mercoledì 21 novembre 2012

Tanto va la tazza al lardo che succede un bel disastro, o dei bei piani andati wie immer a ramengo.

Or bene, credo proprio di aver deciso che a me Sarah piace un macello. Ma proprio tanto. E confesso in tutta sincerità di pensarci spesso, a questa figliuola. Ma tant'è, una volta che ho stabilito che cosa voglio, ho deciso di armarmi per bene e vedere di passare all'azione. Ma chiaramente, questo ha implicato una selezione rigorosa delle vittime sacrificali che hanno iniziato a sorbirsi le mie paranoie, seghe, dubbi, proiezioni strategiche e dolori vari al petto che tutto ciò implica. Perché siamo chiari: se c'è una cosa che odio più della morte o della vita o dei miei stronzissimi coinquilini è tacchinare una ragazza che mi piace. Marie Josefine lo sapeva bene, perché fu una delle prime cose che le dissi dopo che ci eravamo messi assieme: il mese e mezzo di tacchinaggio precedente è stato tra i momenti più brutti e bassi della mia vita. Ah, se le regole del gioco del tacchino fossero diverse... o persino meglio, ah, se il gioco del tacchino non esistesse! Si risparmierebbero disastri ormonali, seghe di ogni genere e tipo, strategie, pensieri e tanti, tanti soldi. Ma andiamo al dunque.
Dicevo che ho deciso più o meno razionalmente che quella meraviglia di figliuola del Württemberg svevo è l'oggetto del contendere, il nodo gordiano, il punto di arrivo. Solo che non sapendo cosa fare per sciogliere questo noduncolo, chiaro, di certo non prendo una daga e lo taglio in due, decido di rivolgermi a qualcuno che sia di fiducia, che sappia darmi una dritta buona e che tifi per me. Ah, cosa darei per avere qui Margaux e Till un'altra volta! Loro di fatto contribuirono in maniera più che sostanziale al buon esito della gag con Marie, e per questo sarò per sempre loro debitore. Té, vi meritate una fotina:

Till e Margaux, i principali collaboratori di una storia bella. Seri ed irreprensibili.
La mia ricerca di un amico che si trasformi ogni tanto in una valvola di sfogo per le mie pippone indecenti mi ha portato a pensare nell'ordine: uomo o donna? Donna, perché si deve andare a vedere cosa le donne vogliono (non lo sanno mai ma lo vogliono sempre), quindi escludiamo amici vicini come il buon Furão o il simpatico e barbutissimo Pedro Jorge; amiche sì, ma quali? Sonia, la ragazza di Igor? No, c'è confidenza e simpatia ma non sono molto convinto, e soprattutto ho bisogno di qualcuno di più "presente". La mia coinquilina? Ahahahahahahahahahahaah bastarda devi morire.

Una foto della mia coinquilina colta di sorpresa al parco di Bela Vista, Lisbona. La reazione alla foto è stata "UH UH UH! AH AH UH UH AHHH AHHH!!! UH AH UH UH AH LE CHUCK UH AH!!"
La scelta cade un po' per proposito, un po' in quanto una scelta naturale su una cara amiga portuguesa, Susana. Di fatto ci vediamo spesso, 3 volte a settimana in uni dopo la lezione di tedesco, ormai abbiamo un buon grado di confidenza e sono sicuro che sia una persona affidabile, senza se e senza ma. Al che venerdì scorso inizio ad elemosinare qualche dritta su come cominciare, perché da qualche parte pur bisognerà iniziare. E chiaramente la prima gag che mi propone mi lascia, come al solito, basito e frustrato.
"Beh sai in fondo dovresti trovare un modo per essere in una botte di ferro, insomma, essere il più ambiguo possibile". Ed interviene Sonia, ivi presente, dicendo: "Guarda se Igor non mi avesse regalato un *censura anti-spoiler* non mi sarei mai resa conto che aveva qualche interesse nei miei confronti". "Buona idea - aggiunge Susana - potresti farlo anche te: sai alla fine se caschi male puoi sempre dire 'beh non vedo perché non avrei dovuto farlo' (NdR, in tedesco tutta questa frase sarebbe solo "Darum!") e salvi baracca e burattini, ma se va a buon segno hai fatto bingo, perché di fatto non dici nulla di te ma hai messo la pulce nell'orecchio".
Esticazzi. Ho passato una vita a lottare con me stesso per essere sempre naturale, sincero e diretto ed ora in qualche modo devo essere sottile, calcolatore e ambiguo. Quem me dera.
Vabbé, vamos a isto mi sono detto ed ho concluso: "Giovani, io di voi mi fido, quindi possiamo lanciarci in questo psicodramma. Susana, quando andiamo a prendere questo presentino? Lunedì?" "Mi sta bene, andata per Lunedì".
Passano i giorni, non sono sicuro - io non sono mai sicuro - di aver fatto la scelta giusta, se una persona praticamente sconosciuta mi facesse un presentino così dal nulla avrei la certezza matematica che gatta ci cova e sta cercando di corrompermi o ci sta provando con me. Ma la situazione è tale che non posso né voglio mettere in dubbio le direttive, insomma, Susana e le altre amiche sapranno cosa si può fare (secondo me no, ma l'importante è farlo sempre). Intanto sabato mando un messaggio alla giovine di Ulm confermandole che per mercoledì potevamo fare il nostro tandem. Bene, la situazione tattica è creata, i compagni di viaggio sono presenti e disponibili, l'idea c'è, insomma, è tutto pronto. Lunedì andiamo alla FNAC.

