martedì 29 novembre 2016

Capitoli (quasi) segreti. Delle prigioni di cristallo.

Ultimamente la mia onesta vita è fatta di qualche alto e un po' più di bassi. Ho un sacco di lavoro da fare, una tesi da mandare in porto, progetti varî e nuovi, e veramente poco tempo per distrarmi. Quando questo capita, ad ogni modo, ne approfitto per distrarmi un po'. 

Cerco con tutto il fiato che ho in corpo di non pensare alle tipe. La tipa slovena di cui avevo accennato qua ormai più di un anno fa è sempre splendida, mi piace un sacco se non fosse una "dark-matter" (cit. Ammiraglio), una di quelle che se le chiedi che cosa può fare per te, non capisce la domanda. Forse mi sbaglio, o forse è la story of my life, di dovermi fare in quattro per alcune persone senza vedere in cambio niente. Anche se devo ammetterne una: qualche tempo fa ero leggermente malaticcio, le avevo proposto di uscire e le dissi che insomma, siccome non la vedevo da mille sarei uscito comunque nonostante la debilitazione fisica. Lei non poteva e la serata andò a ramengo; nonostante ciò, incredibilmente, tre giorni dopo di sua sponte mi scrive, per chiedermi come stavo. Non potevo credere a quello che stavo leggendo. Una ragazza che mi scrive e mi chiede come sto. Ero onestamente felice. Grazie N.. 

Perché vedete, mi è sempre stato detto che chi ti vuole ti cerca. Che ogni tanto una tipa un uozzàp te lo manda, se in fondo ci tiene. Piccoli gesti che creano legami.
Beh, a me le tipe non scrivono. Letteralmente. E quando capita, come direbbe il saggio, "presto, feste!". E il messaggio, onesto, semplice, di N. è stato liberatorio, qualcosa che ha dato un senso ad una giornata. Ovviamente, la prima cosa a cui ho pensato dopo che mi si era illuminato un sorriso in viso, è stata adesso calma con l'entusiasmo, presumibilmente tutto ciò è stato frutto del caso o qualcosa di simile e se vogliamo ancor più cinico e baro, quindi sorridiamo e poi torniamo sui binari. Infatti poi eventi del genere non sono più ricapitati. Ma tant'è, se ricapiteranno lo scriverò, per imperitura memoria (o almeno, fino all'avvento di skynet).

Intanto che scrivevo tutto ciò, mi è venuto in mente che ci sono altre due tipe che mi hanno scritto, ma sporadicamente. Entrambe mie colleghe del coro, R. e M., lavorano presso la mia università. Per simpatia, caso o qualcosa di simile, praticamente ogni giorno ci si ritrova per una pausa caffè. Normalmente le tiro in mezzo io, ma è capitato che ogni tanto mi scrivessero per fare pausa. M. è un'amica che sa dei miei intrallazzi ed è già stata la spalla su cui ho dovuto posare il mio capo pesante in un paio di occasioni. R. invece me la porterei a letto alla grande. Un po' tamarra, piccola ma sexy, sa mettersi per benino, insomma, mi mette molto sangue. Ma siccome sono in un periodo di autostima praticamente a livello zero, già so che se avanzo in quella direzione ne usciranno solo lacrime e sangue, quindi sarebbe meglio evitare di andare avanti. Però siamo andati ad un concerto assieme - c'era anche una sua amica però - e oggi l'ho invitata a prendere un birrino dopo lavoro domani sera, che tanto giovedì qui è festa. Tanto sarà sempre come al solito: se avanzo mi dirà che non ho capito che in realtà siamo solo amici che se la contano, se avanzo e mi va bene al massimo limone - che per carità, mica poco - che tanto il goldone non lo posso usare e giustamente lei mi cacherà in testa non credendoci, e se per caso invece finissimo a letto o succede un disastro (figlio/aids/legionella) oppure non sto parlando di me. Quindi lasciamo perdere. Spenderò 3 euro per un paio di birrini offerti e buona così. 

Ad ogni modo non volevo parlare di questo. Volevo invece accennare ad un'annosa questione che mi attanaglia da sempre. Timidezza.

Chi non è timido non sa cosa sia la timidezza.

Succede che ormai mesi fa, in palestra, arriva una tipa bionda con due gambette magistrali a fare non mi ricordo quali esercizi, in uno stanzotto dove faccio normalmente l'allenamento di addominali. La tipa mi chiede una roba, rispondo, chiusa là. Figurati attaccare bottone. 
Al netto di ciò, che è una cosa per me normalissima, la faccenda si chiude. Rivedo la tipa in un altro paio di occasioni e poi sparisce. Un'altra che inizia palestra e molla dopo poco, esattamente come me anni or sono. 
Se non che succede che la tipa improvvisamente appare alla mia università. La ragazza ha il viso un po' da merluzzo, non particolarmente grazioso, ma almeno il sorriso è splendente. Occhi azzurri, pelle chiara, bionda. E un fisico pazzesco, bello in ogni sua parte. Beh, sì, l'ho rivista in numerose occasioni in università ed è una di quelle persone che rimangono oltre l'ora di cena a lavorare in sala studio. L'altro giorno aveva una camicia bianca che era una preziosità rara, mi sono chiesto chissà cosa avesse avuto da fare per mettersi un filo più elegante, magari ogni giorno fosse così, ma anche quando ha due cenci addosso è splendente lo stesso. 

Anche oggi era in università. L'avevo vista in un'occasione, se non che oggi pomeriggio mi muovo verso la sala studio, e la incrocio. Bellissima. Erano giorni che ci pensavo, forse è il caso di fare qualcosa, anche solo per accennarle sì, sono io, quello della palestra, ci siamo riconosciuti sicuramente, non so come salutarti, salvami per favore. E forse questa era l'occasione, mi muovo verso la sala studio su un corridoio stretto, ci incrociamo per forza, guardami un secondo solo, ti sorrido, niente più, solo un secondo. La noto, a 10 metri. Abbasso lo sguardo per qualche metro, solo per non dare l'idea di un pazzo furioso che la fissa per lunghissimi secondi. Rialzo lo sguardo, non mi ricordo se mi stava guardando o meno. Sicuro ad una certa lo muove da un altro lato, penso di aver perso la mia occasione, ma quando ci stiamo per incrociare, a pochi centimetri di distanza l'uno dall'altra, muove lo sguardo verso di me, per una infinitesimale, minuscola frazione di secondo, il tempo a me necessario per accennare un mezzo sorriso - che, conoscendomi, sarà stato come Guernica di Picasso - per dirle tutto. Non credo lo abbia capito, o forse sì, non so se lo scoprirò mai. Contando sulle capacità intellettive delle tipe in assunti di questo tenore, presumibilmente ha capito tutto da mesi, forse, e non farà assolutamente nulla in merito. In fondo se uno non riesce neanche a dire ciao è un fallito, un omega, quindi non vale la pena perdere tempo. E io invece non so neanche se posso parlare di tentativo. Vabbè, niente che non sia fuori dall'ordinario.

Ad ogni buon conto, stasera sono rimasto in università a cercar di scrivere un po' di cose sullo stato maggiore francese. E il caso vuole che quando mi sono seduto nella canonica sala studio avessi aguzzato l'occhio per vedere se lei c'era come al solito. Non mi era sembrato, e tant'è, non che la cosa avrebbe cambiato i miei piani, mi sono seduto in un tavolo libero - mai sedersi ad un tavolo con altre persone, mai! - e mi sono messo sulle mie faccende. Se non che dopo eccola che appare, a parlare con un'amica o collega o vattelapesca, a ridere bella contenta e, una volta di più, splendente. Già là stentavo a tenermi. Devo aver dato l'impressione di uno stalker infoiato. La osservavo, cercavo i dettagli, mi perdevo in tutto quello che potevo vedere. 

Mi fa venire in mente "E tu vai via" di Gazzè, pezzone con un basso clamoroso, in cui lui guarda una tipa e "in un secondo ero in fondo alle scale" e poi le chiedeva "scusa se domando vivi qui pure tu?". Beato te Gazzè, beato te.

Mi avrà sgamato? Facile che sì, in fondo le tipe sono molto più sveglie degli uomini e di me soprattutto, per quanto cerchi di non dare troppo nell'occhio loro mi sgamano tutte, sempre, e anzi, quando vengo sgamato e cerco di cambiare direzione dello sguardo o torno a bomba sullo schermo del pc aggiungo solo goffaggine a goffaggine. Solo altre ragioni affinché una tipa mi tenga a debita distanza. Niente che sia fuori dall'ordinario.

Al netto di ciò, ad un certo punto si siede ad un tavolo praticamente di fronte al mio. Il mio calvario continua. Ad una certa avevo approntato questa macchinazione: vado da lei, le dico se mi può tenere d'occhio il pc intanto che vado a fumare, poi quando torno dopo la sigaretta la ringrazio e con l'alito impestato di tabacco le chiedo se era lei, sapendo che lo è, ma almeno poi mi presento e ok, il grosso è fatto. Ovviamente tutto ciò non è successo. 

Succede che ogni tanto la guardo, mentre parla con la sua amica, e intanto ascolto la musica che faccio col coro e non riesco a scrivere una parola della tesi manco per errore. E poi succede che alzo lo sguardo e vedo che mentre parlava mi guardava. Ora, statisticamente, visto che eravamo quasi uno di fronte all'altro, aver incrociato lo sguardo non è per nulla fuori dall'ordinario. 
Il problema principale è che mi ha fatto scorrere una bomba emozionale dalle punte delle dita fino al miocardio, tipo da diventare verde, e altra dose di goffaggine con uno movimento del collo che palesemente shifta lo sguardo da lei al pc. E ci ho impiegato una buona ora per togliermi quel peso dal petto. 

