martedì 25 dicembre 2012

Tanti auguri di buon Natale e felice anno nuovo!

Cari amici e lettori, con questo post speciale vi auguro un fantastico Natale ed un felice anno nuovo pieno di nuove avventure e successi amorosi. E questo vale chiaramente anche per me, ma solo a partire dal 3 gennaio, prima me ne vado a Berlino per Capodanno con un po' di amici e l'obiettivo principale sarà BERE, BERE E ANCORA BERE. E se arriva una tipa che fa la sgargiante, le dirò:

Entschuldigung, aber ich trinke, ich bin nicht interessiert an dich, ich bin hier nur zu trinken.
Ist das komisch? Neh, es ist saugeil, ich trinke, du tanzt mit dem ersten Affen du kannst treffen, und ich singe:

Jawohl, jawohl, jawohl, wir trinken Alkohol!
Wir schleppen keine Frauen ab, wir trinken Alkohol!

Cari amici, vi rinnovo i miei migliori auguri di ottime feste, e arrivederci a gennaio!

E festeggiate coi simboli del blog... tacchino con patate. Fa bene ed è provocante!

domenica 23 dicembre 2012

Ist es Vorbei? Pt. 2.

Siamo rimasti al giorno del tandem, 12 dicembre. Giorno importante, finalmente rivedo la mia meraviglia germanofona, la gran copia di dolcezza che traspira da ogni poro che neanche il Nivea ascellare fa di meglio, quello sguardo così fofo che anche il Cornetto "Cuore di Panna" mi ha telefonato per confermare la mia visione delle cose, quei piccoli dettagli che piegherebbero anche il corazón più duro, e io, come sono sicuro tutti voi avete già capito, non sono l'uomo col corazón più duro del mondo, quindi buon pro mi faccia.

In realtà, riassumendo il post precedente, questa lezione di tandem aveva un sapore molto simile al Götterdämmerung, ma chiaramente io non lo sapevo ancora ed oltretutto, essendo intimamente zerbino, mi dirigevo verso l'università tronfio e paciarotto come nei giorni migliori convinto di poter, con articolati artifizi e tattiche tacchine formato Sturm und Drang, ottenere il premio più ambito, ricercato et desiderato: un'emozione vera.

Chiaramente, io che sono un signore, mi organizzo decentemente per questo tandem: sarebbe stato solo in tedesco, quindi non dovevo preparare alcuna lezione in pornoghese. Sarebbe stato anche molto breve, visto che il mio tesourinho aveva a disposizione solo un'ora, dalle 17 alle 18. Ma data l'occasione, bisogna sfruttarla al 100%, mica stare a ciancicare. Allora dopo la lezione di tedesco al mattino, perdo un po' di tempo, mangio, volo a casa e mi preparo a puntino. Perché sono un signore e non mi presento vestito con quattro cenci e la barba di Carlo Marx. Quindi, il pomeriggio apre le danze con la zerbinata atomica #3: radersi la barba di fino, fare una doccia, imbellettarsi come si confà visto che l'occhio vuole la sua parte, gellettino per rendere più gradevoli - e per uno strano gioco di luci anche più scuri - i capelli, dopobarba usato come dopobarba e profumo, insomma, ero una meraviglia, tipo l'uomo che non deve chiedere mai.
Ho persino una foto mia in quel frangente, che non esito a condividere con tutti voi:

Si noti il dentino ben lavato ed i capelli ingellati.
 Ovviamente il troppo storpia e chiaramente riesco ad arrivare in leggero ritardo, ma con un sorriso così tonico che nessuna avrebbe potuto resistere al mio charme. Lei, splendida come un raggio di luce nel piattume dell'autunno portoghese, mi accoglie con simpatia e modo, oltre al più canonico bacino all'altezza dell'orecchio giusto per evitare di scadere in malintesi, che non si sa mai. Prendiamo posto in biblioteca per cominciare la lezione. Ma prima di cominciare, le dico:

"Cara Sarah, prima di cominciare volevo porti una domanda molto importante che ha a che fare con la cultura tedesca, e chi se non te mi può cavare d'impaccio".

Sguardo sbigottito, probabilmente la formulazione della domanda in tedesco doveva essere così abominevole che devo aver detto "My dear Sarah: I have not been entirely truthful with you. I did ga-googity that girl. I ga-shmoygadeed her ga-flavity with my googis, and I am sorry."

Al che, dopo aver acceso il computer, comincia la gag più bella del mondo, perché le dico:

"Carissima, la domanda è semplice: Warum?" e subito dopo parte questo video:


Beh, il trash di una musichina di questo tipo, che in italiano suona più o meno "Tutto ha una fine, solo il wurstel ne ha due" non poteva non arrivare come un macigno in testa alla povera ragazza, che cogliendo il senso della battuta si apre in un sorriso così bello che il mondo si è fermato un secondo. Ed anche il video di cui sopra sembrava un po' meno ridicolo e un po' più divertente.

Dopodiché inizia sul serio la Götterdämmerung.

Atto primo: Sarah, tesoro, mi piacerebbe correggere la lettera di motivazioni che ho scritto per la candidatura alla borsa della DAAD, che ne dici? Ah, ma perché, l'hai già scritta? Eh sì, la dovevo scrivere, te lo avevo detto non ricordi? Oddio no, me ne sono dimenticata! Beh ma ora possiamo vederla un attimo,così poi quando la consegnare almeno è corretta... tesoro, l'ho consegnata il 7, quasi una settimana fa (mi stai forse perculando cara amica?). Oh, scusa! Ma potevi mandarmela via mail, così la correggevo... (grazie mille, ho avuto la conferma, mi stai perculando alla grandissima, oppure non sai leggere visto che ti ho mandato due messaggi per questa ragione...)

Atto due: la correzione della lettera mi ha svuotato l'anima per la disperazione. Ho scritto - e ribadiamolo, consegnato - una roba che mi dovrebbe, a mio modesto avviso, proibire l'ingresso in Germania per almeno 25 anni. Come se non avessi mai scritto in tedesco in vita mia. Ho scritto, giusto per dirne una, che volevo sfruttare (con connotazione sessuale o schiavistica) l'ampio patrimonio bibliografico tedesco. Tipo farmi le pippe e usare manoscritti settecenteschi per pulire il tutto. All'inizio gli errori erano divertenti, simpatici, sapete, "ah ho sbagliato qui eheh che errore stupido vabbè fa niente", ma quando poi le frasi dovevano essere riscritte per intero, un po' la sentivo. Alla fine praticamente la lettera era da riscrivere, il commento laconico di Sarah, ormai non so quanto veridico o situazionista, fu che "in fondo i contenuti erano ottimi". Sentii in quella occasione odore di rinnovata perculatio.

