sabato 30 marzo 2013

Di domande inopportune e di contesti particolari.

Adunque cari amici, l'evoluzione dei lavori in corso per trovare una persona che mi emozioni (e possibilmente figa), come recita la descrizione di questo blog, mi ha messo di fronte a situazioni particolari tali che il mio savoir faire è stato messo profondamente alla prova, dando luogo a risultati ridicoli come è chiaro, ma adducendo per converso ad un paio di riflessioni interessanti. Vediamo cosa è successo.

Succede che qui in Portogallo il Venerdì Santo è festa, di conseguenza giovedì sera ci si lancia con una cenetta a modo tra vecchi compagnoni - nel caso specifico io, João e Javier - a base di bistecchine di maiale, riso e purè e poi si prosegue con tanta birra e simpatia in quel del Bairro Alto, con una formazione appena rimaneggiata - esce João per problemi di insonnia, entra in campo Jan, giovane ragazzo teutonico detto Wetterfrosch in quanto meteorologo - ma tonica e partecipativa, direi persino quasi ON FIRE™. Ci dirigiamo belli pasciuti verso la zona Erasmus e cominciamo a tracannare felici ed allegri quando, pim pum pam, appare una tipa che avevo conosciuto mesi fa ma che non avevo di fatto mai frequentato. Ciao come va cosa ci fai qui quanto tempo - nella fase delle frasi di circostanza avevo in testa solo le gloriose gambette della giovane in questione, viste in tutto il loro splendore una sera alla Pensão do Amor - e penso che in fondo costei non sarebbe così male da tacchinare un po', se non che la giovane praticamente lungo tutto l'arco della conversazione non riesce a mantenere lo sguardo a contatto col mio per più di due secondi, rendendo il movimento dei suoi occhi una sorta di danza compulsiva. Impressionante, penso io, forse che la ragazza aldilà di tutto è appena appena timidina? Non l'avrei mai detto. Sta di fatto che la gag con la persona in questione si conclude con una sua proposta di matrimonio a me per ottenere così la cittadinanza italiana.

Ragazze, mie lettrici, mie spasimanti, persone random incontrate in mezzo alla strada, mi spiace ma ormai i giochi sono fatti, la festa di matrimonio si farà al parco Lambro verso luglio e ci si butterà tutti giù da una collina.

In ogni caso, numero di cellulare e promessa di futuro incontro con la giovine in questione ottenuti, rientro nei ranghi della New Team italo-ispano-tedesca e si ricomincia a bere. E poi si dice, sai che, s'è fatta una certa, andiamo alla Pensão, visto che ormai dobbiamo aspettare un'ora per prendere l'autobus che ci riporterà a casa, a questo punto ci facciamo un birrino lì, si ruba un bicchiere, lo spagnolo ci prova con un paio di giovani e poi si rientra nei ranghi.
Effettivamente la prospettiva immaginata viene mantenuta, si va in pista, lo spagnolo si muove libero e felice come una farfalla, io converso con Wetterfrosch, i bicchieri sono scintillanti e pronti per entrare nella collezione. E poi combino la prima gag meravigliosa. Conversando con Wetter viene fuori il discorso: "ma questo posto è frequentato da persone con che età?". Domanda ragionevole a cui rispondo con un range 25-35 anni. Al che Wetter calca la mano e dice: "vedi quella tipa lì, quanti anni avrà? Secondo me 21-22, te che dici?". Io, un po' spiazzato, osservo la tipa che pasciuta se la danza con un'amica e penso, mh, giovincella indeed, ma è difficile pensare che una pischellissima vada alla Pensione, quindi prendiamo il range di cui sopra, analizziamo il caso specifico e diamo la risposta oracolare ovverosia "Caro Jan, secondo me fa 24-25 anni. Ma per toglierci il dubbio...

...

ANDIAMO A CHIEDERGLIELO".

Breve descrizione del dialogo in stile Saramago, che così non si capisce niente.

Ciao senti scusa se ti disturbo ma vorrei chiederti una cosa, so che evidentemente non è la domanda adeguata da fare ad una ragazza ma insomma, beh, senti quanti anni hai? Cosa??? Dice lei mentre dagli occhi iniziavano ad uscire le prime lingue di fuoco, Ma questo non si chiede ad una ragazza!! Lo so, veramente, io non voglio offenderti però vedi, eravamo lì io ed il mio amico tedesco e ce lo stavamo chiedendo, ma era solo una curiosità, voglio dire, non c'è doppio fine o interesse, solo... insomma quanti anni hai? Oh, che indecenza! Visto che sei tanto incuriosito, vedi un po' te, quanti anni mi dai? Secondo me ne hai 24 o 25... Oh! Che scandalo! Che indecenza! E il tuo amico quanti me ne da? Gli occhi si sono intanto trasformati in due arzilli Flammenwerfer, si respira zolfo ed odio ed il dialogo sta abbondantemente travalicando il Bene ed il Male. Lui trova che tu abbia 20 o 21 anni, Mh, direi che ci è andato più vicino, Ma insomma, scusami se sono insistente, ma alla fine quanti anni hai, se me lo vuoi dire, Ma non te lo dirò mai, Capisco perfettamente il tuo punto di vista, spero veramente di non averti offeso, scusa il disturbo, alla prossima. Si gira vociferando e senza salutare.