Alle 22:45 inizio a sistemare le mie cose per andare a prendere la metro. Forse lo stava facendo anche lei. Ho evitato in qualunque modo di avere una tempistica uguale alla sua, ero troppo terrorizzato di dar l'aria di essere un maniaco. In cuor mio speravo stesse andando a prendere la metro, e che boh alla fine le dicessi ciao. Filmoni mentali. Ovviamente non l'ho vista e se sono fortunato, la rivedrò nei prossimi giorni, e tutto ciò ricomincerà da capo. Senza risolversi. A meno di deus ex machina, ma chi ci conta.

Perché questo è il punto. Chi non è timido non sa cos'è la timidezza. E' esattamente una prigione, trasparente come il cristallo e dura come il diamante. Una stanza piccola, completamente tappata, in cui puoi vedere tutto quello che c'è fuori, chiaro, nitido, persino più bello grazie al cristallo. E sai esattamente cosa vuoi, di quello che vedi fuori, e finisci per desiderare, volere, forse anche vaneggiare. E quando pensi che sì, è il caso di muoverti, sbatti il cranio contro la parete di questa prigione, quasi come se ti fossi dimenticato di esserci dentro. E vuoi uscirne, toccare con mano quello che c'è fuori, farlo tuo, o almeno provarci. E più vuoi più ansimi, e l'ossigeno, presto o tardi finisce. E con le unghie e con i denti provi ad uscirne, ma rimani lì, fermo, bloccato. Imbarazzato da questa prigione che quasi non vedi, e sicuramente quelli fuori non riconoscono, non vedono. Alle volte, qualcuno si avvicina a questa prigione, e come per incanto è come se non ci fosse mai stata. "Perché se qui? Perché non ti muovi fuori?". Non posso, non riesco! "Vieni con me, dunque, qui non c'è niente. E in un attimo si è fuori. Ma non succede spesso. Più spesso chi non ti conosce, non sa di questa prigione. E vede solo un uomo che fa la scimmia imbarazzata ferma sui suoi piedi. Ed è molto più facile e consolatorio prendere una persona per scemo che capire che cosa succede. Alcuni così ignorano, altri ridono, altri deridono, altri se ne approfittano. E' la bella legge di chi non sa dire ciao. 

Alcuni sostengono che una persona timida sia a suo modo affascinante. Personalmente non ci credo.

Spero di rivedere quella ragazza in università. L'unica consolazione di chi non sa dire ciao è quella di sperare, un giorno, di saperlo dire. Come in una sala studio dell'università o in una spiaggia di Valencia.

Niente che sia fuori dall'ordinario. 

domenica 12 luglio 2015

Conclusioni tedesche, problemi circolanti et SEASON FINALE!

Anno Domini 2015, giorno del Signore dodici di luglio.

Sono rientrato dalla Germania il primo marzo, quindici giorni dopo mi sono ritrasferito in Pornogallo, tre settimane fa sono tornato a Londra e conto di rientrare a Lisbona il 29 prossimo venturo. 
Inutile che vi dica che sono successe un sacco di altre cose che squinzie a destra e manca, gag, crolli morali, passi falserrimi e, per stare sereni, limone neanche a vederlo. Almeno un paio di gag divertenti sono successe, e sappiamo bene tutti che questo è il posto perfetto per strappare una risata sulle miserie umane che dall'Anno del Signore 1982 mi succedono praticamente a scadenza bisettimanale. 

Orbene, oggi non scriverò nulla di tutto quello che mi è successo e continua a succedere.

Sì, è un addio.

Come dicevo poc'anzi questo blog è per ridere e prendermi o prendersi in giro, in quel turbinio semisterico di drammi esistenziali e triviali, quelle fanfare di gioia caduca per una scorza di limone, dell'esagerazione come principio del leggero sollazzo sintesi strana di questo blog, fatta di alternanza di risate a denti stretti, pensieri serî sfuggenti e qualche risata sonora per il surrealismo sottopelle di tanti accadimenti raccontati, quegli istanti d'incredulità di chi pensa se può succedere veramente quello che succede o se sia frutto proibito di fantasia misogina, tutto questo non può andare avanti. 

In vita mia cerco sempre di imparare tante cose, il più possibile, in ogni istante. Di tanti post e di tanti racconti concentrati in questo blog, forse l'unico punto che non è emerso a dovere è di quanto abbia imparato dalle donne, quelle vere che ho conosciuto e non me l'hanno data, come quelle spostate minus habens che comunque per stare serene non me l'hanno data uguale. La cosa principale che ho imparato è che quello che in generale non tollerano, e magari mi potrete confermare, giovini splendori frequentatrici di questo umile blog, è che la overexposure è una cosa che non viene apprezzata, anzi forse direttamente biasimata, presumibilmente in silenzio, senza accorgersene. Ora, chi mi segue qui, presumibilmente anche mio amico su Facebook, sa perfettamente che non ho mai prestato grande attenzione a questa faccenda. Gli intenti del blog erano molto semplici, basilari: vuoto il sacco, vi dico quanto sono sfortunato, voi vi fate una risata. Do ut des: io vuoto il sacco, voi ridete, e siamo più amici di prima. 

Parlando più o meno recentemente con vari amici mi è stato segnalato come in effetti questa overexposure potrebbe lavorare contro di me. Ora, ci ho pensato su parecchio, e chi mi conosce sa come io non lesini le sessioni di elucubrazione, e sono giunto a questa conclusione: francamente non so se sia vero o falso, ma una cosa è sicura, per stare tranquillo e non pormi il dubbio, vi privo di qualche risata - sono sicuro che soprassederete con scaltrezza in men che non si dica - e mantengo una postura un filo più morigerata. E per stavolta, vi priverò anche di uno dei miei soliti post-bobina infiniti e ricchi di contenuti multimediali. 

In Germania si è concluso che mi ero invaghito di una ragazza italiana ma era meglio lasciar perdere, non foss'altro che ha il tipo. Per stare sereno, in momenti di ubriachezza molesta credo di averle pure rotto le palle oppure mi sono sovraesposto su facebook mandando evidentemente tutto a ramengo. 

Dopo sei mesi a Friburgo ovviamente non ho visto una tipa neanche da lontano, la Charlottèide la conoscete bene tutti, la slovacca coi meloni mi ha evacuato in testa e la ragazza italiana lasciamo perdere. Ad ogni modo le ringrazio, per i bei momenti, i bei sorrisi, i bei meloni. 


In Portogallo ho conosciuto recentemente una tipa slovena gran carina, un po' hipstereggiante ma chi se ne importa, il discorso non è neanche decollato. Ho però rimediato un bacio a stampo da una tipa tedesca proprio a Lisbona: bellino, non foss'altro che mi ha dato lo stesso appeal di leccare un bottiglia di vodka rovesciata. E il bacio a stampo dovrebbe essere proibito dalla legge come abuso morale di una persona, persino peggio della frase "sei un amico, con te zerella". Arrivo a Londra e zerella, e per stare felice una mia cara amica mi scrive "se non ci riesci con un'inglese sei un lost case, sono troppo easy". La mia risposta fu "tesoro, io sono un lost case est. 1982. Vedi te". Le voglio troppo bene e le dedico una d col crocifisso. 

Đ

Ora rimarrò qui all'Ondra altre 2 settimane, vediamo cosa succede.   


L'unica cosa è che, purtroppo, voi non lo saprete.

Grazie per la lettura e per tutto, spero di avervi fatto ridere in questi 3 anni di blog. 

Ora calma e dedizione.

Avanti Savoia!


lunedì 24 novembre 2014

Die Pute, die Puten. Tacchini in salsa tedesca pt.4: la Charlottèide in Friburgo, SEASON FINALE!


Einführung.

Hallo! Wie geht's? Ja, bei mir geht's alles gut! Bringe ich dir nen Urtrunk?*

Ero qualche giorno fa con Cioppi, A. ed il ragazzo di quest'ultima in giro per Friburgo alla ricerca di un posto dove poterci prendere una birra e contarcela su che poi magari dopo si andava tutti pasciuti e paciarotti ad una festa organizzata dall'università presso la Mensa

sì lo so suona strano ma qui in Germania funziona così: di giorno ti servono pane e gazzella e la sera tolgono le gazzelle e mettono i fusti di birra e le bottiglie di Joster. Efficienza degli spazî, invero.

solo che a Friburgo, quando comincia l'inverno, un posto per sedersi non c'è: se il mercato offre diciamo 10.000 persone papabili clienti, tutti i pub hanno insieme 8.000 posti: così tutti i posti saranno pieni, efficienza produttiva sublimata e le altre 2.000 persone se la prendono nel didietro. E se non sei tedesco che mangi alle 18 al più tardi, allora torta di riso finita. 



Dopo aver provato in un paio di posti, decidiamo di tentare all'Unicafé, dubitando radicalmente di qualsiasi risultato positivo - in passato ci provammo diverse volte e sempre picche - ma insomma, tanto che eravamo lì vediamo, magari i miracoli succedono. Entriamo nel locale. Pieno come un uovo. Chiediamo ad un cameriere

Ti ho già scorta

Giovani mi spiace ma è tutto pieno, però c'è un ricambio rapido, se volete aspettate cinque minuti e vediamo se si libera qualcosa

Non mi sono sbagliato, eh

Dopo qualche minuto decidiamo di ingannare il tempo ingannando i polmoni e fumarci una sigaretta sull'uscio del locale. Come al solito io, da bravo aerovora, finisco il sigaretto molto rapidamente ed intanto che volano le solite graziose amenità tra amici - soprattutto ONOMATOPEE SEMPRE - butto l'occhio nel locale. Sembra che ci sia un tavolo libero. Ragazzi vado a controllare mi fiondo dentro vado al tavolo non c'è nessuno mi siedo da solo chissenefrega il tavolo è mio. È nostro. Missione compiuta.


Messaggio di vittoria patrocinato dal Grand Old Party

Hallo

Mi sa proprio che stasera avremo a che fare io e te.

*Ciao! Come va? Sì, io tutto bene! Ti porto una Urtrunk?


Teil 1.