Atto tre e zerbinata atomica finale: finita l'ora di tandem monodirezionale, ci avviamo verso l'uscita. Mi dice qualcosa in tedesco ma francamente ero demoralizzato e non le stavo dietro e francamente non ne avevo neanche molta voglia ti prendi troppo sul serio quando le dico che il lunedì seguente avremmo fatto, col corso di tedesco, una festicciola a base di Glühwein und Spekulatius, e che io li avrei preparati. Le chiesi se aveva voglia di fare un salto, sarebbe stato simpatico e non sarebbe stato un problema, in realtà non so neanche con quale obiettivo glielo chiesi ma fa niente, ma in fondo quello che conta è che mi ha detto chiaramente no un'altra volta, ok tutto sotto controllo, mi sarei stupito di una risposta diversa ti prendi troppo sul serio ma tant'è, le dico che avrei preparato questi biscottini e che ne avrei tenuto qualcuno da parte per lei, se li voleva, ah sì certo grazie che gentile che sei, poi li provo! Beh dai, spero tu sia di parola ti prendi troppo sul serio ciao, è sempre un piacere stare con te.
Sabato e domenica mi dedico alla preparazione dei biscotti. Devo ammettere, buoni, burrosissimi, dolcissimi,  insomma, biscotti stile tedesco. I miei coinquilini apprezzano, io sono soddisfatto, e chiaramente mi imbarco in cose più grandi di me decidendo di comporre dei biscotti con le lettere iniziali dei nomi di ciascuno. Oltre alle loro iniziali, ne metto una in più, una S, che chiaramente è la lettera più complicata da scrivere, ma che era il senso del gioco di sottilezza con la mia amica tedesca. Biscotti per tutti, e che siano anche per lei ti prendi troppo sul serio, zerbinata atomica #4 e zerbinata maxuma finalis: prendere i biscotti migliori di quelli preparati sabato e domenica, metterli in un tupperware e aggiungere la S biscottata, un cuoricione biscottato e una stellina per raffreddare la carica melensa del tutto. Pronta consegna. Combiniamo a questo punto la gag con la squinzia.

Messaggio: cara Sarah, che ne diresti di un tandem finale prima di partire te per la Germania e io per l'Italia? Sarebbe simpatico per farsi gli auguri prima di partire.

Nessuna risposta.


Epilogo e moviolone: personalmente penso che Sarah abbia capito quali fossero le mie intenzioni. Credo che per questa ragione abbia fatto la cosa più semplice e pratica per risolvere l'annoso problema, ossia fuggire. Io sono rimasto con un pugno di mosche ed un tupperware di biscotti che sono volati con me in Italia. Francamente non sono sicuro di aver voglia di stare a cercarla di nuovo. Probabilmente si farà viva lei a gennaio, ma dubito; oltretutto ha detto che rimane in Portogallo solo fino a marzo, poi se ne torna felice e pasciuta a Freiburg in Breisgau, wo die Sonne immer scheint. Quando torno in Portogallo mi attrezzerò per trovare un altro tandemista, chissà, magari ci sarà qualcuno divertente. Ora che ci penso, non ho fatto neanche una foto con lei, da farvi vedere a voi; ho sempre pensato che sarebbe stato pressante chiedere una foto e mettere pressione non è bello, ma anche peggio è sentirla su di sé la pressione. In conclusione, che dire, Marie ai tempi mi aveva fatto impazzire per un mese e mezzo di tacchinaggio, forse uno dei mesi e mezzo peggiori della mia vita; almeno erano seguiti tre anni, tra alti e bassi, di storia bella; stavolta, dopo un mese di cordialità, morigeratezza, interesse ma non troppo palesato, beaux gestes - che sono importanti, sempre, perché fanno uscire di scena sempre a testa alta -, e perché no, soldi e tanto tempo investiti, insomma dopo tutto questo è venuto fuori proprio nulla. Non è un vero DUEDIPICCHE™, visto che comunque un due di picche vero implica un no vero, ma la sensazione grosso modo è la stessa.
Pazienza, rassegnamoci al vae victis! e aspettiamo ancora di vedere un sorriso raggiante di nuovo.







mercoledì 12 dicembre 2012

Ist es vorbei? Pt. 1.

Non avere frotte di amici - e io ne ho, solo che mi sono dislocato altrimenti - implica molte cose: avere delle giornate un po' più vuote, avere meno spalle a cui appoggiarsi nei momenti bassi - ma anche in quelli alti, se questi momenti implicano sbronze di qualità superiore - e meno dritte e soggetti a cui rompere i coglioni quando si è cronicamente incapaci di tacchinare una ragazza. Ed effettivamente le condizioni in cui verso ora avrebbero bisogno di una spalla fidata, del maestro degna spalla, la vita è una lotta spalla a spalla.
I progressi in merito alla mia opera di tacchineria infocata, ragione per cui questo spazio web esiste, sono praticamente fermi da mo', ed anzi, ultimamente hanno subito una parabola involutiva. In altri termini, sta andando un po' tutto a ramengo. Ma manteniamo la calma e vediamo cosa può succedere, e vediamo di ricapitolare un po'.

Olena, carissima e simpaticissima amica: continuiamo a vederci alle lezioni di tedesco, ci si scambia due parole in tranquillità, nei fatti non ci si caga propriamente di striscio se non per ragioni istituzionali. Sicuramente non ci si calcolerà nemmanco per errore anche nel prossimo futuro, soprattutto perché considerando quello strano connubio tra le tempistiche a cui ci si deve adeguare quando si tacchina, la mia incapacità cronica ad intuire le intenzioni, l'hic et nunc e quant'altro, e lo stereotipo che se una ragazza mostra mezzo interesse bisogna cogliere al volo l'occasione altrimenti Paganini non ripete, ebbene, qui non si andrà da nessuna parte. Almeno è simpatica, per interesse e quant'altro aspettiamo la prossima vita. Bravissima comunque, grazie per aver partecipato con noi.

Katarina, la musa del blog: oggi a lezione, dopo aver presentato un Referat come al solito a base di frizzi e lazzi, ce l'avevo proprio al mio fianco e devo ammettere che ero abbastanza conturbato dai suoi shorts con gamba lunga ben in vista. Eh, le gambe. Gran cosa. Peraltro, mi viene in mente questo:




Ammetto che sono affascinato dalla bella corporatura di quella ragazza. Insomma, pane al pane, vino al vino. In tutto questo, anche con lei continuo a vedermici solo durante le lezioni di tedesco e per questa ragione praticamente i contatti sono molto limitati. Oltretutto, oggi durante la mia sopracitata presentazione a lezione di tedesco, abbiamo avuto anche l'occasione di scambiarci due parole. Erano in tedesco, e non ci ho capito una ciolla. Avanti Savoia. Ah, peraltro se ne partirà per tornare là dove hic sunt leones credo il 19, ovvero fra poco meno di una settimana. La medaglia d'argento se ne va, ma non si porta dietro le ragioni per continuare a scrivere le mie disavventure. Custodisci gelosamente la tua drevený zemiak, cara amica.

Sarah, la mia meravigliosa Sarah. Beh, come facilmente potrete immaginare, finora a lei si sono diretti i miei più intensi sforzi nel tentativo di creare le basi per solide evoluzioni nella nostra relazione - intesa in questo momento solo per quella che è: ci si conosce e si fa tandem assieme -, ma con risultati purtroppo estremamente deludenti. Andiamo per ordine.

Dopo l'ultimo tandem, praticamente dieci giorni fa, mi disse che non aveva veramente tempo per poter fare altri tandem dato che doveva preparare centomila pagine di lavori scritti per gli esami e quant'altro. Va benissimo, non c'è problema, capisco perfettamente le tue esigenze (zerbinata atomica #1, e attenzione, non sarà l'ultima), sentiamoci quando hai tempo, ok ok, danke danke. Passano i secoli, passano i millenni, al che mi sovviene un simpatico pensiero: ma ora, va bene zerbinare ed aspettare che lei dica qualcosa, ma magari essere più propositivo? Tipo con un messaggio? L'idea di fatto è buona, ma chiaramente come sempre faccio prima un rapido giro di consultazioni per valutare il grado di opportunità ed idoneità e di liceità di questo pensiero; Susana mi dice: "mi sembra tutto ok, Ste: SEGUI IL TUO ISTINTO!".