(Quanti di voi hanno pensato che avrei comprato un gioiellino di Swarowsky?)

Alla fine il regalo neutro, ambiguo, significativo ma anche no, insomma, il sinonimo della certezza è un libro, un libricino in portoghese perché così è legato all'ambito nel quale io e la meraviglia ci siamo conosciuti, ossia il tandem; poi è un libro e non è compromettente per nulla, e come detto sopra in caso di dubbi domande e sceneggiate posso sempre rispondere "Darum!". Ed il meglio è la dedichina che chiaramente avrò l'accortezza di mettere sotto il titolo dell'opera. Il libro oltretutto - e devo ammettere di essere stato fortunato - mi sembra molto tonico per lei visto che è una collettanea di racconti - molto meglio che un romanzo per chi sta imparando una lingua - di autori lusofoni - bella gag, l'internazionalizzazione altresì detta Multi-Kulti auf gut Deutsch -. Ed infine, la dedichina. Io chiaramente pensavo a qualcosa di moooolto smilzo, proprio per evitare di smascherarmi da subito (o forse è una delle tante giustificazioni che mi do per non dire che sono un omuncolo terrorizzato? Mah...), del genere "Lern Portugiesisch! Es ist wichtig! :D Ste". Ma una volta di più ho seguito i consigli della mia tutrice che ha optato per qualcosa di più sbilanciato. Alla fine il risultato è stato "Lern Portugiesisch! Es ist wichtig! Ofereço-te este livro para que não te esqueças de Portugal e das pessoas que conheceste. Beijinhos, Ste". Inutile spiegare per quale incredibile gioco di contrappesi questo messaggio sia stato scelto, ma tant'è, suona bene e allora giochiamocela. Di una cosa sono certo: non sono in grado di fare il diplomatico, aldilà dell'aspetto formale che il termine e la professione indicano, visto che ormai gioco sempre a carte scoperte.
Regalo comprato, dedica scritta, imbustato e pronto alla consegna. Nella mia testa risuonava in continuazione "Aiò, Dimonios, avanti e fortza paris!" e mi sentivo ben tonico. Aspettiamo mercoledì.

Nel frattempo ieri, purtroppo, è morta Giulietta, il gerbillo che avevamo in casa. Mi è spiaciuto molto, anche se non l'ho mai voluto ed è stato l'ennesimo capriccio che quei cretini che dimorano nelle stanze a fianco alla mia si sono voluti togliere. Dopo 3 settimane non la cagavano neanche di pezza. Ecco la cifra di un capriccio:

Se uno ha bisogno di un post-it per ricordarsi di dar da mangiare ad un animale che ha voluto, è senza dubbio più bestia dell'animale in questione, qualunque esso sia.
Finalmente giunge mercoledì. Mi sveglio presto al mattino, avevo lezione di tedesco, ma sono tonico e vivace: mi tiro su un quarto alle otto, flessioni, doccia, caffè, capello a modo con un tocco di gel, dopobarba tedesco usato come profumo (in modeste quantità, giusto due-tre bracciate), arrivo in università, colazione con un croissant e un altro caffè ed attenzione inanello la prima figura barbina. Ero solo, mancava mezz'ora all'inizio della lezione, decido che posso inviare un messaggio alla luso-ucraina del mio corso, per vedere se c'è. Nel frattempo vado a prelevare, aspetto, finalmente incontro un altro collega del corso e ci mettiamo a conversare. Mancano 5 minuti alla lezione, per caso decido di buttare un occhio al cellulare e vedo che la giovane luso-ucraina mi aveva risposto. 20 minuti prima. Bene. Invitandomi a prendere un caffè con lei. Benissimo. Come presentarsi al meglio. Ossia non presentandosi e mandando tutto a ramengo. Tant'è.
Decido di mandare un messaggio alla meraviglia ulmese confermandole alle 4 del pomeriggio.
Poco prima di incontrarmi con Susana per pranzare assieme come al solito, ecco che mi giunge il messaggio tanto atteso: "Ehi Ste guarda che oggi non ci vediamo, ho pensato che non avessi tempo e mi sono organizzata con altro".

E ma allora sei un po' stronza anche te.



"Tesoro checcazzo ma non l'hai ricevuto il mio messaggio di conferma sabato? Avevo preparato anche una lezione apposta per te!"
"Oh wie Schade [esticazzi, ma allora sei babba forte], non l'ho mica ricevuto, vabbè facciamo venerdì?"
"Guarda, va bene venerdì giusto perché sei tu. Ma fai ballare l'occhio, eh?"

Ovviamente i miei messaggi supra descritti non erano propriamente espressi in questi termini. Diciamo che richiamavano alla mente più la seguente immagine, che chiuderà quest'altro capitolo pietoso della mia incapacità a tacchinare. A presto nuove novità.


lunedì 19 novembre 2012

The Real "Drevený zemiak" o delle prime immagini della Musa di questo blog.

"Passano i secoli, passano i millenni, passano gli uomini che si alternano ai governi, passa la palla che il gioco è bello in tanti", diceva il saggio. E dopo una pausa di riflessione dovuta allo smembramento della copertura dei miei organi genitali (richiedo di nuovo l'aiuto del saggio di cui sopra: "Non scruti lo scroto perché sei discreto") sono orgoglioso di presentare a tutto il mio folto pubblico (come direbbe Livio Licinio Antonielli, chi sa chi è vince 2 Super Bock da mezzo litro offerte da me) l'unica, vera, incommensurabile drevený zemiak nel suo habitat naturale, ovvero il mio corso di tedesco.
Ecco una foto tratta dal culmine di una lezione di tedesco. Questa foto serve solo a contestualizzare, mostra professore e diversi altri Kommilitonen intenti a... bom, fate voi.


Si noti oltretutto che la ragazza con la felpina rosa è la Luso-ucraina di due post fa, la concorrente numero 3.

Ma passiamo al dato che importa: vediamo chi è la drevený zemiak. Senza mezzi termini, "Vai Jack".


Analizziamo con perizia alcuni dati. Punto 1: non ho voluto azzardarmi ancora a chiedere una foto come si deve, d'altra parte sapete, è un po' come spoilerare il blog intero. Approfittiamo di quello che abbiamo, presto sono sicuro che avremo altre fantastiche foto. Punto 2: la ragazza in questo momento fa flessioni. Guardate come posiziona bene le braccia e come inarca la schiena per fare bene le flessioni. Una vera atleta professionista, o direi persino "professionella". Punto 3: le unghie fluorescenti. Non ci avevo fatto caso quando ho scattato la foto, ma ora che la pubblico ammetto candidamente: fanno cacare gli stitici ed hanno una naturalezza ed una grazia che può provenire solo da Chernobyl. Punto 4: beh, bel culo, via. Pane al pane, vino al vino. Punto 5: la giacca nera sulla sedia è mia.

Conclusioni: questo è quello che si fa alle lezioni di tedesco, ossia flessioni e prendere il mio orecchio sinistro con la mano destra facendola passare sopra la testa. Poi mi chiedo perché il mio livello B2 sia estremamente sopravvalutato. Ma quello che più conta è che abbiamo una rappresentazione di una parte importante di sé della Musa del Blog, e spero che mi guidi tonico per arrivare là dove nessuno è mai giunto prima.

martedì 13 novembre 2012

Della timidezza, del pane e degli incontri al fulmicotone sull'autobus.