Come presumibilmente vi ricorderete di quanto raccontatovi nel post La Charlottèide in Friburgo, decisi che questa giovane, carina veramente cameriera di un pubbettino friburghese sarebbe dovuta diventare mia. Ho deciso che mi piaceva. E l'avrei cercata. E avrei chiesto ai miei amici, e soprattutto alle mie amiche che hanno lavorato come cameriere in bar-pub-quant'altro come fare a tacchinare una tipa che, volenti o nolenti, non ha tempo da dedicare a te. 

Ragazze che mi avete dato qualche dritta, vi sono onestamente riconoscente.

Vi ricordate nel primo post della Charlottèide in Friburgo, che vi invitavo a ricordarvi una successione? Ve la ripropongo:

1x3.
2x4.
3x4.
4x5.

E ci metto il carico a coppe, aggiungendo un 5x3. Cosa significa questa successione? Presto detto. Nel flame su Facebook da cui è nata l'idea della Charlottèide in Friburgo sostenevo che avrei contato le birre prese nelle serate passate all'Unicafé durante il tacchinaggio, così poi da fare una mano di conti e vedere se effettivamente il principio di inefficienza nel mercato dell'amore potesse avere un fondamento scientifico, ossia pagare pagare e continuare a pagare, tanto per le squinzie si è come Pantalone, per poi non ottenere alcunché e pensare che magari se avessi investito quei soldi in sesso prêt-à-porter si sarebbe comunque ottenuto un risultato e quindi ciò avrebbe dato comunque una maggiore efficienza nell'allocazione di risorse.

L.M., Germano Maifreda sarebbe orgoglioso di noi.

Quindi la sera della conoscenza, detta anche la Pino's night, se ne sono andate 3 birre. 1x3. E poi seguono le altre sere, di cui presto vi darò notizia.

Ma tornando a cannone sul discorso tacchinaggio, il punto è che dalla serata in cui mi raccontò di Pino e della cugina sposata con lui, in realtà le occasioni in cui mi sono ribeccato con il mio desideratum sono state quantomeno sporadiche. Preso dall'ansia da prestazione e con la scimmia mattissima di ritrovarmi il prima possibile con lei, sono tornato diverse volte coi miei compari a questo Unicafé. Ma ovviamente le mie miserie erano destinate a lievitare come un panettone. Andiamo là una volta e la tipa non c'è. 

Ok è un venerdì, quindi magari il venerdì non lavora che è il suo giorno libero e la prossima volta vengo di giovedì. Le mie macchinazioni funzionano sempre.

Passano i giorni, andiamo un giovedì. I miei amici iniziano a dare segni di cedimento, e ci mancherebbe altro. Non hanno torto. Andiamo continuamente lì. Scorre la birra, scorrono le ore. Non c'è ancora. Le mie macchinazioni, come al solito, non funzionano un cazzo. Non demordo. Andiamo un'altra sera a caso, non c'è ancora. A fine serata, salgo in cattedra e chiedo ad un cameriere qualsiasi, Senti ma te hai presente Carlotta? Sai quando lavora? Ah sì Carlotta certo che la conosco, sì lavora qui ma non saprei dirti quando, lavora saltuariamente.

Saltuariamente. E io come diavolo faccio a trovarla? Mi affido al caso, come è ovvio, quindi in barba alle rimostranze degli amici decido che in ogni occasione possibile vado all'Unicafé per cercare di trovarla. E finalmente succede.

Solo che ovviamente a questo punto, bello galvanizzato dall'epifania del mio desideratum, mi ritrovo di fronte ad un problema ben più complesso: ma come si tacchina una cameriera che lavora?



Credo di aver fatto perdere le staffe ai miei amici in quell'occasione. 

Ragazzi, ora che faccio?

Perché in questi casi, si può dire solo "Bisogna essere stronzi".

La situazione dunque è evoluta nei seguenti termini: la squinzia in questione sembra che abbia mandato un segnale. Ammettendo che fosse tale, decido di seguirlo perché mi galvanizza. Non avendo nessun contatto della suddetta, decido dunque di tornare a babbo morto al pubbettino che così la ribecco e la tacchino. Torno al pab duemilaecredici volte e finalmente quando la becco non so che dirle, oltre al fatto che è anche estremamente complicato riuscire a parlarci perché danza sinuosa come uno squalo rachitico tra i tavoli a distribuire birre e flammkuchen agli avventori ma, quando passa dal nostro tavolo, oltre a riempirmi di Urtrunk è anche alla mano e sempre splendidamente sorridente. Quella situazione in cui non so minimamente che dire. E quando, come mi fu suggerito da una carissima amica, Il momento del pagamento è quell'unica finestra temporale che puoi usare. Lei starà un minuto in più per i soldi, lì si parla. Lì si attacca bottone. 
Grazie, il consiglio lo tengo buono per la prossima volta. Quant'è vero Nomineddio, quando c'è da pagare viene sempre un altro cameriere al nostro tavolo.

Teil 2.

La seconda sessione della Charlottèide in Friburgo dunque si risolve così, con mestizia e Urtrunk, per un totale di 4. 2x4. E poi tornammo là ancora, ed in un'altra occasione successe esattamente la stessa cosa di cui vi ho edotti: niente, o come direbbe una mia personale eroina contemporanea,


E siamo al 3x5. Al che, come al solito, gioco la carta della pazienza e della considerazione dei miei amici, chiedendo un po' a loro come mi sarei dovuto muovere. Successe dunque che una sera ci trovammo all'Unicafé in un nutrito gruppo misto italo-ungherese, gruppo sorto in virtù di quel processo moltiplicatore di conoscenze di cui vi ho già reso l'idea. Si ride e si scherza, e salta fuori il discorso.

Ragazzi, abbiate pazienza, già sono timido di mio, ma non ho proprio la più pallida idea di cosa dire o fare. Insomma lei si muove leggera come un gavettone d'idrogeno per il bar e di certo non ha tempo per stare qui a darmi corda. E quando si ha da pagare, si volatilizza in un secondo e arriva regolare un pupazzo qualsiasi che non si merita neanche le mance. Che mi dite, dunque? 

In quel frangente peraltro stavo parlando con una coppia di amici, C. e P., entrambi filosofi. E se anche ho pensato che forse più che di un filosofo io avrei bisogno di uno psicanalista, o meglio un esorcista, mi sembrava che in ogni caso mi avrebbero potuto dare una buona dritta. Ed in quel frangente, P. se ne esce con una frase così geniale e perfetta e ovvia e semplice che ce la ricordiamo tuttora come se fosse stato ieri. 

Eh, le ragazze bisogna invitarle.


Da quel momento, P. è diventato il nostro personale Padre Maronno, con le sue Grandi Verità. Al che, capita l'antifona, salgo in cattedra come si conviene, e tronfio delle Urtrunk assunte, mi riprometto di attaccare bottone, quella sera. Di inventarmi una fregnaccia e parlarle. Sì, sì, al grido di Avanti Savoia! avanzeremo fino alla Vittoria! Senza esitare! Sursum Corda!

La tipa non lavorava più da un quarto d'ora e se n'era andata. 4x5. Mestizia e miseria. E Urtrunk.

Passano i giorni. I miei compari, a ragione, si sono rotti le palle di andare sempre nello stesso posto. Andiamo da altre parti. Ogni tanto, di giorno o di sera, di passaggio ripasso davanti all'Unicafé. Io l'occhio lo butto sempre, sai che magari lavora. 

Ma con moderazione, non voglio essere preso per uno stalker.

Finché un giorno ci torniamo. Ancora col gruppo italo-ungherese. Si sente odore di Ordalia. Basta affrontarla con le palle. 

Hallo Leute! Wie viele Urtrunk?

La giovine sa cosa vogliamo. Ma non sa ancora cosa voglio io. Non tarderà a scoprirlo. 5x1. Ci serve però solo sporadicamente, dividendo la zona del locale con altre cameriere. Vabbé, tanto non è quello il momento clou. Devo solo avere un pizzico di culo. Solo un pochettino. Vieni e facci pagare, con calma, e io faccio la mia parte. Un pochino di culo. Te ne prego. 5x2. Quant'è vero Nomineddio, sparisce. P. ritorna a proclamare grandi verità, altri amici intrattengono la compagnia di astanti italo-magiari, io rimango assorto sui miei pensieri. Dicevo, basta miserie. Un pochino di culo. Solo un po', per gettare le condizioni, le basi, il contesto storico materiale, poi le scelte e le parole da dire le dico io, e se fallo pago, come ho sempre fatto e come continuerò sempre a fare. Lasciami le responsabilità delle scelte e delle parole, ma dammi la possibilità di agire. 5x3. Vado a fumare. Assorto. Mi dicono sempre che l'overthinking e quanto di peggio si possa fare specialmente se si tratta di tacchinare. Non me ne frega niente, io penso, progetto e agisco. Non ottengo niente? Pazienza, sono comunque migliore di decine di scimmie male ammaestrate che ballano Problem di Ariana Grande. I miei pochi risultati, a differenza dei vostri, non sono banali, non sono identici. Quello che ottengo io, ha una storia, sempre. E nel bene o nel male, le mie storie ve le racconto, perché spesso fanno ben ridere. Aspiro una presa di tabacco. Guardo dentro. Lavora dietro al bancone. 

Non ho più scuse.

Finisco la sigaretta, torno dentro. Paghiamo, ovviamente non a lei. Piani a ramengo? No, sono un po' titubante. Ci avviciniamo verso l'uscita. Siamo rimasti in tre. Sono dietro ai miei amici. Mi passa davanti il cameriere a cui chiesi se effettivamente Carlotta lavorasse lì e in quali giorni. 

Ma io ho chiesto ad un pupazzo tipo Rosso Malpelo se la tipa lavorava là e ora non ho le palle per andare là a chiederle un contatto?

Chi non è timido non capirà mai cos'è la timidezza

5x3. L'altro mio amico, R., mi fa Dai, vai. È rimasta con noi una ragazza ungherese, loro escono. Sono di fronte alla porta. Mi giro.