Un attimo. Affrontiamo un secondo questo tema. Segui il tuo istinto. Mh, interessante. Di fatto la risposta che diedi alla cara Susana fu: difficile che segua qualcosa a cui ho rinunciato anni ed anni or sono e quelle ultime braci sotto la cenere che ancora posseggo (e che di fatto non si possono togliere) le passo con l'estintore tutti i giorni prima dei pasti. Perché? Semplice, se seguo i miei istinti faccio disastri, quindi tanto meglio evitare. E poi sono un uomo, non una bestia. L'istinto è per gli animali, l'istinto è fame sete cacca pupù e fiki-fiki, l'istinto è il buio della ragione. Io l'istinto non lo seguo. Soprattutto perché l'istinto, per definizione, non sa dove va. E francamente, non m'è dolce naufragar in questo mare.

Sarà forse per questo che non capisco un cazzo delle donne? Ora che ci penso, direi che questa supposizione si ritrova praticamente in pole position per il Gran Premio de "Le cause dei miei scarsi successi". Beh, figata.

Ad ogni modo, sms #1: ciao Sarah, senti, oggi ho fatto la mia prima conferenza (vero), ho una voglia matta di festeggiare (scusa stupida), hai voglia di fare un giro fuori?

No.

Reazione: vabbè, sta lavorando duro, me lo aveva detto e dunque non posso biasimarla. Pace, una scusa stupida gettata alle ortiche. Aspettiamo che mi dica lei qualcosa.

Passa qualche giorno e decido di riprendere in mano la situazione, ma stavolta con un tono leggermente meno scherzoso. Infatti per potermi candidare ad una borsa di studio ulteriore per la prossima estate in Germania, ho bisogno di scrivere una lettera di motivazione da indirizzare alla DAAD. La grossa gag è che la devo scrivere auf Deutsch, e a chi chiedere se non a Sarah? Orbene, oltretutto lei lo sapeva perché gliel'ho detto fior fior di volte, e mi ero raccomandato: Sarah cara, non ti scordare che il 7 dicembre devo consegnare il tutto. Ok, certo, vai tranquillissimo zio. E allora mandiamo un altro messaggio.

Sms #2: Sarah cara, senti, io fra qualche giorno devo consegnare la lettera di motivazione, non è che hai un ritaglio di tempo da dedicarmi? Grazie.

Nessuna risposta.

E allora cara mia mi fai un po' girare il culo sai? Cioè, non è solo questione che mi piaci e non mi caghi di pezza, ma anche dove in realtà piacere o piacersi non conta, mi pacchi, non mi rispondi, ma mehercules, ma a che diavolo di gioco giochiamo?

...

Vabbè ti perdono, ma solo per questa volta (zerbinata atomica #2, ma almeno l'ho pronunciata molti giorni dopo gli avvenimenti).

Il giorno prima della consegna della candidatura ho scritto la mia prima lettera di motivazione in tedesco. C'ho impiegato quel buon paio d'ore per scrivere una pagina (i miei tempi si stanno radicalmente restringendo, sono fiero di me) ed ho consegnato tutto, peraltro dopo aver fatto un test chiamato onDaF in cui si diceva che il mio livello di tedesco attuale è B1. Cornuto, mazziato e coglionato. Bene così.

Preso dalla tristezza dell'abbandono, sentendomi un po' più solo, senza saper bene che cosa fare, lascio perdere. Aspetto che passino i giorni e che sia lei, come promesso dapprincipio, a farsi viva. E questo sarebbe successo solo l'11 dicembre, in cui con un sms mi chiedeva se mi andava di fare un tandem nur auf Deutsch. Nel frattempo, risuonano in mente alcune parole che mi ricordo di una canzone, una piccola meraviglia lessicale che era tanto che non consideravo: "E il mio pensiero vola verso te, per raggiungere le immagini, scolpite ormai nella coscienza, come indelebili emozioni che non posso più scordare".

Ma quello che sarebbe successo, ve lo racconto la prossima volta, fra qualche giorno, che ora ho scritto troppo, as usual


domenica 2 dicembre 2012

O homenzinho azarado (scusate il francese).

Grandissime novità in vista nella mia vita sentimentale.

Manco per il cazzo. (Scusate il francese).

La realtà dei fatti è che ultimamente, dire nell'ultimo mese ma soprattutto nelle ultime due settimane, una serie di sfighe incredibili hanno esacerbato la mia situazione precaria dando luogo a diverse piccole rivoluzioni e soprattutto non hanno contribuito a migliorare i piani di attacco verso Germania e Slovacchia o persino l'Ucraina. Aggiungerei anche il Kazakistan, ma il discorso è un filino più articolato in questo caso. Andiamo per ordine.

Ci eravamo lasciati con il mio intercalare zerbinoide nei confronti della meravigliosa amica di tandem. Appuntamento per venerdì dunque, con la lezione pronta e preparata con tanto ammòre, grandi gags, ricchi premi e cotillon. Ma nel frattempo succede l'imponderabile.

Giovedì sera avevo voglia di uscire un po', ma essendo ormai canonicamente da solo non è che vado al baretto a farmi i bianchini, dunque mando un messaggio ad un collega di dottorato chiedendogli di fare una gitarella da qualche parte. Mi pacca. Rimango a casa. Al che mi dedico alla mia attività preferita in quest'ultimo periodo: insultare subdolamente come una vera eminenza grigia o più banalmente come una persona farlocca quei cretini del pachiderma e la scimmia, ossia i miei due coinquilini. Girovagando su Facebook, trovo un gruppo meraviglioso che non ho esitato a condividere chiamato "Il coinquilino di merda", un gruppo che raccoglie le gesta migliori dei coinquilini di tutto il mondo quando fanno delle porcherie immonde in casa, di solito con gran nocumento di tanti coinquilini invece più seri e diligenti. Orbene, succede che il pachiderma, in un modo che mi piacerebbe scoprire, legge le mie considerazioni. (Solo per la cronaca, costui era già bannato dal mio Facebook ed oltretutto tutte le considerazioni ed insulti "leggermente velati" erano in italiano; quindi quel figlio di androcchia di un suo amichetto o la sua fidanzatina non solo sono andati a cercare la mia porcheria, ma si sono persino sbattuti a tradurre il tutto e comunicarlo. C'è del disagio in tutto questo, ndr). Il risultato è che gli è partito il boccino, ha fatto irruzione in camera mia e ce le siamo date. Ammetto che avere cento e passa chili di giovane sul corpo non è stata un'esperienza amorevole. Le ho prese? Sì, le ho prese. Le ho date? No, non le ho date. Bah, mi sono fatto male? Se non che proprio da quella mattina il mio collo avesse deciso di bloccarsi completamente, no. Ecco la testimonianza che mi porterò per ancora una settimana di quello che è successo.

Notisi il leggero livore nel mezzo del ditino. 
Aldilà del dramma umano e della conversazione seguente col padrone di casa, cosa ha implicato tutto ciò? Beh, semplicemente sono andato via di casa. Quando? Il mattino dopo gli avvenimenti sopradescritti. Che giorno era? Il venerdì in cui mi dovevo vedere con Sarah. Che culo.

