Ultimamente la mia onesta vita è fatta di qualche alto e un po' più di bassi. Ho un sacco di lavoro da fare, una tesi da mandare in porto, progetti varî e nuovi, e veramente poco tempo per distrarmi. Quando questo capita, ad ogni modo, ne approfitto per distrarmi un po'.
Cerco con tutto il fiato che ho in corpo di non pensare alle tipe. La tipa slovena di cui avevo accennato qua ormai più di un anno fa è sempre splendida, mi piace un sacco se non fosse una "dark-matter" (cit. Ammiraglio), una di quelle che se le chiedi che cosa può fare per te, non capisce la domanda. Forse mi sbaglio, o forse è la story of my life, di dovermi fare in quattro per alcune persone senza vedere in cambio niente. Anche se devo ammetterne una: qualche tempo fa ero leggermente malaticcio, le avevo proposto di uscire e le dissi che insomma, siccome non la vedevo da mille sarei uscito comunque nonostante la debilitazione fisica. Lei non poteva e la serata andò a ramengo; nonostante ciò, incredibilmente, tre giorni dopo di sua sponte mi scrive, per chiedermi come stavo. Non potevo credere a quello che stavo leggendo. Una ragazza che mi scrive e mi chiede come sto. Ero onestamente felice. Grazie N..
Perché vedete, mi è sempre stato detto che chi ti vuole ti cerca. Che ogni tanto una tipa un uozzàp te lo manda, se in fondo ci tiene. Piccoli gesti che creano legami.
Beh, a me le tipe non scrivono. Letteralmente. E quando capita, come direbbe il saggio, "presto, feste!". E il messaggio, onesto, semplice, di N. è stato liberatorio, qualcosa che ha dato un senso ad una giornata. Ovviamente, la prima cosa a cui ho pensato dopo che mi si era illuminato un sorriso in viso, è stata adesso calma con l'entusiasmo, presumibilmente tutto ciò è stato frutto del caso o qualcosa di simile e se vogliamo ancor più cinico e baro, quindi sorridiamo e poi torniamo sui binari. Infatti poi eventi del genere non sono più ricapitati. Ma tant'è, se ricapiteranno lo scriverò, per imperitura memoria (o almeno, fino all'avvento di skynet).
Intanto che scrivevo tutto ciò, mi è venuto in mente che ci sono altre due tipe che mi hanno scritto, ma sporadicamente. Entrambe mie colleghe del coro, R. e M., lavorano presso la mia università. Per simpatia, caso o qualcosa di simile, praticamente ogni giorno ci si ritrova per una pausa caffè. Normalmente le tiro in mezzo io, ma è capitato che ogni tanto mi scrivessero per fare pausa. M. è un'amica che sa dei miei intrallazzi ed è già stata la spalla su cui ho dovuto posare il mio capo pesante in un paio di occasioni. R. invece me la porterei a letto alla grande. Un po' tamarra, piccola ma sexy, sa mettersi per benino, insomma, mi mette molto sangue. Ma siccome sono in un periodo di autostima praticamente a livello zero, già so che se avanzo in quella direzione ne usciranno solo lacrime e sangue, quindi sarebbe meglio evitare di andare avanti. Però siamo andati ad un concerto assieme - c'era anche una sua amica però - e oggi l'ho invitata a prendere un birrino dopo lavoro domani sera, che tanto giovedì qui è festa. Tanto sarà sempre come al solito: se avanzo mi dirà che non ho capito che in realtà siamo solo amici che se la contano, se avanzo e mi va bene al massimo limone - che per carità, mica poco - che tanto il goldone non lo posso usare e giustamente lei mi cacherà in testa non credendoci, e se per caso invece finissimo a letto o succede un disastro (figlio/aids/legionella) oppure non sto parlando di me. Quindi lasciamo perdere. Spenderò 3 euro per un paio di birrini offerti e buona così.
Ad ogni modo non volevo parlare di questo. Volevo invece accennare ad un'annosa questione che mi attanaglia da sempre. Timidezza.
Chi non è timido non sa cosa sia la timidezza.