Commenti: 1) cara giovane, manco fossi Adriana Lima. Ah, non lo sei ma neanche da lontano. Da molto lontano. 2) chiedere l'età ad una ragazza è quasi come andare da una perfetta sconosciuta e ridendo dirle, indicandola, "Ahahahah sei GRASSA". Sul serio, so che non è molto educato, ma non pensavo che alcune se la potessero prendere così tanto. Sono realmente rimasto impressionato.
3) riflessione più approfondita, da cui il titolo del post. Ma non è che costei ha pensato: "essendo io ora ballante in discoteca e avvicinandosi un tipo sconosciuto a chiedermi una cosa, sia quella che sia, evidentemente questo tipo ci sta provando con me, e di conseguenza io mi attrezzo di tutto l'armamentario dialettico-morale a disposizione per rivangarlo come mi pare e piace"? Ovverosia, non è che questa, nel frangente in cui mi sono avvicinato, ha pensato che ero là evidentemente ed esclusivamente per mettere su conversa e che, stante questo contesto, la mia formalità nel porre la domanda ed il contenuto della domanda fossero completamente inadeguati al contesto in quanto tale? In altri termini, ma come diavolo si fa a chiedere l'età di una ragazza in una discoteca con un'aria da giovine piacione e non da svezzato spaccone?
Da cui il problema dei contesti, ovverosia, il cortocircuito informativo era nato probabilmente dalle aspettative della giovane oltre che dalla domanda in sé. Lei probabilmente era il terzo ragazzo che incontrava quella sera e cominciava ad essere un filo esaurella di due di picche o simili, mentre io in realtà non me la sarei baccagliata neanche per errore e volevo solo sapere la sua età, giustificazione di un comportamento molto naif ma che, dal mio punto di vista, era legittimato dalla curiosità del momento.

Riassumendo tutto questo in poche parole: giovane ragazza che balli in discoteca, prima di uscire di casa la sera fatti una bella tisanina di bromuro, che abbassa l'acidità di stomaco e accende le sinapsi neuronali. Se c'è una cosa che odio con tutto il cuore è essere preso per stronzo quando cerco di essere tranquillo, pacato ed educato. Birbantella. (Almeno Javi poi è andato a parlare con la birbante con l'obiettivo di sincerarsi di quello che era successo, per poi divergere l'attacco verso la compagna di danze: il risultato è che ha confermato che la giovane aveva il cervello fritto. Magra consolazione, insomma, ma io una persona normale non la trovo nemmanco per errore?!?).

Secondo episodio del post. Succede che il giorno seguente allo scontro con la birbantella si esce un'altra volta per una cena e un post cena con amici vari e variopinti, essenzialmente spagnoli ed italiani. Finita la cena in simpatia e cortesia si decide di fare un giro per il Bairro e vedere un po' che cosa si poteva fare. In una pausa per prendere un drinkino appare dalle nebbie della civiltà una coinquilina di un ragazzo italiano del nostro gruppo. Attenzione, costei è norvegese.

E l'unica norvegese che conosco a Lisbona è alta un metro e un citofono. Porca troia.

Biondina, pelle chiarissima, occhi azzurrissimi, sicuramente una ragazza interessante. Mi sono fatto ripetere 3 volte il nome visto che rasentava l'incomprensibile. Ho capito come si chiama dopo aver letto il suo nome su Facebook quando le ho chiesto l'amicizia, il giorno dopo.

Sta di fatto che la tipa rimane con noi, iniziamo a chiacchierare e sembra una persona interessante. Continuiamo in giro per il Bairro, torniamo alla Pensione come la sera prima, e qui succede il primo episodio particolare. Esco nello spazio fumatori e poco alla volta tutto il gruppo mi raggiunge - nei fatti era quasi chiusura e ci appropinquavamo all'uscita. C'è anche lei. Poi dopo due minuti, da sola, rientra. Tant'è, si parla passa il tempo e alla fine sta proprio per chiudere quando costei riappare. Le dico: "Ah tesoro, come mai sei rientrata? Ti avevamo perso di vista". "Volevo sedermi".