Persino girarsi può essere estremamente complicato, credetemi

Vado al bancone. Sta pulendo alcune suppellettili. Apro le fauci. 

Senti, posso, cioè, in inglese, che è meglio che in tedesco è troppo complicato?

L'espressione della giovine protagonista dopo il mio eloquio superiore.
Inizio a formulare la domanda in tedesco. Mi riallineo sull'inglese. 

Senti non è che un contatto forse voglio dire magari ci si vede oltre il pub dico eh se non ti indispone, invero.

Che suonava più o meno così


Dovevo essere un po' rigido, credo.

Mi guarda, mi sorride, e mi risponde, chiaro e tondo: So nice of you, but I have a boyfriend.


Explicit liber

La Charlottèide in Friburgo nacque, come scritto supra, in virtù di un post flame su Facebook. Lo ripropongo:



Dunque finalmente sono giunto ad una risposta alle domande che mi ponevo. Grosso modo è passata una mesata - giorno più giorno meno - passata a cercarla al pubbettino dove lavora. Il tempo effettivo è stato 5 sere, per un totale di 19 birre prese e pochissime parole scambiate visto che la giovine lavorava. Buon peso buona misura, considerando il costo unitario di una Urtrunk all'Unicafé inclusa mancia di 4€, il capitale allocato in questa operazione simile alle obbligazioni Parmalat è stato di 76€. Col sesso prêt-à-porter si possono ottenere alcune soddisfazioni interessanti, e con cotal budget presumibilmente anche di qualità, ma non sono aggiornato sui meccanismi di questo antico e mai demodé do ut des. La sensazione marginalmente consolatrice di tutta questa lunga storia, è che in fondo un po' mi dispiace: non che la ragazza fosse assurta al piedestallo dove si issa quella che riteniamo essere una sorta di Beatrice o Laura, ma la trovavo interessante. Ci avrei fatto qualche gag di passaggio. Ma appunto perché sono di passaggio qui a Friburgo, e presumibilmente ciò che per me conta sul serio non sta qua, in fondo la questione non mi ha scottato più di tanto. Pazienza, in fondo in quel post su Facebook c'era già scritta tutta la storia. Però non mi dite che me le chiamo eh.

Mi piace ricordare lo scampolo finale di quella scenetta surreale, in cui ho sentito un sacco pieno di monete da 1 centesimo di euro per un totale di 76€, quindi 7.600 coriandolini di amorevole nichel che mi cascava sulla testa, in una maniera dolce, come il sorriso suo quando mi disse I have a boyfriend. Oh, gut genug, che vuol dire good enough, ma gliel'ho detto in tedesco tanto ormai parlavo più lingue contemporaneamente di Bafometto, strinsi il pugno e glielo porsi come un Fist Bump. Lei, presumibilmente senza rendersi conto del gesto che le proponevo, posa la mano sul pugno e lo accarezza, per poi immediatamente rendersi conto di cosa volessi fare e restituire il saluto e il rispetto con una carezza di nocche su nocche. 

Qualche giorno fa, come raccontavo all'inizio del post, siamo tornati all'Unicafé. Ha sempre un sorriso splendido. Non ho contato le birre di quella sera. Tanto ormai non vale più il gioco. Però gliene ordinai una piccola e me la portò grossa. Gli altri miei amici avevano finito di bere, non volevo bloccarli al tavolo ancora a lungo, quindi le chiesi se me la portava piccola. Ah ok, scusami ancora, non c'è problema. Serve un altro tavolo e le dico, Senti Charlotte, non ti preoccupare, niente sbatte, lasciami pure il boccale, non c'è problema. Sei gentile, in ogni caso ti ho battuto la birra come piccola, quindi almeno ne paghi una piccola ma ti bevi il boccale normale. 

Wunderbar, che dalle mie parti fa rima con "sconticino"

Ci avevo visto giusto, invero. E per tornare un po' con i piedi per terra, cara giovine, bello il sorriso, bella la sinuosità delle forme e la gentilezza dei modi di fare, però penso che per quanto ti ricorderò, avrò un'idea chiara di questa storia mai decollata, ossia

MELONI, ORA E PER SEMPRE.


Edit.

Normalmente mi lamento che non attacco mai bottone e che non ho mai visto una tipa attaccare bottone con me. L'altro giorno ero in un bar al bancone e una, carina nonostante l'alcolemia abbastanza tonica, attacca a parlarmi intanto che aspetto di essere servito. Ci facciamo due risate, provo a tenere la conversazione (nonostante non mi fregasse niente di lei o di tenere la conversazione su banalità credo pensate solo per tacchinare) e funziona tutto. Poi arrivano i drink per me e i miei amici e, semplicemente, me ne vado. 

giovedì 13 novembre 2014

Die Pute, die Puten. Tacchini in salsa tedesca pt.3: tipi, tipi everywhere, aka La Bernoullèide.

Stamattina mi scrive un amico americano.

Hai presente la tipa portoghese di cui ti parlavo ieri? Ha il tipo. What a waste of energy.

Povera stellina. 

Succede che con la Charlottèide in corso d'opera e dopo essermi ripreso per bene dai drammi descritti due post fa, cerco di ampliare i fronti di attacco quantomeno per una ragione, ossia metti che va male da un lato, magari in un altro va meglio. In sostanza è ripartita la grande, eterna sfida tra l'uomo e la matematica: sfidiamo i grandi numeri. Perché dice che alla fine, se si sfida la sorte all'infinito, almeno una volta si dovrebbe vincere. Dice. 

Jakob Bernoulli, ideatore dei grandi numeri. Si noti lo sguardo molto tacchino.
Riprendendo quanto accennato nei post precedenti, i corsi di tedesco che sto frequentando sono dei piccoli nidi dorati di un importante numero di squinzie, di conseguenza ho deciso di assurgerli a campione di riferimento in cui inserire l'azione di Bernoulli. Sempre facendo una minima di selezione, ovverosia in ordine decrescente d'importanza: squinzie che piacciono in sé e per sé, ossia che sono toniche e piacciono sul serio al sottoscritto, squinzie che piacciono per sé e che eventualmente lanciano segnali di disponibilità, squinzie che piacciono per sé, ossia che aiutano a costruire un curriculum e possono essere soggetti di racconti da pub tra uomini, ed infine lo scavare il fondo del barile, che è sempre auspicabile evitare ma se si vuole tenere in considerazione Bernoulli allora bisogna comunque includere nell'eventualità di un esito positivo della funzione, altrimenti il campione non è adeguato e Bernoulli e le sue noie matematiche vanno a ramengo portandosi con sé risultati, energie e risorse allocate e pure li mortacci loro e di chi li ha creati.

Succede dunque che un giorno approdi felice e smagliante una nuova squinzia nel corso del martedì e giovedì. Come ben sapete, le prime lezioni dei corsi di lingua in realtà sono deputate alla comprensione del proprio livello e alla ricerca di una classe più adeguata al proprio livello di lingua, nel caso quelli in cui si è stati assegnati non sia di gradimento. Sta di fatto dunque che arriva questa giovine ragazza, si presenta, ride scherza ed è proprio smaliziata

Mai fidarsi delle smaliziate, nascondono qualcosa

ma insomma, prima lezione, sembra simpatica, scambiamo due parole e finisce che dopo lezione, durante il mio paglione consolatore sulle miserie della lingua tedesca, sale in cattedra la squinzia e me ne chiede uno. Va bene, non vedo perché no in fondo, e poi è sempre una maniera adeguata per attaccare bottone. Insomma, si chiacchiera un po', la ragazza è slovacca, poco più di un metro e sessanta di simpatia ed esplosività, mi stupisce perché in una landa triste e desolata come la Germania, in cui toccarsi è reato, questa invece ricerca il contatto, insomma, marca la sua presenza non solo con le parole

Mai fidarsi delle smaliziate

Brava, dico io, insomma, vediamo se si riesce a combinare qualcosa. Con calma e tanta onestà, ci saranno occasioni per poter quagliare un po'. Ah, giusto per informarvi, onestamente la tipa appartiene alla seconda categoria descritta sopra. E mi stavo quasi dimenticando di darvi un altro dettaglio abbastanza importante:

A grande richiesta, tornano i MELONI! Giubilate! Giubilate! Meloni come se non vi fosse un domani!
Passano i giorni, passano le lezioni, passano i paglioni gentilmente offerti alla squinzia - che però ha dimostrato di detenere anche quel minimo di buona volontà e onestà tale per cui un giorno mi ha gentilmente offerto un suo paglione, riconoscendo i beaux gestes del sottoscritto -, passano le chiacchiere dopo lezione, passano le gag e le controgag, i contatti cercati e trovati, insomma passa tutto tale che a questo punto scatta il domandone. Cosa fai questo fine settimana? C'è una festa allo StuSie, si pensava di andarci... Ah! Che bella idea! Però non lo so, il mio ragazzo BLA BLA BLA BLA BLA BLA BLA BLA BLA BLA BLA BLA BLA BLA BLA BLA BLA BLA BLA BLA 

Mai fidarsi

Perché tanto, poi, alla fine della fiera, quello che c'era dopo interessava zero. Facendo i conti con me stesso, ripensando ai disastri narrati due post fa, pensando se effettivamente questa tipa mi piacesse o meno, mi sono detto che va bene, è fuori dal gioco. Quindi non era necessario farsi paturnie, ma lasciar correre e chi si è visto si è visto. Che poi aldilà di tutto MELONI la tipa è simpatica, siamo in corso assieme quindi ci si ribecca e sai mai che MELONI magari conosce altre persone e quindi alimentare quel circolo virtuoso di MELONI conoscenze che alimentano altre conoscenze e magari poi salta fuori la squinzia MELONI giusta. MELONI. Una sera che siamo entrambi ubriachi le salto alla carotide. C'è poco da girarci attorno. E poi ho detto, ma che sarà mai, c'è una squinzia dell'altro corso che mi ha messo gli occhi addosso, insomma, è morto il Re, viva il Re! Però tra la Charlottèide in fase di stallo, i disastri troppe volte citati, questo Eh ma il mio ragazzo BLA BLA BLA BLA mi ha un po' stufato, devo ammettere che ho come avuto un momentino di sconforto, del genere

ma porca trojka, che cazzo di sfiga.

