mercoledì 2 ottobre 2013

4 di cuori e 4 di picche (aka Bavarian Chapters part II)

Ormai è passato un intero mese da che sono tornato in Italia, un lungo mese pieno di nuove simpaticissime gag di cui forse, per accenni, conferirò verso il finale del post. Ma non è ancora tempo di riprendere il discorso nella sua vertente italiana, dato che, come ormai ben sapete, su questo blog non si parla di tipe italiane

Su questo blog non si parla di tipe italiane salvo occasioni particolari. Vedi che oggi è una di quelle.

oltretutto perché prima bisogna concludere le vicende monacensi, vicende che avevano protagonizzato il post precedente. Perché in fondo, dopo aver messo tanta carne sul fuoco - basta accennare, elementi spagnoli, lotte fratricide, tipe interessanti, risotti su instagram, Suomi, scommesse a base di cervogia sui miei eventuali successi -, bisogna pure arrivare ad una conclusione. E dunque si aprano le danze: ecco a voi come si è conclusa l'esperienza a Monaco, agosto 2013, MISU Intensivkurs.

Riprendiamo dunque da dove avevamo lasciato ormai un mese e mezzo fa: in un tripudio provocatorio e abbastanza autolesionista accettai di stringere le mani dei miei compari spagnoli e firmare così una scommessa che metteva in gioco ben più che l'onore, ossia della birra, ed oltretutto in grande quantità; io contro 5 ispanici, 2 Maß di birra messi in campo, se vinco io ne ricevo 2, se vincono loro ne pago 2 a tutti loro (ossia, non 10 in totale, ma solo 2; invero abbiamo dovuto contrattare un po' per arrivare a questa conclusione, ma insomma, siamo europei del sud, un po' turchi, quindi bisogna contrattare un po' su tutto). Tema della scommessa: riuscirà il nostro amico tacchino italiota a portare a casa il risultato? Sì sì, parliamo veramente come bestie, perché tanto il senso di tutto questo si riduce ad istinti primordiali che non necessitano di grande retorica o circonlocuzioni particolarmente articolate, quindi: limonare, chiombare, tacchinare con successo, insomma portare a casa il risultato.

E io le birre le ho vinte, checcazzo, solo che non me le hanno pagate. Infamazzi. Sappiatelo fin d'ora, io non me ne sono dimenticato, e quando ci rivedremo, spero il prima possibile, vi chiederò i Maß con gli interessi.

Adunque, ho vinto. Impressionante, penso che sia la prima volta dall'apertura di questo blog che scrivo una roba del genere. Ho vinto.

Ho vinto.

Sono vincente. Vittoria meritata che, per darvi una descrizione sommaria, si potrebbe riassumere così:




In realtà confesso che, mettendo le cose al loro posto, dovrei dire qualcosa tipo "La guerra contro la Russia che, sotto l'alta guida di S.M. il Tacchino, duce supremo, l'Esercito Italiano, inferiore per numero e per mezzi, iniziò il 13 agosto 2013 e con fede incrollabile e tenace valore condusse ininterrotta ed asprissima per alcune ore, è vinta". Però ammetto che l'inno sovietico è veramente bello.


Sui dettagli dei fatti stenderò un velo pietoso, potrei mettere un video registrato da un mio amico spagnolo in cui con la lucidità di Piero Angela spiega a grandi e piccini cosa successe nella notte del mio compleanno ma sorvoliamo. Sia noto solo un dettaglio, che serve a spiegare anche il titolo del post, o quantomeno la prima parte: quella serata me la sono giocata con 2 ragazze. Beh, non mi posso minimamente lamentare. Se non che succede che mentre la conclusione di quella serata, partita in 3, finisce assieme ad una delle due che, a causa degli effluvi dell'alcool e per serissimi problemi logistici involve in un caloroso saluto in metropolitana e poi ognuno a casa sua, con l'altra, inaspettatamente, continua anche negli altri giorni della vacanza studio, sia detto sin da subito, quasi contro la mia volontà, generando un elemento di disturbo al mio profondo, dinamico desiderio di volare altissimo, insomma, la giovane finisce per attaccarsi a me come un gatto ai coglioni e io torno ad essere quello sfigatone per cui mi avete conosciuto e verso cui avete spesso sonoramente riso. 