Poi si presenta la mia occasione. Eravamo rimasti in quattro, io, la norvegese col nome strano, una spagnola ed il coinquilino della norvegese. La spagnola torna a casa a piedi. Il ragazzo italiano torna in taxi. Io dico spavaldo, perché dovrei spendere soldi per tornare a casa quando aspetto mezz'ora e prendo l'autobus? "Giovane amica fiorda, mi fai compagnia una mezz'oretta intanto che aspetto l'autobus e ci facciamo il bicchiere della staffa?". "Dai perché no intanto mi sento con degli altri amici e vedo che cosa faccio ma una mezz'ora ci passa quindi ok". Ottimo, direi. Allora forza, andiamo. 

Il giro è interessante e la conversazione con questa perfetta sconosciuta altrettanto, parliamo di Norvegia, di cosa fa lei a Lisbona - no, veramente, una norvegese che viene a Lisbona a cercare lavoro è incredibile, ancora una volta, ma come cazzo è che non ne trovo una normale?!? -, cosa faccio io, insomma, ci si conosce. Passiamo per un bar che conosceva lei per il bicchiere della staffa ma era già chiuso, alla fine optiamo per un bar a Cais do Sodré, e qui succede il secondo episodio particolare. 

"Io mi bevo una birrina, te gradisci qualcosa?" - passa mezz'ora a scegliere qualcosa da mangiare - "Un pão com chouriço, grazie". Faccio lo scontrino, pago, mi vuole passare quello striminzito euro e mezzo che era il prezzo del panino. Rifiuto cortesemente dicendo "Senti è mio piacere offrirti questo panino, mi sembra cortese". Lei è sconvolta. "Ma no questo non si fa non si offre cioè non appartiene alla mia cultura quasi mi sento offesa veramente dai". "Ok, la prossima volta allora offri tu, ma aldilà di questo, insomma, accetta il beau geste e non meniamocela tanto, oltretutto è un'euro e mezzo, non ti ho regalato uno Swarovsky (chi mi conosce sa che questo esempio ha delle solide basi esperienziali per essere tirato in ballo)". Il discorso relativo a questa offerta inaspettata e non dovuto e praticamente non apprezzata continuerà per i successivi venti minuti, culminando con un aspetto dell'idea di condivisione ed offerta della cultura sociale norvegese che la ragazza decanta così: "No perché praticamente quando c'è tipo una festa, ognuno si porta quello che si beve, non è che vai e prendi quello che capita". "Quindi praticamente se rimanessi chiuso in camera mia con due lattine di birra sarebbe la stessa roba". Ovviamente quest'ultima frase non gliel'ho detta.

Ed infine, la domanda inopportuna. 

"Parlami ancora del tuo paese: c'è una cosa relativa alla cultura di ogni popolo che mi interessa particolarmente, ovvero sia, come vi salutate in Norvegia? Voglio dire, in Italia quando si conosce una persona si stringe la mano, poi magari si danno due baci per congedarsi, in Germania ci si gratta la schiena, in Portogallo ci si bacia come se non ci fosse un domani e così via. Da voi com'è?".

Lei, per rispondermi teatralmente, fa due passi indietro ed alza la mano destra.

Solo per veri apprezzatori, il tipico ed informale saluto norvegese interpretato nel film Indiana Jones and the Last Crusade.
Al che la mia risposta, un filo dubbiosa, è stata: "ma neanche in situazioni informali, tra amici di vecchia data e quant'altro non vi date un bacio o simili?". "No". "Ma scusa allora, ma voi norvegesi quando è che vi baciate?". "Praticamente mai".


Ritornando a casa in pullman, però, ero tentato di alzare la mano destra in cordiale e caloroso saluto, ma poi le dico, Senti, qui siamo in Portogallo e ci si saluta con i bacini. Ed incredibilmente accetta di buon grado.

Ottimo, mi sono dimenticato di chiederle il numero di cellulare. Magari lo avrebbe scritto sulla sua mano destra e me lo avrebbe dato salutandomi. Comunque non finisce qui con questa norvegese. Almeno adesso che le ho chiesto l'amicizia su Facebook ho scoperto come si chiama. Ma non sono sicuro che apprezzi una richiesta di amicizia da parte di Glenn Quagmire.

Ad ogni modo spero, nel frattempo, di trovare una persona normale da tacchinare.

lunedì 18 marzo 2013

Being ON FIRE™ significa bere ettolitri di antigelo e produrre incisioni rupestri per Lisbona.

