci si trova. Come direbbe il mio amico
João, “é o fim do mundo”.
Solleticato dalla giovane,
decido che probabilmente potrebbe essere la papabile numero 2, perché la Suomi,
scimmia invero numero 1, era già stata persa.
Invidio terribilmente la reattività dei tacchini veri:
pochi giorni, alle volte poche ore, e pim pum pam spaccano il culo ai passeri.
Voglio essere come voi e non costantemente essere immerso in un mare di
ridicolaggine tacchinante.
Cosa era successo con la
Suomi? Ok, come detto sopra la incontrai in una sorta di mini evento abbastanza
fallimentare il primo giorno di corso: incontro con tutti quelli del MISU che
volevano, andiamo a bere qualcosa da qualche parte e ok. Lei non riesce a
trovare il posto dell’incontro e mi tempesta di messaggi, finché, da bravo
cavaliere interessato – sia detto di passaggio, vorrei tanto beccare una
bionda, per dimostrare che non sono cretine come si dice negli stereotipi e
perché dopo 3 anni e mezzo con una tedesca non bionda voglio uscire dal cliché
delle morettone o delle pelirrojas, e
questa Suomi è biondissima e carinissima e rispetta tutti i punti elencati
sopra – la vado a prendere. Simpatia, cortesia, due chiacchiere, finché poi la
perdo di vista. Gravissimo errore, caro Ste. Nel giro di pochi minuti uno
strale di Proci monopolizza tanta bionderia nordica, Proci tra i quali emergono
Matthew completamente On Fire™ e un
texano, che per definizione dovrebbe smettere di esistere in questo preciso momento. Morale della favola: a partire da quel
momento la giovane è marcata stretta dal fronte angloamericano da un lato e da
un fronte finlandese dall’altro, senza lasciarmi spazi e soprattutto
allontanandosi decisamente dalle mie brame. La notizia più recente che ho a
disposizione è che il texano sembra abbia vinto la gara dei Proci. Infame,
crepa con il tuo diavolo di paese. E comunque, viva Suomi.
Tornando alla candidata
numero 2, costei si chiama Alba, catalana di Barcellona, e queste sono
praticamente tutte le notizie che ho a disposizione. Ah, le ho dato il link di
questo blog, quindi tesoro, se sei arrivata fino a qui sappi che sto parlando
di te e seminando tanta zizzania nel fronte spagnolo, perché ciò che non si può
possedere si distrugge.
Esteticamente, la giovane
così si presenta: tratti tipicamente ispanici, quindi morettonissima, occhi
scuri e molto grandi – oggettivamente molto belli –, con tutte le cose al loro
posto, non molto alta ma provvista di zatteroni di sughero per raggiungere le
alte vette monacensi, e soprattutto una discreta dose di stile, raramente
rintracciabile in tanti esemplari femminili aldilà dei Pirenei. Simpatica,
ricerca spesso il contatto – tipicamente spagnola anche in questo, oltretutto
lo ha persino sostenuto apertamente in una discussione, in quanto tratto
marcante della spagnolità e suo in particolare – e soprattutto ha un piccolo
gesto che mi ha molto colpito e intenerito – ed in ultima istanza, imbarzottito
–, tipo che quando ride in quella misura che non è il semplice sorriso né la
risata sguarata, ma quella bella mezza misura della risata sentita ma con
classe
Donne, ascoltatemi un’altra volta, per favore, lo dico
per il bene del mondo, ridete di più. Siete tutte cento volte più belle quando
ridete, il mondo è più bello e la vita pure. È fondamentale, se vi tenete in
tante quella faccia schifata verso tutto quello che vi ruota attorno e poi
affogate la vostra disperazione nel cibo, il mondo avrà meno tempo a
disposizione rispetto ai 4 anni pronosticati da Einstein dopo l’estinzione
delle api. Vi prego, ridete con gusto, felicemente. Serve a voi, serve a noi,
serve a tutti.
che, in un gesto naturale,
armonioso e grazioso, va a coprire con il lembo del collo della maglietta,
coprendo la bocca e ridendo solo con gli occhi spalancati e felici. Invero, uno
splendore. Nei primi giorni di corso passiamo molto tempo assieme, visto che
sono stato assorbito dal gruppo spagnolo di cui anche lei fa evidentemente
parte. Tanto meglio, perché m’invaghisce e forse si può avanzare.
