Succede che qui in Portogallo il Venerdì Santo è festa, di conseguenza giovedì sera ci si lancia con una cenetta a modo tra vecchi compagnoni - nel caso specifico io, João e Javier - a base di bistecchine di maiale, riso e purè e poi si prosegue con tanta birra e simpatia in quel del Bairro Alto, con una formazione appena rimaneggiata - esce João per problemi di insonnia, entra in campo Jan, giovane ragazzo teutonico detto Wetterfrosch in quanto meteorologo - ma tonica e partecipativa, direi persino quasi ON FIRE™. Ci dirigiamo belli pasciuti verso la zona Erasmus e cominciamo a tracannare felici ed allegri quando, pim pum pam, appare una tipa che avevo conosciuto mesi fa ma che non avevo di fatto mai frequentato. Ciao come va cosa ci fai qui quanto tempo - nella fase delle frasi di circostanza avevo in testa solo le gloriose gambette della giovane in questione, viste in tutto il loro splendore una sera alla Pensão do Amor - e penso che in fondo costei non sarebbe così male da tacchinare un po', se non che la giovane praticamente lungo tutto l'arco della conversazione non riesce a mantenere lo sguardo a contatto col mio per più di due secondi, rendendo il movimento dei suoi occhi una sorta di danza compulsiva. Impressionante, penso io, forse che la ragazza aldilà di tutto è appena appena timidina? Non l'avrei mai detto. Sta di fatto che la gag con la persona in questione si conclude con una sua proposta di matrimonio a me per ottenere così la cittadinanza italiana.
Ragazze, mie lettrici, mie spasimanti, persone random incontrate in mezzo alla strada, mi spiace ma ormai i giochi sono fatti, la festa di matrimonio si farà al parco Lambro verso luglio e ci si butterà tutti giù da una collina.
In ogni caso, numero di cellulare e promessa di futuro incontro con la giovine in questione ottenuti, rientro nei ranghi della New Team italo-ispano-tedesca e si ricomincia a bere. E poi si dice, sai che, s'è fatta una certa, andiamo alla Pensão, visto che ormai dobbiamo aspettare un'ora per prendere l'autobus che ci riporterà a casa, a questo punto ci facciamo un birrino lì, si ruba un bicchiere, lo spagnolo ci prova con un paio di giovani e poi si rientra nei ranghi.
Effettivamente la prospettiva immaginata viene mantenuta, si va in pista, lo spagnolo si muove libero e felice come una farfalla, io converso con Wetterfrosch, i bicchieri sono scintillanti e pronti per entrare nella collezione. E poi combino la prima gag meravigliosa. Conversando con Wetter viene fuori il discorso: "ma questo posto è frequentato da persone con che età?". Domanda ragionevole a cui rispondo con un range 25-35 anni. Al che Wetter calca la mano e dice: "vedi quella tipa lì, quanti anni avrà? Secondo me 21-22, te che dici?". Io, un po' spiazzato, osservo la tipa che pasciuta se la danza con un'amica e penso, mh, giovincella indeed, ma è difficile pensare che una pischellissima vada alla Pensione, quindi prendiamo il range di cui sopra, analizziamo il caso specifico e diamo la risposta oracolare ovverosia "Caro Jan, secondo me fa 24-25 anni. Ma per toglierci il dubbio...
...
ANDIAMO A CHIEDERGLIELO".
Breve descrizione del dialogo in stile Saramago, che così non si capisce niente.
Ciao senti scusa se ti disturbo ma vorrei chiederti una cosa, so che evidentemente non è la domanda adeguata da fare ad una ragazza ma insomma, beh, senti quanti anni hai? Cosa??? Dice lei mentre dagli occhi iniziavano ad uscire le prime lingue di fuoco, Ma questo non si chiede ad una ragazza!! Lo so, veramente, io non voglio offenderti però vedi, eravamo lì io ed il mio amico tedesco e ce lo stavamo chiedendo, ma era solo una curiosità, voglio dire, non c'è doppio fine o interesse, solo... insomma quanti anni hai? Oh, che indecenza! Visto che sei tanto incuriosito, vedi un po' te, quanti anni mi dai? Secondo me ne hai 24 o 25... Oh! Che scandalo! Che indecenza! E il tuo amico quanti me ne da? Gli occhi si sono intanto trasformati in due arzilli Flammenwerfer, si respira zolfo ed odio ed il dialogo sta abbondantemente travalicando il Bene ed il Male. Lui trova che tu abbia 20 o 21 anni, Mh, direi che ci è andato più vicino, Ma insomma, scusami se sono insistente, ma alla fine quanti anni hai, se me lo vuoi dire, Ma non te lo dirò mai, Capisco perfettamente il tuo punto di vista, spero veramente di non averti offeso, scusa il disturbo, alla prossima. Si gira vociferando e senza salutare.