Appuntamento alle 16:00 con lei, la lezione ed il presentino da darle. Dopo una notte in cui ho dormito si e no 4 ore, in cui mi sono svegliato alle sette e trequarti per andare a prendere una valigia vuota per fare il trasloco (grazie Cata per il supporto morale e valigìaco), in cui ho raccolto un anno di vita e ricordi, che spaziavano da Marie fino al mese dell'estate scorsa che ho passato a Monaco di Baviera, al peso con cui faccio esercizi al mattino frutto di una razzia nella casa dove vissi come studente Erasmus, alle monete da 1-2-5 centesimi impilate sotto la finestre perché il mio vecchio portafogli aveva un buco nel portamonete e cadevano sempre e decisi di raccoglierle a parte, al basso e all'ampli che mi ha prestato un amico, e ancora al materasso gonfiabile che, nel suo piccolo, mi aveva ospitato per tante notti in cui i sensi si lasciavano condurre dalla passione e dal momento. Una vita, piccola, ma pur sempre una vita. Scriveva un mio amico d'Erasmus che è molto difficile chiudere in una valigia due anni di vita. E confermo: è molto difficile chiudere in due valigie anche solo un anno di vita ed esperienze. Chissà. Ora si cambia in meglio.
E dopo raccogliere tutto, più o meno alla rinfusa, era ancora pulire, fino al dettaglio, per rispetto, e preparare tutto l'armamentario che alle 14:30 arrivava Igor a prendermi, e mangiare qualcosa di rapido per finire le tre cose che avevo in frigo e andarmene da quell'inferno che non potevo più chiamare casa.

Arrivare a casa di Igor, lasciare le borse, respirare a fondo e ripartire. Poche ciance, perché avevo appuntamento con Sarah. Orbene, in realtà era tutto il giorno che pensavo ad una cosa: ma chi me lo fa fare? Tanto molto probabilmente si risolverà tutto in un DUE DI PICCHE™ galattico, come sempre, perché devo farmi lo sbattimento dopo un trasloco allucinante e con l'anima ancora bruciante d'umiliazione di andare a fare la figura del cioccolataio? Non che volessi provarci, ma insomma, poi il fine è quello. Perché?

Mi sono fatto una doccia. Acqua calda, tranquillità, in una casa che non era mia ma almeno che mi offriva riparo. Mi impomato decentemente, un tocco di gel, il dopobarba tedesco che sa di profumo e lo uso come tale, una polo che sia presentabile, un'aria che lo sia un filino di più. Messaggio in tedesco per giustificarmi del ritardo e volo in università. Arriverò alle 16:45. Drammatico. Perché?

Ehi cara come va? Tutto ok? Eh sì scusa il ritardo, ora siamo pari e patta, ma sai, ho avuto una giornata un po' intensa, ho traslocato perché ieri sera è finita a Kopfnuss e Ohrfeige, echt? Sì cara, lo so, è un po' stancante ma in fondo cerco di mantenere gli impegni, potevamo rimandare, perché non me lo hai detto.

Perché?

Cara Sarah, cara persona che legge questo blog, cara ragazza che un giorno troverò e che vorrai stare con me, ascoltami bene. La soluzione più facile a questa domanda sarebbe "beh, mi sembra di capire che sei innamorato". No, troppo facile, e seppur io sia una persona semplice una risposta troppo facile ed elegante non mi piace perché sicuramente nasconde qualcosa tra le righe. Per questo preferisco risposte più armoniose e contestualizzate nella vita di tutti i giorni. Faccio lo storico, in fondo, no? Perché sono andato in università a fare il tandem e dare il presente e fare una lezione simpatica con frasi allucinanti per praticare la pronuncia portoghese? La risposta è chiara, è armoniosa, è tangibile. Perché anche quando tutto va male, quando passiamo momenti pesanti, quando per quanto ci possiamo sforzare non ne giri una giusta, quando siamo semplicemente stanchi, in fondo c'è sempre una piccola possibilità escondidinha che ci permetta di tirar su il morale. Nel mio caso, una possibilità era Igor e Sonia, che hanno iniziato a prendermi per il culo (e continueranno a farlo per una settimana intera, tempo in cui sono stato ospite da loro) dicendo che sono un homenzinho azarado e che, di fatto, mi hanno fatto molto sorridere e mi hanno dimostrato che per quanto soli si possa stare, c'è sempre qualcuno che ti cava d'impaccio e che puoi chiamare amico. E l'altra possibilità era Sarah. Una perfetta sconosciuta, non so praticamente niente di lei, mi piace, certo, ma credo che non sia niente di speciale dato che lei è oggettivamente molto bella e credo che a qualunque cuorcontento non possa non piacere. Ma quando siamo andati a stampare la lezione che avevo preparato per lei, intanto che leggeva frasi ridicole solo per praticare la pronuncia della S in portoghese, quando conversavamo in un tedesco che Goethe si rigira nella tomba se udisse che io parlo tedesco, quando dovevo andare e poco prima le dico "senti, ho una cosa per te". Ogni volta che una ragazza esprime dolcezza con lo sguardo, ammetto, mi emoziono. E quindi, aldilà del sorriso che amici o ragazze riescono a infondermi, il perché è presto spiegato: perché aldilà del male, c'è sempre un'emozione vera che aspetta di essere vissuta.


mercoledì 21 novembre 2012

Tanto va la tazza al lardo che succede un bel disastro, o dei bei piani andati wie immer a ramengo.

Or bene, credo proprio di aver deciso che a me Sarah piace un macello. Ma proprio tanto. E confesso in tutta sincerità di pensarci spesso, a questa figliuola. Ma tant'è, una volta che ho stabilito che cosa voglio, ho deciso di armarmi per bene e vedere di passare all'azione. Ma chiaramente, questo ha implicato una selezione rigorosa delle vittime sacrificali che hanno iniziato a sorbirsi le mie paranoie, seghe, dubbi, proiezioni strategiche e dolori vari al petto che tutto ciò implica. Perché siamo chiari: se c'è una cosa che odio più della morte o della vita o dei miei stronzissimi coinquilini è tacchinare una ragazza che mi piace. Marie Josefine lo sapeva bene, perché fu una delle prime cose che le dissi dopo che ci eravamo messi assieme: il mese e mezzo di tacchinaggio precedente è stato tra i momenti più brutti e bassi della mia vita. Ah, se le regole del gioco del tacchino fossero diverse... o persino meglio, ah, se il gioco del tacchino non esistesse! Si risparmierebbero disastri ormonali, seghe di ogni genere e tipo, strategie, pensieri e tanti, tanti soldi. Ma andiamo al dunque.
Dicevo che ho deciso più o meno razionalmente che quella meraviglia di figliuola del Württemberg svevo è l'oggetto del contendere, il nodo gordiano, il punto di arrivo. Solo che non sapendo cosa fare per sciogliere questo noduncolo, chiaro, di certo non prendo una daga e lo taglio in due, decido di rivolgermi a qualcuno che sia di fiducia, che sappia darmi una dritta buona e che tifi per me. Ah, cosa darei per avere qui Margaux e Till un'altra volta! Loro di fatto contribuirono in maniera più che sostanziale al buon esito della gag con Marie, e per questo sarò per sempre loro debitore. Té, vi meritate una fotina:

Till e Margaux, i principali collaboratori di una storia bella. Seri ed irreprensibili.
La mia ricerca di un amico che si trasformi ogni tanto in una valvola di sfogo per le mie pippone indecenti mi ha portato a pensare nell'ordine: uomo o donna? Donna, perché si deve andare a vedere cosa le donne vogliono (non lo sanno mai ma lo vogliono sempre), quindi escludiamo amici vicini come il buon Furão o il simpatico e barbutissimo Pedro Jorge; amiche sì, ma quali? Sonia, la ragazza di Igor? No, c'è confidenza e simpatia ma non sono molto convinto, e soprattutto ho bisogno di qualcuno di più "presente". La mia coinquilina? Ahahahahahahahahahahaah bastarda devi morire.