Ho come l'impressione, vi dirò, cari gentili e talvolta persino amati lettori di questo umile blog, che come sostenevo nel post precedente mi è partito un po' il boccino, ovverosia, sento una forza dentro che neanch'io so come. Mi è capitato, e questo è l'assunto principale di questo post, di essere particolarmente ON FIRE™ e probabilmente aver tirato fuori il meglio? il peggio? la intelectualidad cachonda? insomma, qualcosa che mi ha reso una bestia assetata di sangue e soprattutto di limone come raramente mi sia capitato, in un contesto a me notoriamente ostile e minato dallo spettro tentatore di rubare per una serata intera quanti più bicchieri dell'Heineken possibili, come peraltro è già capitato ed è noto ai più dei lettori di questi miei meravigliosi resoconti tacchineschi. Andiamo per ordine facendo, come al solito, un passo indietro prima di raccontare tutto per filo e per segno.

Venerdì sera scorso avevamo in programma una simpatica cenetta tra coinquilini ed amici in casa, dove al solito l'italiano prepara da mangiare - lasagne, buonine questa volta, mancavano un po' di sale, precedute da pan carré tostato al forno con burro e salmone - pulisce i piatti e se glielo chiedi gentilmente ti fa anche un massaggino ai piedi. Invitati e prospettive della serata: João, Andrejka conosciuta come la coinquilina slovacca, Julia - tedesca -, il suo ragazzo di nome Max; prospettiva: attaccare a testa bassa l'unica preda sguarnita, visto peraltro che è da qualche giorno che ci si sente in chat (abitare a due piani di distanza è incolmabile) e magari, insomma, se non mi scassa troppo il cazzo vediamo di ritessere la tela. Il vino scorre a fiumi, la compagnia è simpatica, si gioca col tridente. Mapperò che succede? Che io, in preda agli effluvi dionisiaci spoilero completamente la questione, annosa e critica questione, dei biscotti. Ammetto, vanagloriandomene un po', che i miei amici quella sera mi avevano abbastanza trapanato dicendo "ma no dai perché non prepari più i biscotti pensa a noi sono belli bravi buoni buoni bravi belli belli buoni bravi dai dai preparane altri" (avete presente la scenetta di Kiss me Licia delle fettine panate? Ecco, io ero Licia, i miei amici spaccavano i maroni come Andrea e Mirko, per chi non avesse chiaro il concetto riposto questa meraviglia della post-modernità)


Io, ormai imbarcato nella faccenda, non posso più nascondermi. Racconto la questione per filo e per segno (in realtà no, solo per sommi capi) quando la nostra amica Andrejka sale in cattedra sostenendo:

"Bene, ora che hai raccontato la tua gag perché sei pirla non mi sento più in dovere di raccontarti perché i miei sono rainy days".

"Giovane, ma che diavolo vuoi dire con questa frase vuota e farfugliata?"
"Babbo der cazzo, ci eravamo scritti che mi avresti raccontato dei biscotti in cambio della storia dei rainy days. Ce lo siamo scritti l'altro ieri e non ti ricordi una ciolla (ma che cazzo ma si è sentita con la mia ex ragazza prima di dire questo? Probabilmente era stata posseduta per 3 minuti in quel frangente dalla cara Marie, bene, GOMBLODDOH), quindi puppi e non becchi la storiella mia."
"Scritti? Che? Ieri?
...
...
Sono uno scemo".

Slovacchia 3 - Tacchino 0.

Se non che evidentemente Dioniso, ridanciano senza mezzi termini, dice che è il caso di riequilibrare il tavolo e fa spoilerare anche la giovane abbottonatissima slovacca. Non mi ricordo i termini del suo discorso, ma il sunto è il seguente:

AH-A! HAI PRESO IL DUE DI PICCHE™! SENTI LA STECCAAAAAAAHHHH!!!1

Slovacchia 3 - Tacchino 3, con doppietta di Handanovic e autorete di Hamsik. Meraviglia.

Ma aldilà delle gag - il discorso nei fatti non è poi più andato avanti, bisogna anche saper tacere un po' in determinate occasioni - il risultato, almeno come me lo sono immaginato io, è questo.