Ovviamente preso bene dalla serata del mio compleanno - e vorrei ben vedere - e pensando ragionevolmente che piove sul bagnato, oltre ad avere diversi corpi d'armata di ormoni circolanti per le arterie, decido che la seconda metà della mesata che stavo passando in Baviera doveva essere all'insegna del tacchino più estremo possibile. Includendo nella lista anche i risultati del compleanno. E qui comincio con la mia grazia tipo elefante in cristalleria. Aiutato oltretutto da elementi da manicomio di cui ovviamente sovente mi circondo. Non avevo il numero di nessuna delle due giovani con cui mi ero sollazzato. Chiedo dunque al mio compagno di classe russo, che conosceva bene entrambe, se poteva darmi il loro numero. Problema: entrambe si chiamano K.. E 'sto tipo, in un'alzata d'ingegno epocale, mi scrive il seguente messaggio:

"K.'s +49 157....
Another K.'s +49 157..."

Che bellezza.

Al che mi ci metto pure io e tiro fuori il famoso "carico a coppe":

"Cara K., come va? Aleksey mi ha dato il tuo numero! Senti stasera facciamo una serata all'Atomic Café, hai voglia di venire? Ah, Alex mi ha dato i numeri di due K., quale K. sei tu? Scusa per la domanda ridicola" (grassetto mio).

Ecco una rapida esplicazione delle mie sinapsi quando ho a che fare con delle ragazze:



Come rovinare una situazione prima ancora che potesse partire? "Ste, lo stai facendo nel mondo giusterrimo". Ma la cosa divertente è che il gatto appeso ai coglioni non se ne importa e continua imperterrita sulla sua strada. Io me ne interesso relativamente, sempre rispettandola ovviamente, fintanto che non diventa oppressiva (come vi anticipo che succederà), e mi dedico anima e corpo alle numerosissime cose che dovevo fare in quel periodo: studio del tedesco, scrittura di un articolo per il Portogallo, tacchinaggio senza confini né terre di nessuno. Fino a quel momento avevo ancora un paio di elementi di rilievo a cui volevo rivolgermi, una sicuramente la spagnola descritta nel post precedente, un'altra è un personaggio che tornerà più avanti in questa storia, e altre che si sarebbero assommate durante il passare dei giorni. Solo che mentre con la catalana il beat è sotto i cento a causa delle articolate interconnessioni con gli altri astanti spagnoli e dopo che mi ha dato il colpo di grazia con Instagram (Alba comunque ti voglio bene, non ti preoccupare) allora devo riformulare il mio obiettivo. Ma per capire come non sono riuscito propriamente a riformulare gli obiettivi, è necessario fare prima un passo indietro, perché devo spiegare come si è evoluta la storia col gatto.



Dopo qualche giorno dall'inopportuno messaggio, ci si ribecca. Va tutto tranquillo, ma già dopo il mezzo bacino a stampo datomi nelle vicinanze dell'angolo esterno della bocca (cit.) mi rendo conto che qualcosa marca male. La tipa si sta affezionando.

Orrore e dannazione.

Cara amica, non te l'ho mai detto perché sono un peone e queste cose bisogna metterle in chiaro da subito: immagina che sei in vacanza, mancano 10 giorni alla partenza, tu te ne torni in posti dove in certi mesi dell'anno ci sono 3 ore di luce, io torno in posti dove in certi mesi dell'anno ci sono 45°, secondo te è ragionevolmente percorribile la prospettiva di avere una relazione? No ma rispondimi, è ragionevolmente percorribile la prospettiva di avere una relazione? Oh, vedi che lo capisci che non sei una persona stupida? Allora perché ti sei agganciata ai coglioni manco fossi l'Occhio di Sauron attraverso i Palantír o più semplicemente un agente segreto staliniano? Sempre con rispetto e affetto.