Una foto della mia coinquilina colta di sorpresa al parco di Bela Vista, Lisbona. La reazione alla foto è stata "UH UH UH! AH AH UH UH AHHH AHHH!!! UH AH UH UH AH LE CHUCK UH AH!!"
La scelta cade un po' per proposito, un po' in quanto una scelta naturale su una cara amiga portuguesa, Susana. Di fatto ci vediamo spesso, 3 volte a settimana in uni dopo la lezione di tedesco, ormai abbiamo un buon grado di confidenza e sono sicuro che sia una persona affidabile, senza se e senza ma. Al che venerdì scorso inizio ad elemosinare qualche dritta su come cominciare, perché da qualche parte pur bisognerà iniziare. E chiaramente la prima gag che mi propone mi lascia, come al solito, basito e frustrato.
"Beh sai in fondo dovresti trovare un modo per essere in una botte di ferro, insomma, essere il più ambiguo possibile". Ed interviene Sonia, ivi presente, dicendo: "Guarda se Igor non mi avesse regalato un *censura anti-spoiler* non mi sarei mai resa conto che aveva qualche interesse nei miei confronti". "Buona idea - aggiunge Susana - potresti farlo anche te: sai alla fine se caschi male puoi sempre dire 'beh non vedo perché non avrei dovuto farlo' (NdR, in tedesco tutta questa frase sarebbe solo "Darum!") e salvi baracca e burattini, ma se va a buon segno hai fatto bingo, perché di fatto non dici nulla di te ma hai messo la pulce nell'orecchio".
Esticazzi. Ho passato una vita a lottare con me stesso per essere sempre naturale, sincero e diretto ed ora in qualche modo devo essere sottile, calcolatore e ambiguo. Quem me dera.
Vabbé, vamos a isto mi sono detto ed ho concluso: "Giovani, io di voi mi fido, quindi possiamo lanciarci in questo psicodramma. Susana, quando andiamo a prendere questo presentino? Lunedì?" "Mi sta bene, andata per Lunedì".
Passano i giorni, non sono sicuro - io non sono mai sicuro - di aver fatto la scelta giusta, se una persona praticamente sconosciuta mi facesse un presentino così dal nulla avrei la certezza matematica che gatta ci cova e sta cercando di corrompermi o ci sta provando con me. Ma la situazione è tale che non posso né voglio mettere in dubbio le direttive, insomma, Susana e le altre amiche sapranno cosa si può fare (secondo me no, ma l'importante è farlo sempre). Intanto sabato mando un messaggio alla giovine di Ulm confermandole che per mercoledì potevamo fare il nostro tandem. Bene, la situazione tattica è creata, i compagni di viaggio sono presenti e disponibili, l'idea c'è, insomma, è tutto pronto. Lunedì andiamo alla FNAC.

(Quanti di voi hanno pensato che avrei comprato un gioiellino di Swarowsky?)

Alla fine il regalo neutro, ambiguo, significativo ma anche no, insomma, il sinonimo della certezza è un libro, un libricino in portoghese perché così è legato all'ambito nel quale io e la meraviglia ci siamo conosciuti, ossia il tandem; poi è un libro e non è compromettente per nulla, e come detto sopra in caso di dubbi domande e sceneggiate posso sempre rispondere "Darum!". Ed il meglio è la dedichina che chiaramente avrò l'accortezza di mettere sotto il titolo dell'opera. Il libro oltretutto - e devo ammettere di essere stato fortunato - mi sembra molto tonico per lei visto che è una collettanea di racconti - molto meglio che un romanzo per chi sta imparando una lingua - di autori lusofoni - bella gag, l'internazionalizzazione altresì detta Multi-Kulti auf gut Deutsch -. Ed infine, la dedichina. Io chiaramente pensavo a qualcosa di moooolto smilzo, proprio per evitare di smascherarmi da subito (o forse è una delle tante giustificazioni che mi do per non dire che sono un omuncolo terrorizzato? Mah...), del genere "Lern Portugiesisch! Es ist wichtig! :D Ste". Ma una volta di più ho seguito i consigli della mia tutrice che ha optato per qualcosa di più sbilanciato. Alla fine il risultato è stato "Lern Portugiesisch! Es ist wichtig! Ofereço-te este livro para que não te esqueças de Portugal e das pessoas que conheceste. Beijinhos, Ste". Inutile spiegare per quale incredibile gioco di contrappesi questo messaggio sia stato scelto, ma tant'è, suona bene e allora giochiamocela. Di una cosa sono certo: non sono in grado di fare il diplomatico, aldilà dell'aspetto formale che il termine e la professione indicano, visto che ormai gioco sempre a carte scoperte.
Regalo comprato, dedica scritta, imbustato e pronto alla consegna. Nella mia testa risuonava in continuazione "Aiò, Dimonios, avanti e fortza paris!" e mi sentivo ben tonico. Aspettiamo mercoledì.

Nel frattempo ieri, purtroppo, è morta Giulietta, il gerbillo che avevamo in casa. Mi è spiaciuto molto, anche se non l'ho mai voluto ed è stato l'ennesimo capriccio che quei cretini che dimorano nelle stanze a fianco alla mia si sono voluti togliere. Dopo 3 settimane non la cagavano neanche di pezza. Ecco la cifra di un capriccio:

Se uno ha bisogno di un post-it per ricordarsi di dar da mangiare ad un animale che ha voluto, è senza dubbio più bestia dell'animale in questione, qualunque esso sia.
Finalmente giunge mercoledì. Mi sveglio presto al mattino, avevo lezione di tedesco, ma sono tonico e vivace: mi tiro su un quarto alle otto, flessioni, doccia, caffè, capello a modo con un tocco di gel, dopobarba tedesco usato come profumo (in modeste quantità, giusto due-tre bracciate), arrivo in università, colazione con un croissant e un altro caffè ed attenzione inanello la prima figura barbina. Ero solo, mancava mezz'ora all'inizio della lezione, decido che posso inviare un messaggio alla luso-ucraina del mio corso, per vedere se c'è. Nel frattempo vado a prelevare, aspetto, finalmente incontro un altro collega del corso e ci mettiamo a conversare. Mancano 5 minuti alla lezione, per caso decido di buttare un occhio al cellulare e vedo che la giovane luso-ucraina mi aveva risposto. 20 minuti prima. Bene. Invitandomi a prendere un caffè con lei. Benissimo. Come presentarsi al meglio. Ossia non presentandosi e mandando tutto a ramengo. Tant'è.
Decido di mandare un messaggio alla meraviglia ulmese confermandole alle 4 del pomeriggio.
Poco prima di incontrarmi con Susana per pranzare assieme come al solito, ecco che mi giunge il messaggio tanto atteso: "Ehi Ste guarda che oggi non ci vediamo, ho pensato che non avessi tempo e mi sono organizzata con altro".