Commenti: 1) cara giovane, manco fossi Adriana Lima. Ah, non lo sei ma neanche da lontano. Da molto lontano. 2) chiedere l'età ad una ragazza è quasi come andare da una perfetta sconosciuta e ridendo dirle, indicandola, "Ahahahah sei GRASSA". Sul serio, so che non è molto educato, ma non pensavo che alcune se la potessero prendere così tanto. Sono realmente rimasto impressionato.
3) riflessione più approfondita, da cui il titolo del post. Ma non è che costei ha pensato: "essendo io ora ballante in discoteca e avvicinandosi un tipo sconosciuto a chiedermi una cosa, sia quella che sia, evidentemente questo tipo ci sta provando con me, e di conseguenza io mi attrezzo di tutto l'armamentario dialettico-morale a disposizione per rivangarlo come mi pare e piace"? Ovverosia, non è che questa, nel frangente in cui mi sono avvicinato, ha pensato che ero là evidentemente ed esclusivamente per mettere su conversa e che, stante questo contesto, la mia formalità nel porre la domanda ed il contenuto della domanda fossero completamente inadeguati al contesto in quanto tale? In altri termini, ma come diavolo si fa a chiedere l'età di una ragazza in una discoteca con un'aria da giovine piacione e non da svezzato spaccone?
Da cui il problema dei contesti, ovverosia, il cortocircuito informativo era nato probabilmente dalle aspettative della giovane oltre che dalla domanda in sé. Lei probabilmente era il terzo ragazzo che incontrava quella sera e cominciava ad essere un filo esaurella di due di picche o simili, mentre io in realtà non me la sarei baccagliata neanche per errore e volevo solo sapere la sua età, giustificazione di un comportamento molto naif ma che, dal mio punto di vista, era legittimato dalla curiosità del momento.
Riassumendo tutto questo in poche parole: giovane ragazza che balli in discoteca, prima di uscire di casa la sera fatti una bella tisanina di bromuro, che abbassa l'acidità di stomaco e accende le sinapsi neuronali. Se c'è una cosa che odio con tutto il cuore è essere preso per stronzo quando cerco di essere tranquillo, pacato ed educato. Birbantella. (Almeno Javi poi è andato a parlare con la birbante con l'obiettivo di sincerarsi di quello che era successo, per poi divergere l'attacco verso la compagna di danze: il risultato è che ha confermato che la giovane aveva il cervello fritto. Magra consolazione, insomma, ma io una persona normale non la trovo nemmanco per errore?!?).
Secondo episodio del post. Succede che il giorno seguente allo scontro con la birbantella si esce un'altra volta per una cena e un post cena con amici vari e variopinti, essenzialmente spagnoli ed italiani. Finita la cena in simpatia e cortesia si decide di fare un giro per il Bairro e vedere un po' che cosa si poteva fare. In una pausa per prendere un drinkino appare dalle nebbie della civiltà una coinquilina di un ragazzo italiano del nostro gruppo. Attenzione, costei è norvegese.
E l'unica norvegese che conosco a Lisbona è alta un metro e un citofono. Porca troia.
Biondina, pelle chiarissima, occhi azzurrissimi, sicuramente una ragazza interessante. Mi sono fatto ripetere 3 volte il nome visto che rasentava l'incomprensibile. Ho capito come si chiama dopo aver letto il suo nome su Facebook quando le ho chiesto l'amicizia, il giorno dopo.
Sta di fatto che la tipa rimane con noi, iniziamo a chiacchierare e sembra una persona interessante. Continuiamo in giro per il Bairro, torniamo alla Pensione come la sera prima, e qui succede il primo episodio particolare. Esco nello spazio fumatori e poco alla volta tutto il gruppo mi raggiunge - nei fatti era quasi chiusura e ci appropinquavamo all'uscita. C'è anche lei. Poi dopo due minuti, da sola, rientra. Tant'è, si parla passa il tempo e alla fine sta proprio per chiudere quando costei riappare. Le dico: "Ah tesoro, come mai sei rientrata? Ti avevamo perso di vista". "Volevo sedermi".