Succede che ormai mesi fa, in palestra, arriva una tipa bionda con due gambette magistrali a fare non mi ricordo quali esercizi, in uno stanzotto dove faccio normalmente l'allenamento di addominali. La tipa mi chiede una roba, rispondo, chiusa là. Figurati attaccare bottone.
Al netto di ciò, che è una cosa per me normalissima, la faccenda si chiude. Rivedo la tipa in un altro paio di occasioni e poi sparisce. Un'altra che inizia palestra e molla dopo poco, esattamente come me anni or sono.
Se non che succede che la tipa improvvisamente appare alla mia università. La ragazza ha il viso un po' da merluzzo, non particolarmente grazioso, ma almeno il sorriso è splendente. Occhi azzurri, pelle chiara, bionda. E un fisico pazzesco, bello in ogni sua parte. Beh, sì, l'ho rivista in numerose occasioni in università ed è una di quelle persone che rimangono oltre l'ora di cena a lavorare in sala studio. L'altro giorno aveva una camicia bianca che era una preziosità rara, mi sono chiesto chissà cosa avesse avuto da fare per mettersi un filo più elegante, magari ogni giorno fosse così, ma anche quando ha due cenci addosso è splendente lo stesso.
Anche oggi era in università. L'avevo vista in un'occasione, se non che oggi pomeriggio mi muovo verso la sala studio, e la incrocio. Bellissima. Erano giorni che ci pensavo, forse è il caso di fare qualcosa, anche solo per accennarle sì, sono io, quello della palestra, ci siamo riconosciuti sicuramente, non so come salutarti, salvami per favore. E forse questa era l'occasione, mi muovo verso la sala studio su un corridoio stretto, ci incrociamo per forza, guardami un secondo solo, ti sorrido, niente più, solo un secondo. La noto, a 10 metri. Abbasso lo sguardo per qualche metro, solo per non dare l'idea di un pazzo furioso che la fissa per lunghissimi secondi. Rialzo lo sguardo, non mi ricordo se mi stava guardando o meno. Sicuro ad una certa lo muove da un altro lato, penso di aver perso la mia occasione, ma quando ci stiamo per incrociare, a pochi centimetri di distanza l'uno dall'altra, muove lo sguardo verso di me, per una infinitesimale, minuscola frazione di secondo, il tempo a me necessario per accennare un mezzo sorriso - che, conoscendomi, sarà stato come Guernica di Picasso - per dirle tutto. Non credo lo abbia capito, o forse sì, non so se lo scoprirò mai. Contando sulle capacità intellettive delle tipe in assunti di questo tenore, presumibilmente ha capito tutto da mesi, forse, e non farà assolutamente nulla in merito. In fondo se uno non riesce neanche a dire ciao è un fallito, un omega, quindi non vale la pena perdere tempo. E io invece non so neanche se posso parlare di tentativo. Vabbè, niente che non sia fuori dall'ordinario.
Ad ogni buon conto, stasera sono rimasto in università a cercar di scrivere un po' di cose sullo stato maggiore francese. E il caso vuole che quando mi sono seduto nella canonica sala studio avessi aguzzato l'occhio per vedere se lei c'era come al solito. Non mi era sembrato, e tant'è, non che la cosa avrebbe cambiato i miei piani, mi sono seduto in un tavolo libero - mai sedersi ad un tavolo con altre persone, mai! - e mi sono messo sulle mie faccende. Se non che dopo eccola che appare, a parlare con un'amica o collega o vattelapesca, a ridere bella contenta e, una volta di più, splendente. Già là stentavo a tenermi. Devo aver dato l'impressione di uno stalker infoiato. La osservavo, cercavo i dettagli, mi perdevo in tutto quello che potevo vedere.
Mi fa venire in mente "E tu vai via" di Gazzè, pezzone con un basso clamoroso, in cui lui guarda una tipa e "in un secondo ero in fondo alle scale" e poi le chiedeva "scusa se domando vivi qui pure tu?". Beato te Gazzè, beato te.