E ma allora sei un po' stronza anche te.



"Tesoro checcazzo ma non l'hai ricevuto il mio messaggio di conferma sabato? Avevo preparato anche una lezione apposta per te!"
"Oh wie Schade [esticazzi, ma allora sei babba forte], non l'ho mica ricevuto, vabbè facciamo venerdì?"
"Guarda, va bene venerdì giusto perché sei tu. Ma fai ballare l'occhio, eh?"

Ovviamente i miei messaggi supra descritti non erano propriamente espressi in questi termini. Diciamo che richiamavano alla mente più la seguente immagine, che chiuderà quest'altro capitolo pietoso della mia incapacità a tacchinare. A presto nuove novità.


lunedì 19 novembre 2012

The Real "Drevený zemiak" o delle prime immagini della Musa di questo blog.

"Passano i secoli, passano i millenni, passano gli uomini che si alternano ai governi, passa la palla che il gioco è bello in tanti", diceva il saggio. E dopo una pausa di riflessione dovuta allo smembramento della copertura dei miei organi genitali (richiedo di nuovo l'aiuto del saggio di cui sopra: "Non scruti lo scroto perché sei discreto") sono orgoglioso di presentare a tutto il mio folto pubblico (come direbbe Livio Licinio Antonielli, chi sa chi è vince 2 Super Bock da mezzo litro offerte da me) l'unica, vera, incommensurabile drevený zemiak nel suo habitat naturale, ovvero il mio corso di tedesco.
Ecco una foto tratta dal culmine di una lezione di tedesco. Questa foto serve solo a contestualizzare, mostra professore e diversi altri Kommilitonen intenti a... bom, fate voi.


Si noti oltretutto che la ragazza con la felpina rosa è la Luso-ucraina di due post fa, la concorrente numero 3.

Ma passiamo al dato che importa: vediamo chi è la drevený zemiak. Senza mezzi termini, "Vai Jack".


Analizziamo con perizia alcuni dati. Punto 1: non ho voluto azzardarmi ancora a chiedere una foto come si deve, d'altra parte sapete, è un po' come spoilerare il blog intero. Approfittiamo di quello che abbiamo, presto sono sicuro che avremo altre fantastiche foto. Punto 2: la ragazza in questo momento fa flessioni. Guardate come posiziona bene le braccia e come inarca la schiena per fare bene le flessioni. Una vera atleta professionista, o direi persino "professionella". Punto 3: le unghie fluorescenti. Non ci avevo fatto caso quando ho scattato la foto, ma ora che la pubblico ammetto candidamente: fanno cacare gli stitici ed hanno una naturalezza ed una grazia che può provenire solo da Chernobyl. Punto 4: beh, bel culo, via. Pane al pane, vino al vino. Punto 5: la giacca nera sulla sedia è mia.

Conclusioni: questo è quello che si fa alle lezioni di tedesco, ossia flessioni e prendere il mio orecchio sinistro con la mano destra facendola passare sopra la testa. Poi mi chiedo perché il mio livello B2 sia estremamente sopravvalutato. Ma quello che più conta è che abbiamo una rappresentazione di una parte importante di sé della Musa del Blog, e spero che mi guidi tonico per arrivare là dove nessuno è mai giunto prima.

martedì 13 novembre 2012

Della timidezza, del pane e degli incontri al fulmicotone sull'autobus.

Oggi, mentre stavo tornando dall'università verso casa dovendo pulire la ritirata, altresì nota come "toeletta", mi capita una gag molto interessante che casca proprio a fagiuolo considerando la missione di questo blog. E questa avventura, oltretutto, mi galvanizza non poco perché riporta in auge quello che forse è il mio principale problema col mondo, specialmente con il lato occupato dalle meninas, ovvero sia la timidezza.

Andando per ordine, avevo appena lasciato un'amica di fronte all'ICS, un istituto a fianco alla mia università, con l'idea di andare a pié sospinto a prendere l'autobus che da Entrecampos mi avrebbe portato a casa. Essendo ragionevolmente in anticipo, mi ingiungo di passare al supermercato per prendere del pane, cosa che non mi avrebbe rubato più di pochi minuti e che mi avrebbe lasciato il tempo di raggiungere la fermata in tempo per non perdere l'autobus, mission decisamente importante perché altrimenti avrei dovuto attendere ben mezz'ora. Or bene, mi fiondo dentro, vado diretto al banco panetteria, prendo il mio succulento pane tonicizzante e mi rilancio verso le casse. C'è solo una ragazza davanti a me, con un po' di roba da passare in cassa. Io ho solo il mio panino, e mancando 8 minuti al passaggio dell'autobus, ho un po' di fregole.

Passano 60 secondi, la tipa sta quasi per cominciare a disporre la sua artiglieria alimentare sul tapis roulant della cassa quando preso da un moto di spirito le chiedo, col mio pornoghese d'altri tempi e dando pure del lei: "Olhe desculpe, tenho só este pão, não se importa se eu passar a frente?". Senza stare a dire che perdo l'autobus, parliamo delle cose come sono. Tu artiglieria "calibro ho fatto 2 etti e mezzo, lascio?", io la fionda di Bart Simpson, io passo che devo pagare un solo euro, te in coda. La ragazza gentilmente mi accorda la grazia e mi fa passare. Mancano 6 minuti. Apro il portamonete ma no cazzo ho solo 44 centesimi di euro devo cambiare il pezzo da venti ehi tu giovane impiegata sottopagata di supermercato e magari anche un po' triste datti una mossa mentre la tipa che mi ha lasciato passare va a riposizionare il carrello e torna indietro gioviale NO CHE NON CE L'HO LA TUA STRACAZZO DI CARTA DEL SUPERMERCATO PAGO SOLO PECUNIA NON OLET DATTE 'NA MOSSA grazie per il resto e tenha uma boa tarde adeus sono già fuori dal supermercato col mio pane succulento e morbido pronto per andare a prendere l'autobus.

Per quale ragione racconto tutto questo? In realtà non lo so, so solo che mi sono premurato di ringraziare un'altra volta la tipa che mi aveva fatto passare davanti quando la reincrocio nel supermercato mentre si apprestava a riempire i sacchetti - i pornoghesi tengono molto alle formalità della buona educazione -, penso ad una vecchia gag che avevo visto alla candid camera dove un tipo con solo una bottiglia d'acqua chiedeva se poteva passare davanti in cassa e poi *bumba!* sei il milionesimo cliente hai vinto putas e vinho verde, con infastidita reazione del cliente scalzato. Bando alle ciance, mi lancio rapido verso la fermata. Aspetto qualche minuto. L'autobus ancora non si vede, tant'è, c'è gente, aspettiamo. Patatrac.

Dopo due minuti, arriva la tipa che mi aveva lasciato il posto in coda alla cassa. Sguardi che si incrociano per un secondo. Il pane appena comprato perde vitalità. Comincio la mia attività preferita, ovvero elucubrare ed immaginare dialoghi probabili o meno con costei.