Caro Stefano, ecco la mia risposta. Ho ragione io per i seguenti motivi: dovevi dirlo subito, ma ti caghi addosso persino della tua ombra, quindi taci; ho sempre pensato che ti andasse bene perché non hai fatto niente per dimostrarmi o quantomeno segnalarmi qualcosa di diverso. Quindi non te la prendere con me, visto che magari ho fatto una stupidaggine, ma tu mi hai dato corda fin dal principio. Ah, comunque sei uno stronzo. Saluti dalla Grande Madre Russia.

Come quindi spiegato in questo fittizio scambio epistolare, ognuno ci mette del proprio, solo che lei è ragionevolmente contenta mentre io un filo meno. Un'altra volta ancora ho voluto preservare l'anima ed il benestare dell'altra persona mettendo davanti le esigenze altrui e prendendomi a picconate sulle palle invece che dire "Senti va bene così ciao" e rimanere impassibile davanti a una candida intonsa et implume anima pia mentre scappa in lacrime a causa dell'azione e del pensiero di un orco femminicida. Lo dico spesso, sono troppo buono, e per connessione logica e immediata, troppo babbo. Ma tant'è, avanziamo.


Per darvi un'idea di quello che stava succedendo in quei convulsi giorni di fine agosto, in cui ero volenteroso e infervorato come un alano appena scorgeva i fines dell'Impero Romano d'Oriente, vi racconterò della Festa. La Festa. Die Party. Una situazione che non avevo mai vissuto in vita mia e che, come è ovvio, sono riuscito a perdermi praticamente completamente. In sostanza funzionava così: il 15 agosto il corso aveva organizzato un barbecue con ricchi premî e cotillon. Essendo saltato per ragioni non addotte, il MISU aveva deciso di recuperare con una festa di conclusione con un mini dj-set (probabilmente un nerd tedesco qualunque che smanettava su youtube) e rinfreschi carissimi e di scarsa qualità. Andiamo alla festa. C'è tutto il MISU. Iniziamo a tracannare birra fuori, poi entriamo.


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Hallo!


La tipina russa sale in cattedra e decide di giocare come Gianluca Festa nell'Inter che rischiava di andare in serie B nel '93-'94: marcatura stretta a uomo. Intanto, si iniziava già a vedere che piega stava prendendo la Festa. Un gruppo di amiche italiane si lancia al bancone a perforarsi il fegato di shot.


Mmmmhh... che bontà.

Tipe di ogni dove si lanciano in balli su musica oggettivamente cacosa ma ammè checcazzomenefregammè tanto non si balla per la gloria del dj. Cominicia a prodursi gran copia di limone anche durerrimo. Io bevo una birra. Il sangue mi bolle nelle vene. Il demonio, in questo caso interpretato da Anthony Hopkins nel film The Rite, mi dice, mi urla di lasciar perdere la tipina che stasera hai capito che sera. Un po' di tipe cominciano ad essere sbronze. Hallo! Voglio di più. La tipa spagnola che mi piace sale in cattedra, entra in bagno e ne esce fuori che al sol pensiero i miei ormoni - e credetemi, non solo i miei - ancora fanno la ola. Il canino si allunga. Voglia di carotide. Scambio lo sguardo con una tipa che mi piace. In tempi passati Cavalcanti avrebbe detto Voi che per li occhi mi passaste ’l core / e destaste la mente che dormia, nel mondo contemporaneo invece si direbbe


Mi sottraggo un secondo dalla russa. Che forse intuendo cosa stesse succedendo aveva cominciato a limonare duro per la gioia di tutti gli astanti. Vado in bagno un secondo, aspettami qui. Esco. Respiro profondo. Il Demonio Hopkins ritorna suonando la carica: basta, non fare il cretino, lo dico per te. L'angioletto non appare nemmeno, sa che se dicesse il contrario sarebbe falso come Giuda, percui si dedica al lavoro sporco, ossia dire Guarda che ti rovescio un barattolo di merda d'artista sulla coscienza eh, bada. Esce fuori un amico. Ettore vieni, ti prego. Devo parlarti. Ascoltami, te la metto in questi termini: voglio di più. Sì hai capito, non posso reputarmi insoddisfatto con la giovane russa, però voglio di più. Ti sei guardato attorno? [Il livello ormonale generale degli astanti della festa avevano raggiunto il "là dove nessuno è mai giunto prima" di Star Trek, ndr] Io non posso rimanere con le mani in mano. Devo, voglio di più. In un frangente passa una tipina italiana conosciuta, gran carina, scambio di sguardi, ruggito di cui sopra. Perché vuoi di più Ste? Eh sai ci sono alcune giovani qui che, insomma, tipo obiettivi, capisci? Ah sì? E tipo chi? Esce una tipa dalla discoteca, italiana anch'essa, niente sguardo, forse anzi sicuramente era già sbronza. Alzo il braccio, la indico. Tipo lei. Ah, ho capito, però Ste, ascoltami [l'angioletto aveva messo la mise di Ettore e stava per radermi al suolo la serata intera, dannato angelo infame], in Spagna diciamo che è meglio un passero in mano che cento volando.