Che mi sembra più che legittimo, insomma. Ma tant'è, come dicevo c'è l'altra, vediamo cosa succede.

Perché vedete, in realtà conducevo queste due storie in parallelo, nel senso che stante una in un corso e l'altra nell'altro, avevo modo di barcamenarmi senza troppi guasti tra le due storie. Tanto ci sono i grandi numeri, pensavo, va male da un lato, proseguo dall'altro, TAAAC.

Sta di fatto che nell'altro corso ho avuto questa interessante impressione. In una delle prime lezioni mi seggo nel posto più vicino alla porta dell'aula - sono evidentemente troppo pigro per andare da un'altra parte - e pim pum pam un giorno una squinzia aggraziata si siede a fianco a me. Questa giovine desta il mio interesse perché, come accennato prima, di riffa o di raffa ogni volta che mi giravo per vederla scoprivo che mi stava già guardando. Siccome non dava né dà l'idea di una pazza furiosa, trovo questo fatto abbastanza interessante, se non addirittura divertente. Subito il mio pensiero è andato a tutte quelle ragazze, amiche o meno, che mi rammendavano "capiscili i segnali, sono importanti! capiscili, capilli, capiscìlli, sono fondamentali, stai attento!" ed ho pensato che visto che di solito io i segnali delle tipe li colgo con un ritardo di due, tre settimane, del genere una tipa mi lancia uno sguardo del genere Adesso scopiamo subito io rispondo con Posso offrirti un drinkino? e tre settimane dopo, normalmente sotto la doccia, o evacuando, o anche camminando spensierato per una strada, mi si accende una lampadina del genere Ma vuoi vedere che quella voleva una libbra di carne e io ho solo invece speso quella trentina di euro per foderarle il fegato a base di tequila sale e limone? Porca trojka che mentecatto scemo e pure pupazzo che sono, insomma, mi capitano sempre cose così, però stavolta sulla scorta dei cori angelici delle ragazze che conosco decido che il fatto che mi sentissi ricercato dal suo sguardo era non un segnale ma un segnalone e dovevo passare subito, ma cum grano salis, a riscuotere il mio desideratum.

La tipa in questione è americana, ha l'occhio vispo, un bel sorriso, purtroppo niente MELONI, ma insomma, delle oneste gambette, come la ragazza dell'altro corso onestamente sopra il metro e un citofono di simpatia, come ogni americana ha purtroppo un po' l'aria di cheerleader che in fondo sa che quello che conta al mondo è solo lei ma ormai mi ci sono abituato, e poi, parliamoci chiaro, se ti mette gli occhi addosso a meno che non sia un tombino in ferro battuto allora fa automaticamente curriculum. Ed in ogni caso appartiene anche lei alla categoria due delle quattro descritte supra. E poi il fascino di immaginare di mettere la bandierina in un altro continente e di cantare mentre si fuma un paglione Sweet Home Chicago mentre si sussurra teneramente nelle orecchie Guarda che pronunciare Illinois senza la s finale perché è francese è proprio da ricchioni, beh, tutto questo non ha prezzo. E allora Avanti Savoia.

Mai fidarsi

L'unico problema della suddetta è che purtroppo non fuma - brava - ma che appena la lezione finisce, semplicemente, si vaporizza, o meglio, sublima, termine che amo alla follia nonostante sia legato a pagine atroci della mia esistenza tacchinica. Quindi manca contatto, mancano chiacchiere, mancano facezie, manca l'occasione per approfondire ed invitare. Ma quand'anche fosse, finalmente il caso cinico e baro mi offre l'occasione che aspettavo. Alla festa di Allouin, quella porcheria che solamente gli anglosassoni possono trovare divertente, organizzata nell'immancabile StuSie Bar, vado sul presto con un paio di amiche giusto per far la fila, pagare l'ingresso, fare il timbrino con cui rientrare e tornare da altri amici a bere un sorso di vino prima di entrare alla festa. Orbene, mentre stiamo facendo la coda da bravi Cunctatores TAAAC ed ecco che la squinzia chicaghese appare in tutta la sua magnificenza.

Ehi, grande numero, anche te alla festa? Bella storia, a me non garba molto Allouin

Il solito falso come Zerba il Greco, Allouin mi fa cagare a spruzzi ma è già diventato "non garba molto". Falso più falso dei più falsi servi dei servi.
ma alla festa non si può mancare insomma, c'è mezza università e la previsione è che sia interessante in fondo, a te piace Allouin? Sei 'muricana, sicuramente sì vero? Ah che bello trovarti qui, che bella sorpresa, sì, Allouin mi piace però non mi metterei mai un vestito gruesome ma insomma, basta divertirsi! Però ho un problema ora, mi sono dimenticata la patente a casa, quindi la security tedesca non mi fa entrare.

Mai fidarsi delle smaliziate

Ma come? Ora, non è che non dimostri 18 anni, voglio dire, però in fondo li capisco, spesso in Germania gli scimmioni della sicurezza ragionano a linguaggio binario: hai il documento sì o no, se sì ed è valido entri, altrimenti fuori in qualsiasi altro caso. Eh hai ragione! Non c'è stato proprio modo di convincerli tant'è che ora aspetto un'amica - ah eccola! Lei è D.

Arriva qualcosa che non riesco a capire da quale pianeta provenga, meraviglie di Allouin

comunque io e D. ora andiamo a casa a prendere la patente così entro anche io, che poi, capisci, questa cosa dei documenti d'identità è veramente farlocca, ossia, li puoi falsificare come ti pare, pensa che il mio ragazzo BLA BLA BLA BLA BLA BLA BLA BLA BLA BLA BLA BLA BLA BLA BLA BLA BLA BLA BLA BLA BLA BLA BLA BLA BLA BLA BLA BLA BLA BLA

Adesso dico le bestemmie. E le dico forte, santi compresi, almeno mezzo calendario. 

Come sembra ovvio il mio cervello, il mio unico e fedele alleato, si è spento un'altra volta pro domo sua. Tanto ciò che mi ha detto dopo, nella stessa misura di quanto scritto supra, era assolutamente inutile e superfluo. Non valeva la pena stare ad ascoltare. Anche in questo caso, fine dei giochi. Al che non mi spiego bene perché avesse sempre gli occhi su di me, ma sicuramente ho capito una cosa.

Mai fidarsi delle smaliziate, nascondono qualcosa. E' il loro tipo.

Excipit.

Il lato tragicomico del racconto è che la sera stessa della festa di Allouin ho incrociato anche la prima smaliziella di questo racconto, col tipo. E per non farsi mancare niente, la settimana successiva ho ritrovato la 'muricana sempre allo StuSie... con il suo tipo. Che è francese. Che mi fa salire il nazismo. Che è pure simpatico. Affari loro. Per stare sereni, e cornuti e mazziati.
Ma aldilà di questo, succede che un giorno, dopo una bevuta con qualche amico, mi fermo a chiacchierare con una giovine nuova conoscenza del mio giro. La accompagno a prendere la bici prima di recuperare la mia e volgermi verso casa. In una Friburgo ormai dormiente, non le nascondo di quanto mi sia rotto l'anima di queste badilate di sfortuna. Attenzione, niente che sul serio mi abbattesse, voglio dire, né la slovacca né la 'muricana erano una sorta di sancta sanctorum come la mia adoratissima Charlotte, ma insomma, ogni tanto un po' di fiducia verso il mondo e le persone si ottiene ottenendo qualche piccolo rifocillatore risultato nelle relazioni interpersonali, come anche una succulenta libbra di carne. Però in quel frangente ero un po' abbacchiato.

Vedi cara, non te lo nascondo, anche se non ci conosciamo molto, ma sono un po' stanco. Voglio dire, io ci provo, sto facendo del mio meglio, ma ogni tanto ho come l'impressione di essere circondato da un alone di miserie

Stop. 

Feci a tempo a pronunciare la parola miserie, che un lampione, esattamente sopra la mia testa, si spegne. Le miserie esistono sul serio.

S., per favore, chiama subito Padre Amorth, qui siamo arrivati al livello esorcismo. La sfiga che si fa palpabile. Le luci che si spengono.

Simpatiche risate e siamo tornati verso casa.

Però cari lettori dello Xilotubero, non vi nascondo che per una sola frazione di secondo, una ridicola, lunghissima, frazione di secondo, ho pensato che la sfiga, in quella serata, sia stata l'unica ad aver esatto quello che cerco, con onestà e umiltà, da un po' di tempo ormai. Una succulenta libbra di carne. Almeno non è stata letterale, e si è limitata a qualche Watt di un lampione tedesco. Ad ogni modo, se qualcuno può contattare Amorth e il Vaticano, mi mandi un messaggino. Ma state sereni, perché grosse novità spassosissime arriveranno tosto nel prossimo episodio, intitolato

La Charlottèide in Friburgo: Season Finale!

domenica 2 novembre 2014

Die Pute, die Puten. Tacchini in salsa tedesca pt. 2: la Charlottèide in Friburgo (Teil 1.).

E fu sera e fu mattina. Assorbito il colpo dei disastri narrati nel post precedente, somatizzato l'amaro in bocca che necessariamente appare in certe delicati situazioni di cui, volenti o nolenti, ci troviamo protagonisti, la vita friburghese riprende allegra e tonica come sempre. Iniziano i corsi di tedesco - e sì, uso il plurale non a caso, visto che ho deciso di seguire due corsi serali di tedesco, quindi assommando un'attività di studio della lingua che va dal lunedì al giovedì, sempre, più il lavoro in archivio al mattino; in altri termini, se non imparo il tedesco questa volta, non lo imparerò veramente MAI più - ed iniziano ad emergere elementi d'interesse non secondario che si definiscono meglio col passare delle prime lezioni in cui, e chi ha dimestichezza con corsi di lingua intensivi o meno sa perfettamente, è normale un minimo di rotazione delle persone dovuta alla ricerca del livello di lingua più adeguato alle necessità ed ai desideri del singolo. 