"Ehi ciao, grazie ancora per avermi lasciato il posto, se sei riuscita ad arrivare e la 749 non è ancora passata tanto meglio, ma la prossima volta ti consiglio di non farlo perché hai rischiato di perderla sul serio... in ogni caso ti è andata bene, via. Diciamo che ti sono debitore eheh"
"Eh lo so, infatti ero in dubbio se lasciarti passare o meno, ma in fondo non avevo scuse, tu avevi solo un pezzo di pane, ho sperato - e devo dire che ho avuto ragione - che non ci fossero intoppi. Beh, in fondo ora sono qui, l'autobus sta per arrivare, quindi direi che è andato tutto bene e sì, ti sono creditrice"
"Permettimi di presentarmi, sono Stefano, sono italiano ma vivo qui a Lisbona, da cui il pane..."

"Ehi, sei riuscita ad arrivare, figo. Grazie per avermi lasciato passare..."
"Eh sì, sembra che ce l'abbia fatta..."
"Vai verso l'ISEL? Io abito da quelle parti..."
"No, scendo verso Avenida de Roma..."
"Bella zona! Sei lisbonese? Io sono italiano, ma ormai è da tempo che vivo da queste parti..."
"Italiano! Interessante..."

"Ehi, non pensavo dovessi venire qui, quasi ti facevo perdere l'autobus"
"Fatti gli affari tuoi"
"Oh yeah, giggity giggity goo"

Il tutto nei due minuti in cui l'autobus arrivava in definitiva, accosta, apre le porte, comincia la corsa al posto. Ma chi era questa tipa qui? Ich bin Niemand, direi, ossia era una ragazza, probabilmente sui 22-23 anni, di quelle che non si notano particolarmente se si incrociano, e magari le frotte di maschi allupati che vagano per le strade non si girano all'unisono per valutare le natiche della fanciulla. Magrettina, tendente all'hipster, All Star di colore improbabile e jeans stretti verso le caviglie, maglione del 1932, occhialoni oltremodo grossi, un viso semplice, di una ragazza che non si mette i tacchi per andare in università, che sembra una persona semplice, non terrorizzata che un uomo solo per essere uomo è o pericoloso o una merda, che guarda negli occhi e sorride appena, senza crismi, che trasmette felicità con lo sguardo, una persona appena goffa nei movimenti, che ha difficoltà a prendere 3 sacchetti di spesa e una tanica di 5 litri d'acqua contemporaneamente e che decide di farlo con libri e raccoglitori sotto braccio, che fa sorridere per la semplicità e incanta per l'empatia.

Dopo tanto elucubrare, con le porte dell'autobus aperte e i primi passeggeri a salire, l'unica cosa sensata che mi viene in mente nell'unico momento in cui potevo profferir parola fu: "Hai bisogno d'aiuto?"
Sguardo veloce, mezzo sorriso simpatico, e "No grazie, ce la faccio da sola", anche se non ce la stava facendo. Aspetto che si sistemi e che salga entrando per ultimo sull'autobus, così che magari non si perde in mezzo a sacchetti e raccoglitori. Entro nell'autobus e mi metto in un punto spazioso, senza sedermi. Lei è davanti a lato del conducente. Penso ad altri 100 dialoghi possibili, tutto facile quando si hanno i piedi ben saldi per terra e si sta a quei 4-5 metri di distanza di sicurezza. Intanto me la rido perché quella ragazza a malapena riesce a stare in piedi nonostante la strada sia praticamente sempre tutta dritta, si tiene aggrappata ai tubi corrimano per non cadere e quando non si tiene per sistemare i sacchetti della spesa a momenti vola, guarda ossessivamente i sacchetti, il conducente ed il mondo fuori dall'autocarro. La tipa più impacciata di tutti i tempi. Semplicemente irresistibile.

Alla prima fermata fa per scendere, con un altro carosello di sacchetti e raccoglitori. Si aprono le porte e sta ancora sistemando. Recupera tutto, un sacco di gente è già entrata, altrettanta è scesa, lei nel mezzo, passa di fronte a me, sguardo, "Ciao" dico io, non so neanche se risponde o meno perché intanto suona l'allarme di chiusura porte e praticamente salta dall'autobus dopo un mezzo grido del genere "Ehi conducente, io non voglio stare qui!" ed io che mi immagino un altro film del tipo che gridavo "Ó Chefe! Peraí! A menina aqui ainda deve sair!", la salvavo e le portavo i sacchetti della spesa a casa galoppando su un drago.

Scende, l'autobus riparte e se ne va. Mi immagino ancora che domani andavo nei pressi della fermata dove è scesa e l'aspettavo, per dirle solo ciao. Dopo peraltro un complicato conteggio di dove potrebbe abitare giudicando dalla direzione verso cui si è mossa scendendo dal bus, escludendo la stazione successiva e pensando a quali autobus potrebbe prendere per andare verso Entrecampos sempre che vada in autobus e non a piedi. Vederla arrivare, sorriderle, dire ciao ed iniziare a conversare.

Non andrò là né domani né mai. Non sono riuscito a dire niente quando potevo e non mi sono mosso quando dovevo. Domani le cose non cambieranno. E' trenta anni che vado avanti così, mi viene in mente una ragazza che ho visto a luglio a Milano che ha accettato di uscire con me una sera. Glielo avevo chiesto via Facebook perché a chiederlo dal vivo non ci riesco, anche se vorrei. Siamo usciti, bella serata, parliamo, mangiamo, ridiamo, è bello e quando deve succedere tutto quello che conta chiaramente non succede nulla. Perché vorrei ma non posso. Non ci riesco. Spero di rivedere questa ragazza un'altra volta e sperare di essere sufficientemente tonico per fare quello che normalmente non faccio, quantomeno per rispetto nei miei e nei suoi confronti.

 Mentre questa ragazza sull'autobus, carinissima, amorevole e tutto quanto, è stata solo una delle tante, tantissime persone che magari mi hanno sorriso ma o non me ne sono mai reso conto, oppure non ho saputo come fare qualcosa che volevo fare o dire e che non è uscito dalla scatola di carne e paura dove vivo.

Foto scattata da un'amica col filtro meme. Il meme sulla mia faccia non è stato scelto da nessuno. E' capitato. 



venerdì 9 novembre 2012

Parte 1: chi sono le attuali candidate, che cosa sembrano e qual è la loro attitudine di fronte alla verdura e tuberi.

Dopo alcuni giorni di riflessione, è bene iniziare a vedere chi sono le candidate al Toto-Tazza. Ossia, chi potrà mai essere una possibile papabile preda per Tazza? Bene, vediamo un po'.




In ordine di importanza crescente, la top 3 attuale, perché mi piace giocare come la Germania nelle 2 guerre mondiali, in mezzo e con tanti fronti tutt'attorno, è così costituita:

3) Olena. Dove pesco una tipa con un nome così? Qualche mio amico malelingua potrebbe dire che l'ho tirata su con arroganza nei peggiori bar di Caracas. Ed invece no.
Olena, età compresa tra i 35 ed i 75 anni ben portati, per cui sembra che ne abbia 20 o 21 al massimo ma non è vero, nel suo paese d'origine sicuramente hanno avuto problemi con l'anagrafe e non hanno registrato un catzo, come è capitato a Weah od a Eto'o. Costei è ucraina, e si porta dietro tutto il fascino dell'Europa dell'Est. Con due dati importanti: il viso, lo sguardo, tipicamente ucraino, è solare come il sole portoghese e freddo come la steppa ucraina; il fisico, invece, è più tendente al matarruano portoghese che alla stanga ucraina: tendente al tracagnotto, ma in fondo è sempre meglio la carne che l'osso, ma ancora sufficientemente agibile. Al contrario del clamoroso esemplare a seguire, la capacità di vestizione è tendente al trasandato, quindi più affine al mio. Mai vista in gonnella e stivale. Molto male. Grosso modo, costei può essere trasposta in termini di imagetica così:

Matrioska tipicamente ucraina, con gestualità matarruana portoghese.

