Einführung.
Hallo! Wie geht's? Ja, bei mir geht's alles gut! Bringe ich dir nen Urtrunk?*
Ero qualche giorno fa con Cioppi, A. ed il ragazzo di quest'ultima in giro per Friburgo alla ricerca di un posto dove poterci prendere una birra e contarcela su che poi magari dopo si andava tutti pasciuti e paciarotti ad una festa organizzata dall'università presso la Mensa
sì lo so suona strano ma qui in Germania funziona così: di giorno ti servono pane e gazzella e la sera tolgono le gazzelle e mettono i fusti di birra e le bottiglie di Joster. Efficienza degli spazî, invero.
solo che a Friburgo, quando comincia l'inverno, un posto per sedersi non c'è: se il mercato offre diciamo 10.000 persone papabili clienti, tutti i pub hanno insieme 8.000 posti: così tutti i posti saranno pieni, efficienza produttiva sublimata e le altre 2.000 persone se la prendono nel didietro. E se non sei tedesco che mangi alle 18 al più tardi, allora torta di riso finita.
Dopo aver provato in un paio di posti, decidiamo di tentare all'Unicafé, dubitando radicalmente di qualsiasi risultato positivo - in passato ci provammo diverse volte e sempre picche - ma insomma, tanto che eravamo lì vediamo, magari i miracoli succedono. Entriamo nel locale. Pieno come un uovo. Chiediamo ad un cameriere
Ti ho già scorta
Giovani mi spiace ma è tutto pieno, però c'è un ricambio rapido, se volete aspettate cinque minuti e vediamo se si libera qualcosa
Giovani mi spiace ma è tutto pieno, però c'è un ricambio rapido, se volete aspettate cinque minuti e vediamo se si libera qualcosa
Non mi sono sbagliato, eh
Dopo qualche minuto decidiamo di ingannare il tempo ingannando i polmoni e fumarci una sigaretta sull'uscio del locale. Come al solito io, da bravo aerovora, finisco il sigaretto molto rapidamente ed intanto che volano le solite graziose amenità tra amici - soprattutto ONOMATOPEE SEMPRE - butto l'occhio nel locale. Sembra che ci sia un tavolo libero. Ragazzi vado a controllare mi fiondo dentro vado al tavolo non c'è nessuno mi siedo da solo chissenefrega il tavolo è mio. È nostro. Missione compiuta.
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| Messaggio di vittoria patrocinato dal Grand Old Party |
Hallo
Mi sa proprio che stasera avremo a che fare io e te.
*Ciao! Come va? Sì, io tutto bene! Ti porto una Urtrunk?
Teil 1.
Come presumibilmente vi ricorderete di quanto raccontatovi nel post La Charlottèide in Friburgo, decisi che questa giovane, carina veramente cameriera di un pubbettino friburghese sarebbe dovuta diventare mia. Ho deciso che mi piaceva. E l'avrei cercata. E avrei chiesto ai miei amici, e soprattutto alle mie amiche che hanno lavorato come cameriere in bar-pub-quant'altro come fare a tacchinare una tipa che, volenti o nolenti, non ha tempo da dedicare a te.
Ragazze che mi avete dato qualche dritta, vi sono onestamente riconoscente.
Vi ricordate nel primo post della Charlottèide in Friburgo, che vi invitavo a ricordarvi una successione? Ve la ripropongo:
1x3.
2x4.
3x4.
4x5.
2x4.
3x4.
4x5.
E ci metto il carico a coppe, aggiungendo un 5x3. Cosa significa questa successione? Presto detto. Nel flame su Facebook da cui è nata l'idea della Charlottèide in Friburgo sostenevo che avrei contato le birre prese nelle serate passate all'Unicafé durante il tacchinaggio, così poi da fare una mano di conti e vedere se effettivamente il principio di inefficienza nel mercato dell'amore potesse avere un fondamento scientifico, ossia pagare pagare e continuare a pagare, tanto per le squinzie si è come Pantalone, per poi non ottenere alcunché e pensare che magari se avessi investito quei soldi in sesso prêt-à-porter si sarebbe comunque ottenuto un risultato e quindi ciò avrebbe dato comunque una maggiore efficienza nell'allocazione di risorse.
L.M., Germano Maifreda sarebbe orgoglioso di noi.
Quindi la sera della conoscenza, detta anche la Pino's night, se ne sono andate 3 birre. 1x3. E poi seguono le altre sere, di cui presto vi darò notizia.