Ma è chiaro, che com’è
ovvio, se il livello supera una soglia minima di accettabilità, i Proci si
moltiplicano. E la cosa si fa ben complicata, visto che sorgono una serie di
incroci abbastanza articolati, tipo Beautiful. Alba è contesa dal sottoscritto,
dal Morito e da un gallego di nome Joaquín, un ragazzo simpaticissimo e ben
tonico, conosciuto qui, ma di quelli che possono diventare amici per tanto
tanto tempo. La giovane spagnola si rende conto di questo, visto che la subtileza non è propriamente un’arte
italo-ispanica, e ha una grossa scelta a disposizione. Certo è che anche gli
uomini in questione sono contesi da altre tipe: Joaquín da una russa che
conosco appena e su cui non metto becco, se non dicendo che non è il mio tipo; Joaquín
non ne vuole sentire di costei, ed ogni volta che io converso con Alba in
maniera più “intima”, diciamo meglio, conversazioni che implicano un minimo di
contatto – cose estremamente hot come mano-mano, mano-braccio, mano-spalla –
rotea gli occhi su me e la giovane come se fosse la Ruota della fortuna, occhi
dominati da una singola, sottile, quasi impercettibile venuncola iniettata di
sangue. E Javi anche, probabilmente non è conteso in forma tanto diretta come
Joaquín con la russa, ma chiaro è che c’è una ragazza italiana (se leggi questo
post, carissima, sappi che sei stata sgamata alla grandissima) che letteralmente
se lo mangia con gli occhi. E poi io, che sono contesissimo da nessuno.
Decido che bisogna giocare
all’attacco, anche se già sento che l’obiettivo è estremamente complicato visto
che la concorrenza è agguerrita e tonica. Sfodero la mia arma magistrale per il
tacchinaggio furioso, quella che non sbaglia mai, quella che può piegare delle
sbarre di ferro e fighe di legno come Aran Benjo: mi metto a cucinare. E studio
la situazione per provare ad annichilire la concorrenza, ovverosia: invitare a
casa per cena lei, Gioacchino e un altro amico spagnolo, a cui si sommano i
miei compari di casa, ossia El Morito,
Carlos Solsi ed il García. Preparo un risotto speciale, alle fragole e menta,
impiattando in forma speciale per dare all’occhio e riservando un dettaglio
simpatico per la giovane. Chiaramente la prima babbionata è quando le do, per
ultima, il piatto speciale impiattato bene, lei si bagna tantissimo e si alza.
In un frangente di secondo penso, adesso riconoscente mi verrà a dare un
bacino.
Sticazzi.
Va a prendere lo smartphone
e fa una fotografia, magari da mettere in Instagram.
Shame on me.
Debilitato dal colpo basso,
cerco di continuare nel tentativo di creare una breccia e guadagnare la tanto
agognata Kızıl Elma. Usciamo, andiamo a
Studentenstadt, si beve, si ride si scherza, tento un altro assalto. Non
respinto, ma inutile. Non scatta niente. Ormai demoralizzato, mi dedico
all’alcool e alla conversazione. Torno a casa in stato abbastanza pietoso e con
un pugno di mosche, o meglio, di scontrini, visto che per preparare il risotto,
l’insalata e per una bottiglia di vino bianco ho speso 20 euro. Almeno il
risotto era buono, magra consolazione di un tacchino scadente.
Mi sveglio in tarda
mattinata e converso con i miei compari. Sono praticamente tutti sicuri che
Javi ha vinto e Alba, in una misura stimabile di massimo due giorni, si
concederà. Quindi ora, da bravo tacchino, passerò un paio di giorni in
autocommiserazione e poi si farà un’estimativa delle ulteriori possibilità con
giovini nuove e toniche.
Ah, sono stato indotto in
una scommessa: se entro il 28 Agosto alle 23:59 non combino niente con nessuna,
devo pagare due litri di birra ai miei amici. Se invece combino qualcosa,
saranno loro a pagarmene 2. Quando il gioco si fa duro, i tacchini si induriscono
a palla. E sono duro a bestia.
Comunque, per ora, tipe 2 io
0.