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Hallo!

Gianluca Festa era tornata a chiedere il suo scalpo. Ho dovuto accettare che la mia serata sarebbe finita lì. Ma non senza un'ultima perla epocale. Perché noi ci si prende sul serio.

Solidarietà tra amici, gesti palesati, come è stata definita, "El resumen de la noche".
La notte si concluderà con vari morti e feriti, tra cui uno dei miei compari spagnoli, che aveva un colorito in faccia tipo latte d'alpeggio, gente che si è presa a sberle per la Suomi, gente che limonava per la prima volta, gente che scova posti inconsueti per avere un po' di sollazzo dei corpi, qualcuno che si gira tipi/tipe come si cambiano le mutande durante la settimana, insomma, un Baccanale. Un vero Baccanale. Io limonavo umilmente con la russa. Al Baccanale non ho giocato, non ho partecipato. Avevo pure finito le sigarette. La serata avrebbe potuto ancora finire bene, vado a casa da lei. Finisce tutto, o meglio non inizia niente, con una calorosa stretta di mano. Al mattino torno indietro a casa dopo aver riposato un paio d'ore, sessione finale del corso, finisce così. Il commiato alla tipa è stato Gute Reise.

Le aspettative erano così alte nella seconda metà del mese che è andato tutto o quasi a ramengo. Vabbè pazienza, non è ancora finita. Ora ero senza la marcatura a uomo di Festa, mancavano tre giorni alla mia partenza, bisognava capitalizzare. E in fretta. E qui sale in cattedra un altro personaggio, invero intervenuto pochi giorni prima. Spoilerone: è il primo DUEDIPICCHE™.

Trattasi di una ragazza tedesca, una sorta di cugina molto alla lontana, praticamente avremo mezza goccia di sangue in comune, però, però, una ragazza, o donna perché di certo 21 anni non li ha, un sorriso meraviglioso, bella, curata, riesce a fondere la bellezza tedesca con uno stile autenticamente italiano. E dopo una birra con lei, una sua amica e i miei compari spagnoli, decido che se va bene deve andare bene. Ti ho ritrovato, mi piaci lo ammetto, ho fatto tutto da solo e di buona lena da uno a trenta. Adesso il trentuno facciamolo assieme, e lasciati vezzeggiare come si meritano solo le principesse.

Piano d'attacco classico. Invito in casa, cenetta con qualche amico, e poi vediamo come evolve. Risotto delle grandi occasioni, niente foto al piatto da mettere su Instagram dopo (Alba te quiero mucho), conversazione in italiano, tedesco e spagnolo, va tutto strabenissimo. Alla fine rimaniamo in cucina noi due. Bere s'è bevuto, riso s'è riso, spero solo che tu non sia così sprovveduta da pensare che mi sbatto mezzo pomeriggio a pulire casa e prepararti il risotto per la gloria del mio paese e per un mezzo applauso a tavola. Facciamolo assieme il trentuno. Appena si è sentito l'odore di tacchino tipo festa del ringraziamento, la ragazza - invero con stile - interviene. Sarà meglio che vada, è abbastanza tardi. Ti capisco, forse sì, è meglio così. E' stato veramente un piacere la cena, il risotto era ottimo. Riservo solo il meglio a chi se lo merita. Ci sentiamo un'altra volta prima che parta? Dai, credo di avere tempo un pomeriggio, ci vediamo eh, Buon rientro a casa.