Ma tornando a cannone sul discorso tacchinaggio, il punto è che dalla serata in cui mi raccontò di Pino e della cugina sposata con lui, in realtà le occasioni in cui mi sono ribeccato con il mio desideratum sono state quantomeno sporadiche. Preso dall'ansia da prestazione e con la scimmia mattissima di ritrovarmi il prima possibile con lei, sono tornato diverse volte coi miei compari a questo Unicafé. Ma ovviamente le mie miserie erano destinate a lievitare come un panettone. Andiamo là una volta e la tipa non c'è.
Ok è un venerdì, quindi magari il venerdì non lavora che è il suo giorno libero e la prossima volta vengo di giovedì. Le mie macchinazioni funzionano sempre.
Passano i giorni, andiamo un giovedì. I miei amici iniziano a dare segni di cedimento, e ci mancherebbe altro. Non hanno torto. Andiamo continuamente lì. Scorre la birra, scorrono le ore. Non c'è ancora. Le mie macchinazioni, come al solito, non funzionano un cazzo. Non demordo. Andiamo un'altra sera a caso, non c'è ancora. A fine serata, salgo in cattedra e chiedo ad un cameriere qualsiasi, Senti ma te hai presente Carlotta? Sai quando lavora? Ah sì Carlotta certo che la conosco, sì lavora qui ma non saprei dirti quando, lavora saltuariamente.
Saltuariamente. E io come diavolo faccio a trovarla? Mi affido al caso, come è ovvio, quindi in barba alle rimostranze degli amici decido che in ogni occasione possibile vado all'Unicafé per cercare di trovarla. E finalmente succede.
Solo che ovviamente a questo punto, bello galvanizzato dall'epifania del mio desideratum, mi ritrovo di fronte ad un problema ben più complesso: ma come si tacchina una cameriera che lavora?
Credo di aver fatto perdere le staffe ai miei amici in quell'occasione.
Ragazzi, ora che faccio?
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| Perché in questi casi, si può dire solo "Bisogna essere stronzi". |
La situazione dunque è evoluta nei seguenti termini: la squinzia in questione sembra che abbia mandato un segnale. Ammettendo che fosse tale, decido di seguirlo perché mi galvanizza. Non avendo nessun contatto della suddetta, decido dunque di tornare a babbo morto al pubbettino che così la ribecco e la tacchino. Torno al pab duemilaecredici volte e finalmente quando la becco non so che dirle, oltre al fatto che è anche estremamente complicato riuscire a parlarci perché danza sinuosa come uno squalo rachitico tra i tavoli a distribuire birre e flammkuchen agli avventori ma, quando passa dal nostro tavolo, oltre a riempirmi di Urtrunk è anche alla mano e sempre splendidamente sorridente. Quella situazione in cui non so minimamente che dire. E quando, come mi fu suggerito da una carissima amica, Il momento del pagamento è quell'unica finestra temporale che puoi usare. Lei starà un minuto in più per i soldi, lì si parla. Lì si attacca bottone.
Grazie, il consiglio lo tengo buono per la prossima volta. Quant'è vero Nomineddio, quando c'è da pagare viene sempre un altro cameriere al nostro tavolo.
Teil 2.
La seconda sessione della Charlottèide in Friburgo dunque si risolve così, con mestizia e Urtrunk, per un totale di 4. 2x4. E poi tornammo là ancora, ed in un'altra occasione successe esattamente la stessa cosa di cui vi ho edotti: niente, o come direbbe una mia personale eroina contemporanea,
E siamo al 3x5. Al che, come al solito, gioco la carta della pazienza e della considerazione dei miei amici, chiedendo un po' a loro come mi sarei dovuto muovere. Successe dunque che una sera ci trovammo all'Unicafé in un nutrito gruppo misto italo-ungherese, gruppo sorto in virtù di quel processo moltiplicatore di conoscenze di cui vi ho già reso l'idea. Si ride e si scherza, e salta fuori il discorso.
Ragazzi, abbiate pazienza, già sono timido di mio, ma non ho proprio la più pallida idea di cosa dire o fare. Insomma lei si muove leggera come un gavettone d'idrogeno per il bar e di certo non ha tempo per stare qui a darmi corda. E quando si ha da pagare, si volatilizza in un secondo e arriva regolare un pupazzo qualsiasi che non si merita neanche le mance. Che mi dite, dunque?