Ovverosia, in altri termini, 

Fiori e cacciagione, Giuseppe Recco, seconda metà del XVII sec.
Perché vedete, cari amici, il passo è molto breve dal tacchino al fagiano. E se le possibilità, dato il principio moltiplicatore di cui accennavo nel post precedente, aumentano in misura geometrica come la popolazione nella teoria malthusiana, anche i DUEDIPICCHE™ aumentano proporzionalmente. E quant'è vero Iddio, sembra che stia sfiorando un filotto che mi permetterà di ottenere il favoloso

che significa semplicemente DUEDIPICCHE™ x5 in-a-row. Se riesco nell'obiettivo mi rivedrete tutti in Italia a San Tazza vestito come un altezzoso monarca prussiano che ha la sindrome d'accerchiamento di tipe fighe che gli continuano a dire "voglio rimanere tua AMICA".

Circa le squinzie che gradualmente appaiono nei corsi riferirò, dovute a repentine alterazioni delle condizioni desiderate, in un post a sé stante, perché ora è necessario iniziare con IL racconto. La madre di ogni incontro e disavventura. Lo in nuce dell'esistenza di questo blog. La sublimazione di cuore e ragione, del Cunctator e del tacchino barbarico infervorato, del volere e non potere, del dovere e del non essere sicuri di farcela. 

Benvenuti alla Charlottèide in Friburgo.

Si consideri che la squinzia in questione non è chiatta come quella nell'immagine soprastante.
Succede che una sera io ed il mio fido amico Cioppi andiamo pasciuti e contenti all'UC UniCafè, un posticino dove ero già stato qualche volta con un amico americano è che è molto interessante. Normalmente noi si va allo Schlappen, un altro posto ben tonico, ma progressivamente decidemmo di cambiare il posto e installarci più o meno in pianta stabile in questo UC per una ragione molto semplice: non le birre, che sono le stesse, non i prezzi, che sono gli stessi, ma mentre allo Schlappen trovi un po' di tutto, dal trentenne vispo con canizie al milfometro borgomastro fino alla squinzia implume corredata da famelici esseri umani di sesso maschile, all'UC ci sono

A buon intenditor, poche parole: MANZEEEEEE.
In quel posto un giorno sempre io e Cioppi individuammo il Tavolo della Vittoria, che non è la scrivania dove Armando Diaz scrisse il famoso Bollettino, ma è l'incrocio tra un tavolo qualunque e Parco della Vittoria, perché c'era un gruppo di cinque o sei MANZEEEEEEEEE di una qualità tale che non solo mi rubarono il cuore e un lembo d'anima, ma era anche il tavolo dove, se si riusciva a portare a casa il RISULTATO, si vinceva il gioco, un po' come quando compri il Parco della Vittoria a Monopoli. 

Peraltro, la tipa che mi rubò un lembo d'anima era una ragazza evidentemente freschissima, biondissima e germanissima, ma che oltretutto portava i capelli corti tali che lasciavano scoperto un collo armonico con l'essenza stessa del mondo. L'estasi mistica di quella visione trascendente il comune senso dell'estetica mi rilascia ancora adesso brividi di appagamento lungo la schiena. E la cosa divertente è che la ribeccai il giorno dopo, per puro caso, allo StuSie Bar, in una serata oscena che mi vide fuggire alticcio e un po' abbruttito molto presto. Per fortuna, la visione fugace di questa Musa post moderna mi ha dato, ed il suo ricordo mi dà a tutt'ora, ancora un po' di speranza, che la scintilla divina alberghi veramente in ogni uomo, e che domani in fondo possa essere un giorno migliore. Ah, ovviamente non c'ho attaccato bottone, giusto per tranquillizzarvi.

Insomma, squinzie per ogni occasione, birrini, posto tranquillo se non per la musica un po' alta, ma gradevole e tonico per passare una serata e fare quattro chiacchiere. 

Succede che dunque un giorno mi trovo lì appunto con il caro Cioppi, ci prendiamo i nostri birrini e conversiamo del più e del meno, o come si direbbe qui in Germania, di Dio e del Mondo. Il bar è mezzo vuoto e ci serve la Nostra protagonista. Vediamo un attimo meglio di chi stiamo parlando.

La nostra cameriera è poco meno di un metro e settanta di squinzieria portami via, ma dai toni un po' particolari. Non sembra minimamente la tedesca degli stereotipi, in quanto poco meno di un metro e settanta in primo luogo, capelli lunghi lisci castano chiaro se non addirittura biondo ben scuro, forse risultato di una tinta passata che ha ottenuto la sua libbra di carne nelle punte dei capelli, capelli poi legati alti con coda ben spiovente, la carnagione non è particolarmente chiara, direi che sta nell'idea di tono medio italiano del nord, occhi castani, un filino tracagnotta, diciamo, ma quel tracagnotto che rientra perfettamente nell'idea meglio la carne che l'osso, che personalmente trovo che sia sempre un'ottima idea, ma in ogni caso il corpo è molto armonico e proporzionato, se non per un dettaglio che, all'atto pratico, ha un valore particolarmente positivo:

A buon intenditor, poche parole: MELONI.
Ed infine, cari astanti, forse la cosa più importante di tutte. Un sorriso meraviglioso. Che trasmette felicità. Ganzo.

Se non che in realtà la ragazza non mi sarebbe rimasta in memoria in sé e per sé, voglio dire, carina, ma sarà la centomillesima cameriera bellina-attraente-tonica che ho visto in vita mia. Niente di nuovo sul fronte occidentale, direbbe qualcuno, se non che ad un certo punto, ordinando birre tipo a raffica, ed in virtù della conversazione in italiano tenuta col caro Cioppi, la tipa chiede di dove siamo. Siamo italiani cara, non lo riconosci lo stile? Ah bello italiani, ne ero sicura (?) perché praticamente ho una cugina che si è sposata un italiano e ora vive in Toscana, e suo marito assomiglia proprio a te, tant'è che pensavo che fossi lui! Stavo per chiederti se eri PINO...
Per un attimo mi sono sentito PINO. Il vero, unico PINO.


Dopo il simpatico racconto di Pino eccetera la conversazione con Cioppi si è rivoltata sull'hai capito la squinzia e sulle possibili ed auspicabili evoluzioni che la storia potesse avere. Ed è chiaro, non sono Pino, ma insomma la mia la direi ben volentieri con cotanta squinzieria. Tant'è che, giunti al momento di pagare, le chiedo il nome. Charlotte, piacere! Stefano, ed il piacere è tutto mio! Io sono Cioppi.

Una conversazione emozionante.

Non foss'altro che Cioppi, dopo che ho osato chiedere il nome della suddetta squinzia cameriera aveva in faccia un sorriso del genere Ahaha ti ho sgamato brutto fessacchiotto che fai il tacchinone con la cameriera eh, e io tra il serio ed il faceto lo invitavo a togliersi dalla faccia quel sorrisone da Joker che in fondo non c'era assolutamente niente da ridere ed anzi c'era da piangere perché già sapevo che sarei andato a impelagarmi, se non che mi ha fatto notare che se la rideva non solo lui ma anche due homini sapiens al tavolo a fianco al nostro e ho capito che mi ero più o meno calato in una situazione da terza media ma in fondo ammè che cazzo me ne fregammè (cit.), ormai mi sono imbarcato e quindi andiamo a giocare.

Anche perché in realtà la cosa non sarebbe presumibilmente neanche nata se non mi fossi come al solito overexposed su facebook in merito agli accadimenti di quella sera. Ecco il testo originale con alcuni dei commenti seguenti. Lodate il tenore della conversazione:


Il post brevemente è diventato un flame, con commenti a profusione e molti dei quali del tenore dei commenti riportati nel post. Perché io, da tacchinone implume, non so cavarmela di far mio e ho bisogno delle dritte di chi ne sa di più per poter capire come fare e come disfare, perché chi mi conosce sa perfettamente che la fase di tacchinaggio vera e propria è ciò che reputo come momentum horribile di un'intera esistenza. In ogni caso il discorso era molto molto semplice: ora ho un ponte con una squinzia che mi galvanizza e non poco. Fa la cameriera in un posto in cui mi piace andare, posso contare su qualche amico spalla che magari una mano me la dà (ma come è ovvio non incondizionatamente) però bisogna anche un po' capire che dove sto andando a impelagarmi è un po' ostico, quantomeno per ragioni tecniche. Non so attaccare bottone. Questa lavora e non ha tempo da perdere come me. Presumibilmente avrà il tipo da anni ma potremo comunque rimanere cari amici. Ma ormai ho deciso di giocare. E allora giochiamo. 

Brava Charlotte. Tu presto o tardi dovrai essere mia, questa è la mia promessa. E la manterrò, quant'è vero Iddio.

Ora, voi tutti ricordatevi di questa successione, perché è importante.

1x3.
2x4.
3x4.
4x5.

Ricordatevela e considerate cosa scrissi nel post su facebook. E immaginate che ho dovuto spiegare ad una tipa ungherese di come da un punto di vista strettamente economico il mercato più efficiente tra uomini e donne che vogliono conoscersi in senso biblico è il mercato della prostituzione. Ma per questo c'è tempo. Vi do appuntamento al prossimo post dello xilotubero, presumibilmente, come dicevo all'inizio, un post di chiarimenti su altre squinzie conosciute ed abbandonate alla velocità della luce, post che presumibilmente si chiamerà

Tipi, tipi everywhere. 