Che poi ho capito perché è molto raro che un DUEDIPICCHE™ si consumi con sberle, schiaffi o semplicemente "no non te la do". Perché così almeno dopo si vive nella consolazione che forse ci si dimentica e si rimane amici. Il problema è che secondo me, tranne rare occasioni, un DUEDIPICCHE™ fa solo scattare il timer per non vedersi mai più. Che presto o tardi succede. Basta solo avere pazienza.

Ritroverò la ragazza il pomeriggio il giorno prima della mia partenza. Mi prenderà per i fondelli salutando augurandomi Gute Reise. Tre a zero per lei.

E quando ci salutammo, pensai che avevo poche ore a disposizione per dare un senso alla mesata a Monaco, escludendo dunque quel frangente compleannesco palesatosi per puro caso e che tanti strali di voci e dicerie avrebbe creato. In fondo, e questo lo dico col cuore, quella sera, la sera del compleanno, è stata meccanicamente divertente. Organizzo una festa, esco, bevo, arrivano due semi-sconosciute e si fa baldoria.

Che prospettiva mediocre.

Io volevo qualcuno, non qualcosa. E penso, Ho solo una possibilità. Vediamo di uscire con chi, in fondo, mi piaceva quasi sin dal principio - e con cui invero ero stato nello stesso letto tre giorni dopo che ero arrivato a Monaco -. Di costei dirò solo due o tre elementi che reputo fondamentali, più lo spoilerone.

Punto uno: non ha 19 anni. E parlare con una persona che perlomeno ha un carico esperienziale confacente la mia età è già di per sé una punto di forza non secondario. Perché alle volte, per esempio quando stavo con la mia ex tedesca, 6 anni di differenza, parlare con una parete giovava di più la mia intelligenza. Punto due: empatia. Ci si capiva. Non male, invero, anche perché all'atto pratico è legato al punto uno. E poi, diciamolo francamente, la comprensione tra due persone, e soprattutto se un uomo e una donna, è un fatto decisamente raro. In questo senso potrei portare una qualunque della dozzina di telefonate, semplicemente organizzative, intercorse tra noi: normalmente meno di un minuto, chiari, tondi, tutto risolto. Questo è capirsi, interagire, e risolvere.

Il milanese che è in me emerge con prepotenza: mancava solo che dicessi "produrre, produrre e più efficienza" e facevo filotto.

Punto tre: oggettivamente mi piaceva. E senza fregnacce tipo "siamo empaticamente legati". Estetica, carne, istinti basici di essere viventi. Perché anche l'occhio vuole la sua parte. Punto quattro: è il secondo DUEDIPICCHE™.

Non avevo mai tollerato granché che si divorasse con gli occhi un mio compare spagnolo, ma tant'è, è il gioco delle parti: tu piaci a me, lui piace a te, lui è ubriaco e il domino non si sviluppa. Pazienza. Però ad un certo punto, sano e onesto con me stesso, a poche ore dal ritorno a Milano penso probabilmente per la prima volta che non potevo andarmene senza mettere un paio di cose in chiaro. E in tutta Monaco, o quasi, eravamo rimasti solo noi: gli spagnoli andati, le italiane andate, i nostri compagni di mesata tutti via, tutti nello stesso giorno, a parte una fulminata greca che è riuscita - per sfiga indeed - a perdere il volo. Quindi basta: niente scuse, andiamo per la nostra strada.

E ovviamente fare un'uscita tête-á-tête me la sognavo la notte, visto che chiaramente era con un'amica in visita. Alé, Avanti Savoia e mangiamo la foglia perché tanto un altro giorno disponibile non c'è, quindi portiamo a casa quello che passa il convento e bon.

La serata che si organizza è così fondata: Hofbräuhaus, con cena a cui non avrei partecipato per vincoli diabetici, e poi vediamo il da farsi. Proprio alla birreria centrale si risolve il mio piccolo dramma. Si parla, si ride e si scherza, per un attimo pensai persino che forse poteva anche andare bene, quand'ecco che si presenta l'occasione. Il tabagismo. Bella che andiamo a fumare. Perfetto, l'amica va in bagno - i meandri dell' HB sono famosi per rubare l'anima e soprattutto il tempo dei commensali, noi si va a fumare, vediamo.