In quel frangente peraltro stavo parlando con una coppia di amici, C. e P., entrambi filosofi. E se anche ho pensato che forse più che di un filosofo io avrei bisogno di uno psicanalista, o meglio un esorcista, mi sembrava che in ogni caso mi avrebbero potuto dare una buona dritta. Ed in quel frangente, P. se ne esce con una frase così geniale e perfetta e ovvia e semplice che ce la ricordiamo tuttora come se fosse stato ieri.
Eh, le ragazze bisogna invitarle.
Da quel momento, P. è diventato il nostro personale Padre Maronno, con le sue Grandi Verità. Al che, capita l'antifona, salgo in cattedra come si conviene, e tronfio delle Urtrunk assunte, mi riprometto di attaccare bottone, quella sera. Di inventarmi una fregnaccia e parlarle. Sì, sì, al grido di Avanti Savoia! avanzeremo fino alla Vittoria! Senza esitare! Sursum Corda!
La tipa non lavorava più da un quarto d'ora e se n'era andata. 4x5. Mestizia e miseria. E Urtrunk.
Passano i giorni. I miei compari, a ragione, si sono rotti le palle di andare sempre nello stesso posto. Andiamo da altre parti. Ogni tanto, di giorno o di sera, di passaggio ripasso davanti all'Unicafé. Io l'occhio lo butto sempre, sai che magari lavora.
Ma con moderazione, non voglio essere preso per uno stalker.
Finché un giorno ci torniamo. Ancora col gruppo italo-ungherese. Si sente odore di Ordalia. Basta affrontarla con le palle.
Hallo Leute! Wie viele Urtrunk?
La giovine sa cosa vogliamo. Ma non sa ancora cosa voglio io. Non tarderà a scoprirlo. 5x1. Ci serve però solo sporadicamente, dividendo la zona del locale con altre cameriere. Vabbé, tanto non è quello il momento clou. Devo solo avere un pizzico di culo. Solo un pochettino. Vieni e facci pagare, con calma, e io faccio la mia parte. Un pochino di culo. Te ne prego. 5x2. Quant'è vero Nomineddio, sparisce. P. ritorna a proclamare grandi verità, altri amici intrattengono la compagnia di astanti italo-magiari, io rimango assorto sui miei pensieri. Dicevo, basta miserie. Un pochino di culo. Solo un po', per gettare le condizioni, le basi, il contesto storico materiale, poi le scelte e le parole da dire le dico io, e se fallo pago, come ho sempre fatto e come continuerò sempre a fare. Lasciami le responsabilità delle scelte e delle parole, ma dammi la possibilità di agire. 5x3. Vado a fumare. Assorto. Mi dicono sempre che l'overthinking e quanto di peggio si possa fare specialmente se si tratta di tacchinare. Non me ne frega niente, io penso, progetto e agisco. Non ottengo niente? Pazienza, sono comunque migliore di decine di scimmie male ammaestrate che ballano Problem di Ariana Grande. I miei pochi risultati, a differenza dei vostri, non sono banali, non sono identici. Quello che ottengo io, ha una storia, sempre. E nel bene o nel male, le mie storie ve le racconto, perché spesso fanno ben ridere. Aspiro una presa di tabacco. Guardo dentro. Lavora dietro al bancone.
Non ho più scuse.
Finisco la sigaretta, torno dentro. Paghiamo, ovviamente non a lei. Piani a ramengo? No, sono un po' titubante. Ci avviciniamo verso l'uscita. Siamo rimasti in tre. Sono dietro ai miei amici. Mi passa davanti il cameriere a cui chiesi se effettivamente Carlotta lavorasse lì e in quali giorni.
Ma io ho chiesto ad un pupazzo tipo Rosso Malpelo se la tipa lavorava là e ora non ho le palle per andare là a chiederle un contatto?
Chi non è timido non capirà mai cos'è la timidezza
5x3. L'altro mio amico, R., mi fa Dai, vai. È rimasta con noi una ragazza ungherese, loro escono. Sono di fronte alla porta. Mi giro.
Persino girarsi può essere estremamente complicato, credetemi
Vado al bancone. Sta pulendo alcune suppellettili. Apro le fauci.
Senti, posso, cioè, in inglese, che è meglio che in tedesco è troppo complicato?
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| L'espressione della giovine protagonista dopo il mio eloquio superiore. |
Inizio a formulare la domanda in tedesco. Mi riallineo sull'inglese.