Vi dico solo che per amore che ho nei vostri confronti, NON vi auguro di trovare una Charlotte in vita vostra. A meno che non sia su Tinder.


lunedì 27 ottobre 2014

Die Pute, die Puten. Tacchini in salsa tedesca pt.1, ossia di disastri possibili e asfaltanti.

Einführung.

Parlavo recentemente con un amico dei bei tempi spensierati in cui ci si prodigava in eloquî densi e divertenti scritti nei blog che gestivamo. Ripensai nella stessa misura a quanto era geniale ed appropriata la scrittura dello xilotubero, un blog esperienziale attraverso il quale rendere edotti amici e conoscenti delle miserie che mi attanagliano senza pietà ogni qual volta provo ad approssimare un approccio con una ragazza, o come sono solito dire da tempi abbastanza recenti, una squinzia.

È passato ormai quasi un anno dall'ultimo post che scrissi sullo xilotubero, un post mesto invero, che involontariamente ebbe come obiettivo, o meglio acquisì, quello di mostrare la fallacia del nostro essere umani di fronte ad un dominio come quello dell'estetica e dei piaceri che a noi questa ingiunge; il caso ha voluto che quel post fosse quello conclusivo di una parte della mia esperienza tacchinica, e di certo fu una conclusione più che degna; devo ammettere tuttavia che delle recenti avventure hanno riportato in auge la necessità di riprendere la scrittura, e lo stesso caso ha voluto che, come la ragione fondativa dell'esistenza di questo blog, fosse un post su Facebook a farmi alzare l'ingegno e pensare che sì, è proprio il caso di riprendere in mano il blog. Ma prima di passare ai contenuti, è necessario spiegare per quali ragioni non ho scritto praticamente nulla per un anno.

Beh, banalmente non è successo niente.

D'altra parte il punto è il seguente: come molti di voi sanno, sto svolgendo una tesi comparativa in storia militare, cosa che mi obbliga - e con piacere - a lavorare in diversi archivi in Europa. Per questa ragione sono stato a Londra per due mesi, a Parigi per quattro mesi ed ora mi trovo a Friburgo in Brisgovia, in Germania. Altresì, come potete immaginare, il lavoro d'archivio non è un'attività che permette questi grandi incontri tacchinici, essendo essenzialmente un lavoro individuale e per giunta su documenti molto polverosi; inoltre, l'onerosità del luogo non permette l'approccio e la promiscuità tanto agognati, e poi parliamoci chiaramente: in un archivio di squinzie non se ne vedono se non così sporadicamente che è più probabile si veda un tacchino volare.

E per il resto, vi chiederete voi, a Londra e a Parigi e a Friburgo ci sarà stato del materiale (non d'archivio) adeguato su cui lavorare.

Manco per il caTzo. Così, giusto per dire.

D'altra parte vi immaginate me, tenero tacchinone implume, andare in un posto qualsiasi da solo e iniziare a conoscere gente o addirittura squinzie? Non è mai capitato, e lasciate che ve lo dica chiaramente: non è mai un buon giorno per iniziare. A Londra e Parigi mi trovavo con qualche amico che già conoscevo, si usciva sporadicamente, e non c'era grande spazio per tacchinaggi seriali.

Ma qua le cose a Friburgo sono molto diverse, credetemi. E per questa ragione eccoci di nuovo qui, a raccontare le epiche gesta di un povero di spirito, ma si sa che è dei poveri di spirito il Regno dei Cieli, che per quanto ci provi e faccia del suo meglio, alla fine sempre sfigarello™ rimane.



Di disastri non scontati e di conoscenze che si dissipano in una tacchinata.


Sono arrivato a Friburgo con tre intenti: imparare il tedesco, una volta per tutte; trovare documenti per la mia tesi e presumibilmente comprenderli; tacchinare come se non vi fosse un domani.


Per esaudire il primo e terzo obiettivo, decisi dunque di iscrivermi ad un corso intensivo di tedesco, ormai due mesi fa. Ed il primo giorno di lezione, prendendo contatto con la classe con cui avrei condiviso corso, avventure e bevute, risuonò in quel di Friburgo un fragoroso ed armonico Inno alla Gioia. Nella classe appaiono due squinzie di elevatissima qualità ed interesse, di cui vi propino una rapida descrizione:

H., inglese, 20 anni. Poco meno di un metro e settanta di squinzieria portami via, biondissima, occhi chiari, carnagione di luna, si presenta in classe il primo giorno - me lo ricordo come fosse ieri - con un top scuro che lascia scoperte le spalle, una delle cose che mi fanno invero impazzire. Pantaloni attillati, i seni se li è dimenticati in Inghilterra ma insomma non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca, unico difetto indossa le oscene e più volte infamate ciabattine demmerda™. Buon peso buona misura, per una volta si può avere del buon senso ed ignorare tanta mancanza di stile, peraltro compensata abbondantemente dalla classe con cui, vestendosi, riesce a mascherare i fianchi leggermente larghi e le gambotte, brava, e soprattutto bella, voto 8. E peraltro, sfodera un grosso asso: studia storia, e sì, continuo ad avere un debole per le bionde che studiano storia. Mi ricorda di qualcuna. Fa niente, meglio non ricordare.

J., 'muricana, 20 anni. Poco meno di un metro e settanta di squinzieria made in U.S.A. Sembra tonica e sorridente sempre, e soprattutto promana quelle good vibes sexy. Dice, non è che vince ad un concorso di bellezza, ma sai che, io un giretto ce lo farei ben volentieri. Autenticamente americana, tipo catalizzatrice indefessa delle attenzioni di qualsiasi cosa si muova entro l'ambito del suo Lebensraum, ma tesoro, sei squinzia e sexy, ma ricordati che siamo in Europa, e le cose non funzionano esattamente come negli States. Voto 7 e ½ d'Emblèe, ma spoilero subito: si venne a scoprire che la tipa aveva un tipo tedesco che peraltro non è durato neanche il mese di corso, dopo i primi giorni di gioia ha subito un'involuzione drastica sul piano morale, a metà mese praticamente aveva una faccia sempre come l'immagine che segue


finisce che si molla col tipo e decide che manda a ramengo il programma che l'ha portata in Europa - dove presumibilmente non ha ricevuto tutte le attenzioni che una star si merita (iron.) - e se ne torna contenta e pasciuta in Florida. Adieu mon amie, mi ricorderò le tue gambette. Per un par di mesi, forse. Poi basta.



Che poi come al solito la cosa divertente di questi consessi è che conosci una persona e presto o tardi ne conoscerai un'altra attraverso la prima, e così via: questo principio moltiplicatore permetterà al vostro beneamato di conoscere un parco squinzie di primissima categoria, ribattezzato quasi subito reparto freschezza, per una ragione molto importante e con conseguenze in realtà un pochino ostiche.



Cioè, queste tipe c'hanno vent'anni, non so se rendo l'idea. 



Parlando con un ragazzo spagnolo del mio corso, gli accennavo a quando andai in Sudafrica. Oh sei stato in Sudafrica davvero? Sì tutto vero. E quando? Era il Luglio del 1995. Ah, ahah! Io quell'anno sono nato! Ahaha!





Immaginatevi il tacchino alla procacciagione di squinzie freschissime. Con quella chioma leonina ormai stemperata dalla canizie, con quel carico esperienziale che forse spaventa più che galvanizzare, insomma, il gioco delle differenze tra generazioni esiste e seppur voglia e possa dimostrare di essere ed essere giovane, alla fine l'anagrafica vuole la sua libbra di carne. Una mia libbra di carne. Non divaghiamo, e andiamo al punto. 



Spoilerone: è in arrivo un clamoroso ed amorevole DUEDIPICCHE™!!!



Usciamo un pomeriggio io ed alcune amiche tra cui H.; andiamo felici e pasciuti in un bar in centro a Friburgo per mangiare un gelato e bere un caffé; confesso che la biondissima inglese mi galvanizza, e pure non poco: si parla, si ride, si scherza, credo che ci si intenda. Salgo in cattedra. Decido di andare subito all'Ordalia (spero venga apprezzata da tutti voi miei cari astanti la tonicità e la presa d'iniziativa): invitarla la domenica a prendere un caffè assieme. Recentemente, e parlando proprio agli amici qui a Friburgo, avevo modellizzato gli approccî tacchinici nei confronti di una squinzia in termini di "stake raising", ossia un processo di "alzare il tiro" partendo da un approccio praticamente gratuito che però permette di costruire un ponte con una persona: un caffè e quattro chiacchiere sono lo step base, lo stake infimo, ciò che permette di tastare il territorio, diciamo così.



Tacchino: Ehi H.! How're you? Are you doing something this afternoon? If you're free, may I invite you for a coffee/ice cream, a walk and a chat in the centre?  



H.: *frasi di circostanza* but sure is anyone else up for it?




Bene, la partita è finita ancor prima di iniziare. Al primo stake, bassissimo invero, il vostro affezionatissimo inciampa malamente, il messaggio passato dalla squinzissima bellissima è chiaro e palpabile, ossia "certo che si esce assieme ma solo in presenza di una buona mezza legione di altri amici e ridiamo e scherziamo come se non vi fosse un domani", i giochi sono finiti. Mestamente torno ai miei lidi e inizio quasi subito a pianificare il prossimo schema, a gettare la prossima rete, ad aprire la prossima ruota.



Ed arriviamo al primo disastro epocale. Perché mi sembra ovvio, se non combino disastri io, e chi lo fa altrimenti?



Succede che nel processo di moltiplicazione delle conoscenze attraverso altre conoscenze di cui si è accennato supra, finisco per conoscere una tipa australiana, C.. Ora, non è di una bellezza strepitosa, però detiene quel quid che magari fa attirare l'attenzione. Non sarò volgare in questa fattispecie e non riferirò degli elementi per cui la squinzia in questione può essere di elevato interesse, piuttosto ne racconterò una abbastanza divertente e singolare, ossia a questa ragazza cambia il colore degli occhi a seconda della luce esterna e delle condizioni del tempo; ma non che da scuri diventano leggermente meno scuri, del tipo che un giorno la trovo in giro e C., hai gli occhi gialli. Eh sì lo so, è la luce. Uao impressionante. Ora non immaginate gli occhi come di un giallo canarino totale, e soprattutto ricordate: la nostra non è ammalata.