Io ci provicchio un po' con la tipa ormai da un mesetto, cioè, a targhe alterne, senza calcare troppo la mano. Non ci voglio fare nulla se non del sano limone quindi vado su ritmi molto compassati. La invito fuori non una, non due, non tre ma più volte e questa mi dice sempre picche, la spoilerata - o forse sarebbe il caso di dire LE spoilerate, visto che anche la mia doveva sortire qualche effetto - ha messo in chiaro che gli obiettivi della giovine sono altri e probabilmente pornoghesi, insomma, non mi sembra di intravedere delle basi decenti per un prosieguo dell'azione. Che oltretutto la giovane se ne va a Pasqua a casa sua e torna ad Aprile, io ad Aprile me ne vado a Berlino una settimana, lei a Giugno tira i remi in barca e io ho un casino da viaggiare... a questo punto superiamo questo impasse nel senso di "hai voglia di un caffè o no? Sì usciamo, no allora bevitelo da sola". Mi sembra chiaro e lineare. E soprattutto sembra un'opzione spendibile. Ad ogni modo, mercoledì ci sarà una cenetta tedesca in casa, Schnitzel und Kartoffelsalat, con tutti gli elementi sociali registrati sopra, vediamo modi e reazioni di chi di dovere. Perché si gioca sempre all'attacco. Torniamo all'antigelo.

E poi succede che il giorno dopo, sabato, ci sia la festa di compleanno di una cara amica pornoghese, Catarina. Cenetta in un ristorantaccio dietro a Restauradores, economico e di qualità Malawi, ma ottimo per le serate compagnone tra amici. Esco felice di casa perché avrei rivisto dopo tanto tempo un po' di cari amici, tra cui il Furão, Susana, Catarina appunto, Sonia e via dicendo. E l'idea era di una cena con un bel po' di persone (saremo una ventina alla fine), quindi... piatto ricco mi ci ficco e solo dopo me lo azzicco.

Devo essere sincero, un po' appesantito dal vino della sera prima non ero particolarmente ON FIRE™, oltretutto il parterre femminile presente non sembra quello delle grandissime occasioni ma, come si suole dire, meglio la carne che l'osso, quindi si inizia ad investigare. I primi dieci minuti passano con io che converso con una tale Ana ed il suo ragazzo circa il prossimo venturo concerto degli Iron Maiden a Lisbona e della scelta fatta sull'orgoglio di ordinare un'alheira de Mirandela al ristorante perché facciamo parte dell'Irmandade d'Alheira. Bene, il piede è quello giusto. Poi succede che saluto, mi presento agli - alle - sconosciuti e mi viene presentata dalla festeggiata in persona... sua sorella.
Carina, indeed. Quantomeno ricettiva. Belle gambette. Stile pienamente portoghese.

La prima cosa che mi balza all'occhio sono le unghie pittate di melanzana. No veramente, la melanzana no. Al massimo il Blu di Prussia, ma la melanzana no davvero, deh.

Parlo col Furão e Sonia, va tutto bene, la serata è simpatica e gradevole. E poi comincia la festa. Niente Alheira bensì Açorda de Gambas con coriandolo e pepe come se nevicasse, sono seduto al tavolo a fianco al Furão e con una ragazza di cui non ricordo il nome, la festeggiata posta a capotavola e SUA SORELLAAAAAAHHHH praticamente di fronte a me. La gag del ristorante è stata Sonia che mi chiede "Senti Ste ma perché non ci provi un po' con quella a fianco a te?" la cui veemente risposta è stata "magari sì ma c'è già LA SORELLAAAAHHHH".

LA SORELLAAAAAAHHHHHHHH.

Si ride, si scherza, si comincia ad avanzare con le gag quando, ad un certo punto della serata, Dioniso, o meglio la sua controparte Inuit, inizia a prendere il sopravvento per mio sommo timore. Il vino che stavamo bevendo. Del genere che dopo il primo sorso metà della tavolata era verde in faccia e tutti a dire "Eh ma che zozzeria". Io rispondo con sicumera grazie al mio fegato di gomma dicendo "Qual è il problema, rosso, bianco o sangria è la stessa zozzeria, questo ha il sapore dell'antigelo". E allora beviamo l'antigelo come se non ci fosse un domani. (Nel frattempo vi presento la controparte Inuit di Dioniso, appunto il protagonista dell'antigelo)



Quando già l'apporto calorico dell'antigelo era abbondantemente superiore rispetto all'Açorda il nostro buon Furão ha l'alzata di ingegno e mi sfida ad uno shot con un bicchiere di antigelo. Dicono che abbia vinto il primo round. Non contenti, pensiamo che sia necessaria una rivincita, e giù con il secondo. Quando si dice "il bere bene". Ormai ero scoppiettante come un tram Milano '28 e non mi avrebbero fermato neanche a cannonate. L'immagine che mi porto dentro è quella di un omino che ha appena finito di leccare diverse volte una rana brasiliana oppure che ha visto su Youtube 10 ore di Ipnorospo.