Poi si presenta la mia occasione. Eravamo rimasti in quattro, io, la norvegese col nome strano, una spagnola ed il coinquilino della norvegese. La spagnola torna a casa a piedi. Il ragazzo italiano torna in taxi. Io dico spavaldo, perché dovrei spendere soldi per tornare a casa quando aspetto mezz'ora e prendo l'autobus? "Giovane amica fiorda, mi fai compagnia una mezz'oretta intanto che aspetto l'autobus e ci facciamo il bicchiere della staffa?". "Dai perché no intanto mi sento con degli altri amici e vedo che cosa faccio ma una mezz'ora ci passa quindi ok". Ottimo, direi. Allora forza, andiamo.
Il giro è interessante e la conversazione con questa perfetta sconosciuta altrettanto, parliamo di Norvegia, di cosa fa lei a Lisbona - no, veramente, una norvegese che viene a Lisbona a cercare lavoro è incredibile, ancora una volta, ma come cazzo è che non ne trovo una normale?!? -, cosa faccio io, insomma, ci si conosce. Passiamo per un bar che conosceva lei per il bicchiere della staffa ma era già chiuso, alla fine optiamo per un bar a Cais do Sodré, e qui succede il secondo episodio particolare.
"Io mi bevo una birrina, te gradisci qualcosa?" - passa mezz'ora a scegliere qualcosa da mangiare - "Un pão com chouriço, grazie". Faccio lo scontrino, pago, mi vuole passare quello striminzito euro e mezzo che era il prezzo del panino. Rifiuto cortesemente dicendo "Senti è mio piacere offrirti questo panino, mi sembra cortese". Lei è sconvolta. "Ma no questo non si fa non si offre cioè non appartiene alla mia cultura quasi mi sento offesa veramente dai". "Ok, la prossima volta allora offri tu, ma aldilà di questo, insomma, accetta il beau geste e non meniamocela tanto, oltretutto è un'euro e mezzo, non ti ho regalato uno Swarovsky (chi mi conosce sa che questo esempio ha delle solide basi esperienziali per essere tirato in ballo)". Il discorso relativo a questa offerta inaspettata e non dovuto e praticamente non apprezzata continuerà per i successivi venti minuti, culminando con un aspetto dell'idea di condivisione ed offerta della cultura sociale norvegese che la ragazza decanta così: "No perché praticamente quando c'è tipo una festa, ognuno si porta quello che si beve, non è che vai e prendi quello che capita". "Quindi praticamente se rimanessi chiuso in camera mia con due lattine di birra sarebbe la stessa roba". Ovviamente quest'ultima frase non gliel'ho detta.
Ed infine, la domanda inopportuna.
"Parlami ancora del tuo paese: c'è una cosa relativa alla cultura di ogni popolo che mi interessa particolarmente, ovvero sia, come vi salutate in Norvegia? Voglio dire, in Italia quando si conosce una persona si stringe la mano, poi magari si danno due baci per congedarsi, in Germania ci si gratta la schiena, in Portogallo ci si bacia come se non ci fosse un domani e così via. Da voi com'è?".
Lei, per rispondermi teatralmente, fa due passi indietro ed alza la mano destra.
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| Solo per veri apprezzatori, il tipico ed informale saluto norvegese interpretato nel film Indiana Jones and the Last Crusade. |
Al che la mia risposta, un filo dubbiosa, è stata: "ma neanche in situazioni informali, tra amici di vecchia data e quant'altro non vi date un bacio o simili?". "No". "Ma scusa allora, ma voi norvegesi quando è che vi baciate?". "Praticamente mai".
Ottimo, mi sono dimenticato di chiederle il numero di cellulare. Magari lo avrebbe scritto sulla sua mano destra e me lo avrebbe dato salutandomi. Comunque non finisce qui con questa norvegese. Almeno adesso che le ho chiesto l'amicizia su Facebook ho scoperto come si chiama. Ma non sono sicuro che apprezzi una richiesta di amicizia da parte di Glenn Quagmire.
Ad ogni modo spero, nel frattempo, di trovare una persona normale da tacchinare.