Succede che una sera si esce col gruppo e si va un po' a destra e manca per Friburgo. Birrino qui, birrino lì, fino a quando non approdiamo in un posto chiamato Shooter Stars, e scatta il momento molesto a base di tequila, sale e limone.

A chi di dovere, sappi che è scattato anche il momento propostona: TEQUILA SUICIDE. È stata cassata dopo solo qualche tentennamento. E spoilerone: pensai che ci sarebbe stata un'altra occasione, e invece non ci sarà più. Volevo vedere squinzie vere a fare questa gag, respirare sale e conseguentemente avere un'epistassi di proporzioni Niagara, e invece zerella. Molto molto male.



Ad un certo punto salgo in cattedra e decido di offrire un round. Al completamento del rituale alcoolico, la tipa con gli occhi cangianti decide che sono un bravo ragazzo e mi ringrazia e mi sgancia un bacetto simpatico. Ora, non è che fosse salita in cattedra e tipo avesse deciso di cedermi la sua virtù in cambio di una tequila, che per carità, sarebbe come dire in cambio di due zucchine ed un peperone, e credo che nessuna dovrebbe cedere la sua virtù per due zucchine ed un peperone, ma pensai



a buon intenditor, poche parole



che è sempre un buon detto e un buon principio. Che decido di mettere in pratica, ma non on the spot. In fondo chi mi conosce sa che sono un Cunctator, quindi prendo il mio tempo ed aspetto una situazione più propizia, magari con altrettanti shots e simili. La situazione mi si presenta il giorno prima di ripartire per Milano per presenziare all'evento dell'anno, il matrimonio dei Peppi, per cui mi dissi Dai, facciamo qualcosa di semplice e non troppo stancante che domani si parte e vorrei essere tonico. 



Minispoilerone: ovviamente ho fatto le 4 del mattino e sul tragitto del ritorno a casa dal locale sono volato dalla bicicletta. Ad oggi che scrivo, il costato mi fa ancora male, un po' come al Cristo.

Si va dunque ad una serata che aveva il sapore dell'epocale in un posto chiamato StuSie Bar, un posto che sono sicuro tornerà di prepotenza e frequentemente in queste pagine durante la mia permanenza a Friburgo. Ammetto che ero tonicissimo e avevo proprio una scimmia mattissima di portare a casa il RISULTATO, cosa che mi ha indotto a ripensare al segnale sopradescritto visto che C. era presente e la tonicità collettiva era nell'aria. Si balla (sì avete capito, si balla, e ballo anche io. Incredibile), si ride si scherza, si filtra un po'. Ed ecco che arriva l'occasione agognata per poter mettere in pratica il mio tacchinico diabolico piano. Andiamo al bancone per farci uno shottino. Ma siccome il bancone è di sì e no quattro metri ed in questo StuSie Bar ci stanno centinaia di persone, evidentemente il tempo di attesa prima di ottenere il desideratum è ben lungo, e quale occasione migliore per approfittare del tempo morto per renderlo vivo vegeto e tonico? Sì, il problema è che il risultato finale è stato più o meno uno zombie, ma vediamo che è successo.



Si è in coda, si parla, la musica è alta e allora diventa necessario stare ben vicini per comprendersi, non foss'altro che la mia comprensione dell'inglese è buona ma non eccelsa e se la comunicazione è disturbata da elementi alieni allora devo attaccarmi alla persona in questione. 



E là, è troppo facile promanare un colpo di collo e andare ad impattare. 



NO!



E ma che cazzo, una risposta del genere la ricevetti già, ma checcazzo*.



Ora è il caso di approfondire un pochino meglio la situazione in cui mi trovavo e spiegare alcune scelte che avranno conseguenze sì pesanti. 


Chi mi conosce sa perfettamente quanto io sia un peone di bassissima caratura e prestanza. In altri termini, sa perfettamente che se una squinzia mi dice no, allora no means no, io chiudo baracca e burattini, tiro su armi e bagagli e tiro i remi in barca, all'insegna del Game Over. In questa situazione però ho deciso che le cose sarebbero andate diversamente. Per quale ragione? In primo luogo ero un filo alticcio e quindi la mia rigidità e rigorosità morale erano più malleabili e le avevo malleate per bene; mi ero imposto di tornare a Milano da vincitore, e volevo portare a casa il RISULTATO; i segnali descritti supra non mi davano l'idea di una partita già chiusa, ma insomma, mi spronavano a insistere; non mi fido delle ragazze; ed infine mi è quasi sempre successo che una tipa ad una mia avance non rispondesse positivamente, ma che il risultato positivo arrivasse dopo un minimo di insistenza, indi per cui ho deciso che per una volta - invero, la prima - in vita mia avrei calcato la mano. 

Al che mi sono trasformato nel famoso 71, ossia l'uomo di merda.

Sarà che nei contatti susseguitisi in mezzo alla coda per il bancone, la giovine non dava segni di disprezzare il mio approccio, nonostante il deciso no di cui sopra. Si parla ancora un pochettino, si avanza di trenta centimetri in direzione del bancone, promano un altro colpo di collo.

NO!

E stavolta la giovane mette il carico a coppe: Senti ho il ragazzo. 

Il 71 in me in quel frangente è stato rigoroso e categorico: Ste non ti fare infinocchiare ti ha raccontato una fregnaccia. Non mi fido delle tipe. Il mio già essere 71 ha raggiunto il livello over 9000 e sono diventato un biondissimo Super Sayan che quasi stavo passando da essere 71 a essere 72, che sarebbe la meraviglia, ma in questo caso una meraviglia marrone dura dura dura.

Tesoro, ma il tuo tipo è a 10.000 km da qui (tanto il suo tipo non esiste, ma stiamo al suo gioco)... insomma, pensa un po' a te stessa (che io penso a me)...

Ulteriore momento interlocutorio, altri 30 centimetri verso il bancone, continua la pantomima. Ed al terzo tentativo di approccio, ecco la sublimazione.


NO!


Senti entrambi staremo qui fino a febbraio e dobbiamo rimanere amici.  


Nonostante l'incipiente 71, ormai tutto era tornato alla normalità. No means no, e per giunta mi ero anche sbagliato: una volta che in vita mia voglio calcare la mano, non era il caso di farlo. Dico a C. che ok, va bene, ho capito l'antifona (I understood the antifony) e che non avrei calcato la mano oltre. Non mi ricordo neanche se a quel punto abbiamo bevuto il nostro shottino o lei se la sia squagliata, ma questo poco importa, dato che le conseguenze di questo approccio molesto conclusosi con una promessa di friendzone temporanea sarebbero arrivate solo dopo. Perché poi a mente fredda, quando ci si ricorda con nitidezza cosa è successo e i dettagli diventano schegge impazzite e molto acuminate, allora ecco che i disastri succedono. Ed io per non farmi mancare niente, sulla strada del ritorno volo pure dalla bicicletta e prima di prendere il treno l'indomani decido che forse è il caso di mandare un messaggio di scuse alla ragazza perché a me, in fondo, essere molesto non piace minimamente. Solo che, mezzo raffreddato ormai da settimane, in condizioni pietose per il ciclovolo, carico come un cammello per il viaggio e pure preoccupato per il ritardo del treno, mando un messaggio a stento comprensibile da un italiano e figuriamoci da un anglofono. Dalle nostre parti si dice che la pezza è peggiore del buco. Buongiorno mondo, sono proprio io.


Bisogna proprio essere stronzi.

Tornato a Friburgo dalla trasferta meneghina, mi sento con un amico americano che mi dice che la ragazza di cui sopra era alterata non poco con me. 

Shit shit shit lo stracazzo sapevo

e rispondendo ad una mia domanda aggiunge che sì, la storia è girata dentro il nostro gruppo di amici in comune e che presumibilmente sarebbe meglio se io uscissi un po' di scena e aspettassi che la situazione si ammorbidisse

Porca troja porca troika e straporchissima troia

perché oltre al fatto che stiamo parlando del core del mio gruppo di amici, c'era quantomeno un'altra squinzia interessante su cui avrei ben volentieri spostato le mie attenzioni a tempo debito. 

Inutile che vi stia a spiegare l'evoluzione di questa faccenda: quello che conta è che per tutta una serie di ragioni, ho deciso io di lasciare quel gruppo in quanto tale, ed in ogni caso intrattenermi, come invero è successo, solo con alcuni di loro in camera caritatis. Per concludere dunque, mi viene da pensare che io, essendo uscito dagli usi e costumi tacchinici per greed o forse per un amor proprio che per una volta era più tronfio del solito, mi sono ritrovato involontario protagonista dell'ideale dell'ostrica di verghiana memoria. Perché credetemi, tutto, incredibilmente e perfettamente torna. 

Sostiene il saggio autore: Allorquando uno di quei piccoli, o più debole, o più incauto, o più egoista degli altri, volle staccarsi dai suoi per vaghezza dell'ignoto, o per brama di meglio, o per curiosità di conoscere il mondo; il mondo, da pesce vorace com'è, se lo ingoiò, e i suoi più prossimi con lui. E sotto questo aspetto vedrete che il dramma non manca d'interesse. Per le ostriche l'argomento più interessante deve esser quello che tratta delle insidie del gambero, o del coltello del palombaro che le stacca dallo scoglio.

Ma niente è perduto. Sic transit gloria mundi, dicevano in passato. L'anticipazione che vi posso dare sul prossimo capitolo, è il titolo stesso: ci vediamo al prossimo episodio dello Xilotubero, l'episodio iniziale della 


Charlottiade in Friburgo


*Si veda la conclusione del seguente post.