Il possibile obiettivo della serata si fa vieppiù sfumato, nel senso che tutto quello che si muove, pareti incluse, assume i tratti di "obiettivo critico". Il vino - pardon, il Paraflu - non finisce, i cartoni da cinque litri da dove sgorgava impetuoso volano via leggeri come farfalle di amianto, Lisbona è bellissima, è tutto bellissimo, anche quel tugurio di ristorante, anche la tipa in fondo al tavolo che chiameremo con rispetto e morigeratezza Vier Augen.

Pim pum pam e che si fa ragazzi? Stai fermo lì che te lo do io il promemoria (questa frase calza a pennello), andiamo al Bairro, drinkino easy e poi andiamo alla Pensão do Amor, visto che non sono l'unico che avrebbe piacere ad andarci e perché una serata così non si può chiudere in maniera diversa. Bella bella, grandi grandi, bravi tutti e ce ne andiamo.



Lungo la strada, breve peraltro, che dal ristorante porta al Bairro attacco bottone con tutto quello che si muove. E questo è solo l'incipit. Parlo di musica italiana con delle tipe random portoghesi - sia chiaro sin d'ora, tutta gente comunque del mio gruppo -, parlo con la tipa che era seduta a fianco a me al ristorello, con Vier Augen e, chiaramente, con LA SORELLAAAAAAAAHHHH. Ci fermiamo in un bar dove si va di shot che cerco peraltro impunemente di non pagare scappando in bagno e poi vengo richiamato all'ordine (ma che c'avevo per la testa?), poi comincia a salire la chimica e si mangia io col Furão un cachorrão pieno d'ogni ben di Dio chimico e sintetico che però si squaglia senza se e senza ma sotto al peso del Paraflu mentre si conversa di esercizi consigliabili su come tonificare i glutei senza però dover andare in palestra, si ri-esce e non ho la più pallida idea di con chi io stia se non per quelle due facce note che girovagavano da quelle parti e non mi interessava più niente ma io volevo solo solo tanto LIMONE o altrettanto Paraflu e allora si risolve tutto a tarallucci e antigelo ed al grido di "Tutti alla Pensione!!!" ci muoviamo massicci fino a Cais do Sodré.

Indeed, mi sono perso qualche dettaglio, eravamo usciti in una ventina di persone dal ristorante, ci ritroviamo in 8. 12 persone sono state centrifugate da Paraflu e frutta del grog-sangria di cui ante.

Dentro è delirio. Il mio canino raggiunge le dimensioni di 38 centimetri in adamantite foderata e ha già prodotto incisioni rupestri sulla calçada portuguesa di mezza città. Gli occhi strabuzzanti tipo pupazzo gonfiabile che saluta come uno scemo si inondano di sangue, mi sento come in un First person shooter. Con la differenza che un professionista di First person shooter ci sa fare, io al massimo finisco così:



Ed oltretutto iniziano le sorprese. Vado verso il bancone e mi ritrovo uscente dalla foresta di gambe, braccia e ormoni della Pensão il mio coinquilino João. "Eh sono arrivato da poco - ma sei da solo? - sì dovrebbe essere arrivato anche Ricardo - l'unificatore di opposti? - sì, da King". Bene! Avanti Savoia! La questione diventa vieppiù interessante!

Facciamo un giro per il locale alla ricerca dei miei amici e di Ricardo e - bingo! troviamo tutti. Con una nota di folclore interessante. Ricardo è seduto in una stanzina della Pensão circondato da 4 - non una o due, quattro - tipe di cui una figa over 9000 a conversare amabilmente del più e del meno.

Considerazione. Hai capito che a unire gli opposti e a fare lo spaccone magari ci si guadagna qualcosa? Ma ammè checcazzomenefrega ammè, tanto sono ON FIRE™, ho ettolitri di antigelo e tequila che scorrono nel mio corpo come l'Acheronte e ammè me ne deve fregare di una biondona brasileira over 9000? Pensiamo a quello che importa veramente:

LA SORELLAAAAAAAAHHHH!!!1!1!

Il livello ON FIRE™ diventa molesto quando inizio a parlare con LA SORELLAAAAAHHH, poi mi lancio sulla mia vicina di ristorante, decido che è tempo di fumare e vado in un balconcino e mi metto a parlare con un'altra amica quando sopraggiunge una cameriera coi capelli ROSSI NATURALI (svengo), tipo trentordicimila punti Tazza d'amblè che mi ricorda che non si può fumare sul balcone e le rispondo "Fammi tuo", spengo il paglione e rientro, mi bevo il mio mezzo litro di birra ed il fumo mi esce dalle orecchie e poi... e poi... e poi un cazzo, però ho l'alzata di ingegno di invitare LA SORELLAAAAAHHH a ballare, e lei mi risponde "ma vuoi ballare con questa musica?" e io le rispondo "hai ipotesi migliori?" e bum, in pista.