Mi avrà sgamato? Facile che sì, in fondo le tipe sono molto più sveglie degli uomini e di me soprattutto, per quanto cerchi di non dare troppo nell'occhio loro mi sgamano tutte, sempre, e anzi, quando vengo sgamato e cerco di cambiare direzione dello sguardo o torno a bomba sullo schermo del pc aggiungo solo goffaggine a goffaggine. Solo altre ragioni affinché una tipa mi tenga a debita distanza. Niente che sia fuori dall'ordinario.
Al netto di ciò, ad un certo punto si siede ad un tavolo praticamente di fronte al mio. Il mio calvario continua. Ad una certa avevo approntato questa macchinazione: vado da lei, le dico se mi può tenere d'occhio il pc intanto che vado a fumare, poi quando torno dopo la sigaretta la ringrazio e con l'alito impestato di tabacco le chiedo se era lei, sapendo che lo è, ma almeno poi mi presento e ok, il grosso è fatto. Ovviamente tutto ciò non è successo.
Succede che ogni tanto la guardo, mentre parla con la sua amica, e intanto ascolto la musica che faccio col coro e non riesco a scrivere una parola della tesi manco per errore. E poi succede che alzo lo sguardo e vedo che mentre parlava mi guardava. Ora, statisticamente, visto che eravamo quasi uno di fronte all'altro, aver incrociato lo sguardo non è per nulla fuori dall'ordinario.
Il problema principale è che mi ha fatto scorrere una bomba emozionale dalle punte delle dita fino al miocardio, tipo da diventare verde, e altra dose di goffaggine con uno movimento del collo che palesemente shifta lo sguardo da lei al pc. E ci ho impiegato una buona ora per togliermi quel peso dal petto.
Alle 22:45 inizio a sistemare le mie cose per andare a prendere la metro. Forse lo stava facendo anche lei. Ho evitato in qualunque modo di avere una tempistica uguale alla sua, ero troppo terrorizzato di dar l'aria di essere un maniaco. In cuor mio speravo stesse andando a prendere la metro, e che boh alla fine le dicessi ciao. Filmoni mentali. Ovviamente non l'ho vista e se sono fortunato, la rivedrò nei prossimi giorni, e tutto ciò ricomincerà da capo. Senza risolversi. A meno di deus ex machina, ma chi ci conta.
Perché questo è il punto. Chi non è timido non sa cos'è la timidezza. E' esattamente una prigione, trasparente come il cristallo e dura come il diamante. Una stanza piccola, completamente tappata, in cui puoi vedere tutto quello che c'è fuori, chiaro, nitido, persino più bello grazie al cristallo. E sai esattamente cosa vuoi, di quello che vedi fuori, e finisci per desiderare, volere, forse anche vaneggiare. E quando pensi che sì, è il caso di muoverti, sbatti il cranio contro la parete di questa prigione, quasi come se ti fossi dimenticato di esserci dentro. E vuoi uscirne, toccare con mano quello che c'è fuori, farlo tuo, o almeno provarci. E più vuoi più ansimi, e l'ossigeno, presto o tardi finisce. E con le unghie e con i denti provi ad uscirne, ma rimani lì, fermo, bloccato. Imbarazzato da questa prigione che quasi non vedi, e sicuramente quelli fuori non riconoscono, non vedono. Alle volte, qualcuno si avvicina a questa prigione, e come per incanto è come se non ci fosse mai stata. "Perché se qui? Perché non ti muovi fuori?". Non posso, non riesco! "Vieni con me, dunque, qui non c'è niente. E in un attimo si è fuori. Ma non succede spesso. Più spesso chi non ti conosce, non sa di questa prigione. E vede solo un uomo che fa la scimmia imbarazzata ferma sui suoi piedi. Ed è molto più facile e consolatorio prendere una persona per scemo che capire che cosa succede. Alcuni così ignorano, altri ridono, altri deridono, altri se ne approfittano. E' la bella legge di chi non sa dire ciao.
Alcuni sostengono che una persona timida sia a suo modo affascinante. Personalmente non ci credo.
Spero di rivedere quella ragazza in università. L'unica consolazione di chi non sa dire ciao è quella di sperare, un giorno, di saperlo dire. Come in una sala studio dell'università o in una spiaggia di Valencia.
Niente che sia fuori dall'ordinario.




