Francamente non mi ricordo neanche come sia andato il dialogo fuori. Quello che importa è che ad un certo punto, diciamo, porgo in avanti il mezzo busto accentuando un po' il movimento del collo, probabilmente facendo un mezzo passo visto che la distanza tra me e la giovane assommava a un buon metro.

Hai voglia a limonare da un metro, o sei un Alien o altrimenti non becchi un cazzo.

E qui, il dramma epocale.

No!

Esclama lei. Non mi sono spaventato, ma quasi. Tant'è che la mia reazione fu: eh?
Non starò a scrivere le ragioni per cui lei quasi ha gridato "no", ma vi proporrò un estratto molto eloquente circa quello che stavo sentendo io mentre lei me la contava. E la cosa impressionante, è che lei non mi stava contando palle, ma alcune cose erano veramente inascoltabili. Ecco il riassunto, in buon italiano, di quanto mi venne riferito: 



Altri leggerebbero in tali parole più un epigono di quanto segue, ad ogni buon conto lascio a voi il beneficio della scelta:



Rientrati verso la zona della stazione centrale di Monaco, ci congediamo. Per fortuna nessuno dice buon viaggio, altrimenti avrebbe voluto dire che il Dio del Sarcasmo aveva voglia veramente di prendersi gioco di me. Ma c'è ancora un'episodio farsesco da raccontare. La ciliegina sulla torta alla supercazzola. 

Anziché tornare a casa in metropolitana, decido che avrei preso il tram, mezzo che a naso mi sembrava più rapido e che sarebbe stata una bella scoperta dell'ultim'ora visto che presumibilmente non sarei mai più tornato a vivere in quella stessa casa e di quel tram me ne sarei dimenticato nel giro di un paio di birre. Nel percorso che collega la stazione della metro al tram passo a fianco alla zona degli ostelli. Mi dico: finalmente c'è un collegamento internet gratis e funzionante e posso scrivere su Facebook una cosa che avevo in testa da esattamente 48 ore. Era successo che due notti prima avevo sognato una tipa di Milano, una ragazza bellissima, uno splendore, una che non è mai apparsa su questo blog in quanto italiana e che, a parte questo rapido estratto, non tornerò a citare, nonostante ora che scrivo praticamente si sia già sublimata nella mia vita, e la baciavo, le labbra sottili e sensuali, i morsi, i respiri appena percettibili sulle gote che si sfioravano di sfuggita e che si cercavano, abbracci che rendevano due persone un'anima sola. 

E io ho l'alzata d'ingegno di scrivere su Facebook, dopo un glorioso DUEDIPICCHE™ con supercazzola annessa e connessa, "Ho sognato di baciarti. E di morire di te". Io ed il senso dell'opportunità. Questo misconosciuto. 

Ovviamente non cercai di mettere la pezza, perché se avessi raccontato questa gag, peraltro pura verità, alla mia amica della supercazzola, avrebbe lei pensato che stavo raccontandole una gigantesca supercazzola e io non sarei stato creduto - invero a ragione -. Alle volte neanche la verità è credibile. O persino udibile.

La mattina dopo avrei riconsegnato le chiavi di casa e sarei andato all'aeroporto di Monaco. Finalmente tornavo a Milano. In qualche misura ero contento perché volevo recuperare un paio di discorsi lasciati in sospeso. Avevo anche voglia di rifarmi dopo un fulminante quattro di picche che mi aveva un po' tagliato le gambe ma soprattutto dopo aver perso l'evento più potenzialmente tonico della vita vita mia - Die Party -. 

L'unico problema, invero, è che quello che succede qui a Milano non è dominio di questo blog. Perché di ciò che si fa in Italia non si parla. Né di italiani, o meglio, italianE. Quindi cari amici, ci rivediamo presto, con nuove gag e nuovi DUEDIPICCHE™ direttamente da Londra. E sempre, Avanti Savoia!