Mi sono reso conto solo dopo che effettivamente la musica in quel momento faceva schifo, ma tant'è, Tazza improvement of the day is: porta una tipa a ballare. Adoro l'antigelo. L'unica cosa è che non mi ricordo poi come siamo rientrati alla base. Forse stava chiudendo il locale. Forse no perché mi ricordo che ritornando al tavolo dagli altri vedo che João stava parlando amenamente con la festeggiata, Ricardo era rimasto con la brasiliana over millemilamiglia, io producevo incisioni rupestri di qualità con gran perizia. Mi ricordo anche che in un frangente random della serata inizio, così a caso, a baccagliare furente la sopracitata Vier Augen. Non ho la più pallida idea di cosa abbia potuto pensare di me, ma ho come il vago sentore che avesse ragione. E poi mi sembrava anche un po' coinvolta. Ma questo non importa, se non sbaglio stavo facendo la coda per andare in bagno.

La serata si avvia alla conclusione quando la discoteca chiude, alle 4. Usciti dal locale, decidiamo di andare all'ultimo ritrovo della notte lisbonese, la Merendeira, a mangiare un pão com chouriço meravigliosamente buono. E finalmente rientro in me, che il pãozinho innaffiato da una tranquillizzante Coca Zero mi rendono gradevole e a modo. Come se non fosse successo niente. Ma giusto per non togliermi nulla, dico alla sorella "ma domani già te ne parti? Ma no dai rimani qui ancora un po'! Dai giovane! Dai tonica!"

"Eh non posso, ma ci scambiamo l'amicizia su Facebook ok?"

Ammetto che un po' odio questa modernità.

Ad ogni buon conto, easy e tranquillo e persino un po' stanco mi avvio a piedi verso gli autobus, mi fermo a prendere le sigarette, l'autobus parte e mi porta a casa in tempo per farmi l'insulina ed andare in letargo, ormai alle 6 del mattino. E lieto mi addormento, felice per una serata veramente divertente passata con tanti cari amici ed un parterre femminile non da hotel 5 stelle ma di qualità in ogni caso, o meglio sorprendente, ma sopra ogni altra cosa sogno grato al vero King della serata: il Paraflu portoghese in cartone.





 

lunedì 11 marzo 2013

Being ON FIRE™ significa mettere in chiaro un paio di cose con se stessi, o del tempo di smuovere un po' le acque.

Dopo l'ultimo post di questo ameno blog, post che per tutta una serie di ragioni si è dimostrato disastroso indeed, e dopo un pausa di riflessione in merito alla pubblicazione di ulteriori post essenzialmente dovuta, in realtà, alla mia permanenza in Italia per due settimane, ecco che è ritornata in me quella volontà famelica e pervicace di spoilerare senza mezzi termini le mie avventure tacchineggianti (tanto sapete bene tutti che non spoilero tutto tutto, diciamo così, solo le cose importanti e speziate).

Proprio per cominciare, metto subito in campo l'assunto principale di questo post, ovvero sia

ON FIREEEEEEEEEEHHHH™

(potrei in questo caso pubblicare una musichina metalleggiante ma zaura che recita "Hearts on fire, hearts on fire, burning burning with desire", ma invece pubblico un classico ormai più adeguato al tenore del post e infarcito di gustosi e gradevoli ricordi)


Assunto del post che in realtà assume contorni leggermente più sfumati rispetto al significato che avrebbe, ossia "esco di casa e faccio un macello", se associato ad alcune conversazioni avuti durante la mia permanenza nel Belpaese. Andiamo per ordine, in ogni caso, e Avanti Savoia.

In procinto di partire per l'Italia mi trovavo completamente ON FIRE™ per varie ragioni. Le più superficiali sono relative alla politica per le imminenti elezioni e per il mio gatto, ma chiaramente mi sentivo un leone infuocato perché col viaggio in Italia avrei incontrato diverse persone a me sì care, avrei scoperto alcune sorprese, avrei commesso errori madornali, avrei svolto diversi piani di attacco (inutile dirlo, andati tutti a ramengo) e avrei passato un periodo a full throttle, del genere dormi poco che hai tanto da fare.

Strano a dirsi ma non è questo il posto adeguato per raccontare cosa successe nei dettagli, ma visto che siamo persone efficienti, badiamo ai risultati.

In una conversazione con una mia carissima amica, mi viene detto:

"[...] sei un figo, ricordatelo, sii carino e dolce ma schiena diritta. Essere fighi è una condizione dell'anima, bisogna crederci prima di esserlo".