Senti non è che un contatto forse voglio dire magari ci si vede oltre il pub dico eh se non ti indispone, invero.
Che suonava più o meno così
Dovevo essere un po' rigido, credo.
Mi guarda, mi sorride, e mi risponde, chiaro e tondo: So nice of you, but I have a boyfriend.
Explicit liber
La Charlottèide in Friburgo nacque, come scritto supra, in virtù di un post flame su Facebook. Lo ripropongo:
Dunque finalmente sono giunto ad una risposta alle domande che mi ponevo. Grosso modo è passata una mesata - giorno più giorno meno - passata a cercarla al pubbettino dove lavora. Il tempo effettivo è stato 5 sere, per un totale di 19 birre prese e pochissime parole scambiate visto che la giovine lavorava. Buon peso buona misura, considerando il costo unitario di una Urtrunk all'Unicafé inclusa mancia di 4€, il capitale allocato in questa operazione simile alle obbligazioni Parmalat è stato di 76€. Col sesso prêt-à-porter si possono ottenere alcune soddisfazioni interessanti, e con cotal budget presumibilmente anche di qualità, ma non sono aggiornato sui meccanismi di questo antico e mai demodé do ut des. La sensazione marginalmente consolatrice di tutta questa lunga storia, è che in fondo un po' mi dispiace: non che la ragazza fosse assurta al piedestallo dove si issa quella che riteniamo essere una sorta di Beatrice o Laura, ma la trovavo interessante. Ci avrei fatto qualche gag di passaggio. Ma appunto perché sono di passaggio qui a Friburgo, e presumibilmente ciò che per me conta sul serio non sta qua, in fondo la questione non mi ha scottato più di tanto. Pazienza, in fondo in quel post su Facebook c'era già scritta tutta la storia. Però non mi dite che me le chiamo eh.
Mi piace ricordare lo scampolo finale di quella scenetta surreale, in cui ho sentito un sacco pieno di monete da 1 centesimo di euro per un totale di 76€, quindi 7.600 coriandolini di amorevole nichel che mi cascava sulla testa, in una maniera dolce, come il sorriso suo quando mi disse I have a boyfriend. Oh, gut genug, che vuol dire good enough, ma gliel'ho detto in tedesco tanto ormai parlavo più lingue contemporaneamente di Bafometto, strinsi il pugno e glielo porsi come un Fist Bump. Lei, presumibilmente senza rendersi conto del gesto che le proponevo, posa la mano sul pugno e lo accarezza, per poi immediatamente rendersi conto di cosa volessi fare e restituire il saluto e il rispetto con una carezza di nocche su nocche.
Qualche giorno fa, come raccontavo all'inizio del post, siamo tornati all'Unicafé. Ha sempre un sorriso splendido. Non ho contato le birre di quella sera. Tanto ormai non vale più il gioco. Però gliene ordinai una piccola e me la portò grossa. Gli altri miei amici avevano finito di bere, non volevo bloccarli al tavolo ancora a lungo, quindi le chiesi se me la portava piccola. Ah ok, scusami ancora, non c'è problema. Serve un altro tavolo e le dico, Senti Charlotte, non ti preoccupare, niente sbatte, lasciami pure il boccale, non c'è problema. Sei gentile, in ogni caso ti ho battuto la birra come piccola, quindi almeno ne paghi una piccola ma ti bevi il boccale normale.
Wunderbar, che dalle mie parti fa rima con "sconticino"
Ci avevo visto giusto, invero. E per tornare un po' con i piedi per terra, cara giovine, bello il sorriso, bella la sinuosità delle forme e la gentilezza dei modi di fare, però penso che per quanto ti ricorderò, avrò un'idea chiara di questa storia mai decollata, ossia
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| MELONI, ORA E PER SEMPRE. |
Edit.
Normalmente mi lamento che non attacco mai bottone e che non ho mai visto una tipa attaccare bottone con me. L'altro giorno ero in un bar al bancone e una, carina nonostante l'alcolemia abbastanza tonica, attacca a parlarmi intanto che aspetto di essere servito. Ci facciamo due risate, provo a tenere la conversazione (nonostante non mi fregasse niente di lei o di tenere la conversazione su banalità credo pensate solo per tacchinare) e funziona tutto. Poi arrivano i drink per me e i miei amici e, semplicemente, me ne vado.



