Pro: un viso che non passa inosservato, una solarità unica e affascinante. Il mischione est-ovest, ossia Ucraina-Portogallo, emoziona, come Pinot di Pinot.
Contro: sorridesse più spesso, sarebbe persino più tonica. Il fisico lascia un po' a desiderare.

2) Katarìna, slovacca, età compresa tra i 12 ed i 14 anni mal portati, per cui sembra ne abbia 21 ma in realtà  non è vero; estetica facciale tipica dei paesi mediorientali europei, col musino un po' schiacciato e un fisichino ben tonico che attira l'occhio anche all'uomo che non deve chiedere mai. In altri termini, fisico topo da gama come si direbbe in pornoghese, visino talentuoso che potrebbe dire di più (ricorda pagelle della gazzetta del tipo "6,5: medianone tutto polmoni").

Pro: ottenere il risultato con costei può a buon diritto diventare un racconto da tramandare per generazioni. "Cari nipoti, sapete cosa? Io mi sono fatto una SLOVACCA" "Nonno, nonno, che animale è?"
Contro: le sue labbra hanno quella tendenza naturale in diverse ragazze per cui tendono verso il basso, come nel seguente esempio:

Tipica ragazza con labbra tendenti verso il basso, in questo caso afflitta anche dallo strabismo di Venere.
Menzione speciale: la sua gnoccheria e gnuccheria sono le muse ispiratrici di questo blog. Lei è la patata di legno.

1) Sarah. Ha un secondo nome ma per ora non importa. Il suo cognome è anche un nome, però maschile, il che pone dubbi. Ma sorvoliamo sui dettagli onomastici. Quello che conta è che costei è, semplicemente, umanamente, singolarmente una MERAVIGLIA. Avrò modo più avanti di descriverla, quindi per ora rimaniamo agli elementi salienti, come quelli che ho descritto per le due candidate precedenti.
Sarah, 23 anni - lo so per certo, e direi che l'anagrafica corrisponde bene all'estetica -, indovinate di dove? Tedesca. Ulm, ma studente a Friburgo in Brisgovia. Che caso, quando andrò in Germania per le mie ricerche devo andare proprio lì oltre che a Berlino. Circa l'estetica: ha tutto della tedesca più tipica e stereotipata. Capelli biondissimi, occhi chiari, pelle bianca come la Luna; magra ma non eccessivamente, si vede che ha una cura per il corpo che arriva ai dettagli. Ainda bem, perché il fisico tonico che Madre Natura le ha dato non è stato buttato nel Klo ma si è preservato alla grandissima. Il meglio di costei arriverà con calma nei prossimi post. Difetto: si è dimenticata nel suo armadio a Friburgo i seni ed i glutei. Tendenzialmente piatta, in altri termini, ma questi sono dettagli, indeed.
Pro: semplicemente meravigliosa
Contro: ma cazzarola dovevi bere più birra quando avevi 7-8 anni così ti crescevano un po' di più le minne, e che diavolo... ma tant'è, possiamo sorvolare. Vai bene giovane, vai bene.

P.S.: pochi, o forse nessuno, si sono resi conto che 3 righe sopra, dopo la parola "meravigliosa", non c'è un punto. Non è un errore né una dimenticanza, ma sì è per riverberare l'amplitudine della parola oltre le normali regole della punteggiatura. C'è lirica, babbuini. Spero almeno che i vostri commenti e pensieri siano sufficientemente provocatori, come mi avete abituato.

martedì 6 novembre 2012

Disclaimer, quello di cui si parlerà e prospettive slovacche maschili e femminili.

Gira che ti rigira, è il terzo blog che apro. Il primo, addì 2008, era per raccontare la mia prima peregrinazione causa Erasmus in Portogallo (o Pornogallo), ed ebbe un discreto successo; il secondo, risalente all'anno passato, era per raccontare le mie peregrinazioni per la seconda venuta in Portogallo, e non ebbe alcun successo ma solo 9 post striminziti senza arte ne parte.
Data la parabola discendente e la calcificazione della retorica scritta, perché adunque aprire il terzo blog?
Ecco la ragione.

Patate. Per tutti i gusti, per tutte le età.


Capita che scrivo come al solito una stupidaggine su Facebook, invitando i miei amici a seguirmi nei miei delirî (ipercorrettismo, ma sappiate che il plurale di un po' di parole italiane vorrebbe l'accento circonflesso, tipo principî, varî, olî) e, come spesso accade, costoro mi seguono. Bene, bravi, e ora il risultato è che ho deciso di aprire questo blog riprendendo di fatto quanto detto nel post di cui poc'anzi e la crema di quanto invece descritto nella mia prima esperienza da blogger, ovvero le mie romantiche, divertenti, disgraziate avventure con il magico mondo femminile. Auf gut Deutsch, in sostanza riporto qui, ora che sono libero perché quella stronza della mia ex mi ha mollato, le mie disdicevoli avventure tentando di turlupinare, circuire, segmentare le ragazze e finire come sempre con il più classico, canonico, meritato - wait for it... -

Succulento e meritato Due di Picche™

Chiaro? Regole del gioco. Il gioco è divertente ma mi piace che tutti giochino. Chiunque arrivi a questo blog, lasci una traccia di sé, commenti, insulti, usi volgarità e parole ricercate a volontà, non freni la lingua e renda un esperimento divertente ancora più divertente. Datemi l'impressione che leggete e che magari vi scappa mezzo sorriso leggendo. E il gusto ci guadagna. Commentate, insultate e trasecolate.

Oltre all'italiano, so conversare anche in inglese, pornoghese e mi sto dilettando col tedesco. In questo blog si usa, si mischia, si confonde e si usano tutte le lingue che si vogliono. Se mai scriverò un post in tedesco, usate questa regola come disclaimer.

Il tubero legnoso del titolo è una tipa slovacca. Sarà la prima di tante. Sicuramente questo blog verrà tacciato di maschilismo e/o misoginia. Mettiamo subito in chiaro: non è così. Se le donne si sentiranno offese perché rido e derido il DISAGIO MENTALE™ che di tanto in tanto le pervade, si sentano in colpa con se stesse. Se gli uomini si sentiranno offesi perché essenzialmente l'unico uomo del blog sarò io, e non è un gran bel vedere, beh, arrangiatevi o apritevi il vostro blog machista.

Ultima regola: siamo qui per ridere. Non prendetevi troppo sul serio per una volta e pensate che c'è uno xilotubero slovacco che aspetta solo voi, da qualche parte del mondo. E se invece del tubero preferite il cetriolo, care amiche e cari amici, sappiate che i cetrioli, quelli ppuoni, crescono anche loro in Slovacchia. Approfittatene.

Cetriolo Slovacco, tipico della zona di Banská Bystrica.