Punto di svolta epocale. Risultato pratico: focus totale sull'obiettivo, energie moltiplicate, volontà di gettare il cuore oltre l'ostacolo; nello specifico: basta essere carini e coccolosi, adesso si tiene più in conto l'estetica, la dialettica, l'intensità dell'approccio. Come direbbe Maccio, "mobbasta veramente però". Impariamo, in questo senso, dal senso comune e dal contesto dell'azione del vero tacchino. Non importa chi tu sia, quello si vede alla lunga, emerge sulla distanza; quello che importa è l'hic et nunc, il resto si vedrà.

E devo dire che ho come avuto l'impressione che qualche risultato sia emerso. Vediamolo nello specifico.

Rientro pochi giorni fa in Portogallo e torno a lezione di tedesco. Qui mi trovo con qualche gentile e gradevole collega di corso che insomma, diciamo che risulta apprezzabile. Va bene, sperimentiamo un po' il fuoco, vediamo che succede.

"Beh sai cosa? Ti trovo proprio bene, e devo ammettere che sei particolarmente a modino. Anzi sai che ti dico? Hai stile. Mi piaci perché a differenza delle altre portoghesi sai meglio come metterti a modo, sembri quasi italiana. Brava, sei proprio tonica" [Estratto di un dialogo più articolato e inventato di sana pianta solo in virtù di un training al sapore di fettina di tacchino panata, nda].

Brodino di giuggiole. Il mio lato più machista - che si badi bene, è grillino - stava gridando "ma cazzooooooohhh fai due complimenti inventati di sana pianta e questa non capisce più niente?!? VERGONIAAAAHHH!!!11!1". Al che l'ho zittito al grido di "torna in cucina!!" e mi godo il momento. Bene, bravo, vediamo col prossimo giro.

Dopo lezione una vecchia amica di questo blog, la luso-ucraina Olena, riemerge di prepotenza dicendo "chi se lo beve un caffè?". Chiaramente alzo il mio poderosissimo braccio con gesto perentorio, come per marcare il territorio, e dico "mi andrebbe un gustoso e gradevole caffè, non ti spiace se vengo?". Chiaramente la risposta reale è stata "A ruota. Andiamo", ma leggasi "Offro io ma stai alle regole del gioco che impongo io". Un'altra volta il feedback è stato particolarmente positivo, dialogo gradevole, grandi sorrisi, ricchi premi e cotillon. Bene, direi che quindi i feedback sono positivi e si può piantare dei paletti un po' più definiti. Almeno sulla metodologia ci siamo, sui contenuti e sugli obiettivi vedremo.

In questo senso torna - anche lei di prepotenza - la nuova coinquilina slovacca, colei che mandò in subbuglio la metà maschile del palazzo dove vivo - si badi bene, non una persona o al massimo un piano, ma il palazzo intero - che grazie ad una cena interessante sabato scorso, innaffiata con classe con del Grignolino d'Asti e del Dolcetto d'Alba, ritorna tonica e gloriosa nel computo del Work hard, play harder.

Ora, sia chiaro, io ci metto l'impegno e la tonicità, ma vorrei evitare nel limite del possibile di avere la stessa tonicità di Hitler nel '41, del genere "Apriamo nuovi fronti a cazzo che tanto si vince tutto", o del Partito Democratico ad ogni tornata elettorale. Sappiamo come è andata a finire, in entrambi i casi. Quindi, e lo dico col cuore in mano, per una volta, sorte, fato e fortuna, assistetemi. Eccheccazzo.

Che poi le gag è facile farle, almeno, per quanto mi riguarda, dopo gli ultimi sconvolgimenti dialogici e conversazionali (le parole sono sempre molto importanti) che hanno indotto questa interessante mutazione in me che non mi vergogno a descrivere in questo post;  la cosa che mi turba un po' tuttavia è se effettivamente valga la pena farle. Con chi, perché, quali le prospettive, cosa voglio, come, quando. Domande legittime in realtà, ma ammetto di essere un po' combattuto. Chiamerei tutto ciò come la Sindrome dell'Uomo più Furbo del Mondo, perché - seppur non lo sia ed in qualche modo non voglia esserlo - penso che questa sia una prospettiva di vita sociale a me ancora misconosciuta e della quale non riesco a immaginare le eventuali evoluzioni. In ogni caso è interessante, e sono curioso di sapere che risultati produrrà. Che sono essenzialmente due:

Gran copia di LIMONE DURO oppure un mazzo da Ramino di DUE DI PICCHE™ (compresa la carta dei punteggi del bridge).

Avanti Savoia. E sempre ON FIRE™.