Oggi, mentre stavo tornando dall'università verso casa dovendo pulire la ritirata, altresì nota come "toeletta", mi capita una gag molto interessante che casca proprio a fagiuolo considerando la missione di questo blog. E questa avventura, oltretutto, mi galvanizza non poco perché riporta in auge quello che forse è il mio principale problema col mondo, specialmente con il lato occupato dalle meninas, ovvero sia la timidezza.

Andando per ordine, avevo appena lasciato un'amica di fronte all'ICS, un istituto a fianco alla mia università, con l'idea di andare a pié sospinto a prendere l'autobus che da Entrecampos mi avrebbe portato a casa. Essendo ragionevolmente in anticipo, mi ingiungo di passare al supermercato per prendere del pane, cosa che non mi avrebbe rubato più di pochi minuti e che mi avrebbe lasciato il tempo di raggiungere la fermata in tempo per non perdere l'autobus, mission decisamente importante perché altrimenti avrei dovuto attendere ben mezz'ora. Or bene, mi fiondo dentro, vado diretto al banco panetteria, prendo il mio succulento pane tonicizzante e mi rilancio verso le casse. C'è solo una ragazza davanti a me, con un po' di roba da passare in cassa. Io ho solo il mio panino, e mancando 8 minuti al passaggio dell'autobus, ho un po' di fregole.

Passano 60 secondi, la tipa sta quasi per cominciare a disporre la sua artiglieria alimentare sul tapis roulant della cassa quando preso da un moto di spirito le chiedo, col mio pornoghese d'altri tempi e dando pure del lei: "Olhe desculpe, tenho só este pão, não se importa se eu passar a frente?". Senza stare a dire che perdo l'autobus, parliamo delle cose come sono. Tu artiglieria "calibro ho fatto 2 etti e mezzo, lascio?", io la fionda di Bart Simpson, io passo che devo pagare un solo euro, te in coda. La ragazza gentilmente mi accorda la grazia e mi fa passare. Mancano 6 minuti. Apro il portamonete ma no cazzo ho solo 44 centesimi di euro devo cambiare il pezzo da venti ehi tu giovane impiegata sottopagata di supermercato e magari anche un po' triste datti una mossa mentre la tipa che mi ha lasciato passare va a riposizionare il carrello e torna indietro gioviale NO CHE NON CE L'HO LA TUA STRACAZZO DI CARTA DEL SUPERMERCATO PAGO SOLO PECUNIA NON OLET DATTE 'NA MOSSA grazie per il resto e tenha uma boa tarde adeus sono già fuori dal supermercato col mio pane succulento e morbido pronto per andare a prendere l'autobus.

Per quale ragione racconto tutto questo? In realtà non lo so, so solo che mi sono premurato di ringraziare un'altra volta la tipa che mi aveva fatto passare davanti quando la reincrocio nel supermercato mentre si apprestava a riempire i sacchetti - i pornoghesi tengono molto alle formalità della buona educazione -, penso ad una vecchia gag che avevo visto alla candid camera dove un tipo con solo una bottiglia d'acqua chiedeva se poteva passare davanti in cassa e poi *bumba!* sei il milionesimo cliente hai vinto putas e vinho verde, con infastidita reazione del cliente scalzato. Bando alle ciance, mi lancio rapido verso la fermata. Aspetto qualche minuto. L'autobus ancora non si vede, tant'è, c'è gente, aspettiamo. Patatrac.

Dopo due minuti, arriva la tipa che mi aveva lasciato il posto in coda alla cassa. Sguardi che si incrociano per un secondo. Il pane appena comprato perde vitalità. Comincio la mia attività preferita, ovvero elucubrare ed immaginare dialoghi probabili o meno con costei.

"Ehi ciao, grazie ancora per avermi lasciato il posto, se sei riuscita ad arrivare e la 749 non è ancora passata tanto meglio, ma la prossima volta ti consiglio di non farlo perché hai rischiato di perderla sul serio... in ogni caso ti è andata bene, via. Diciamo che ti sono debitore eheh"
"Eh lo so, infatti ero in dubbio se lasciarti passare o meno, ma in fondo non avevo scuse, tu avevi solo un pezzo di pane, ho sperato - e devo dire che ho avuto ragione - che non ci fossero intoppi. Beh, in fondo ora sono qui, l'autobus sta per arrivare, quindi direi che è andato tutto bene e sì, ti sono creditrice"
"Permettimi di presentarmi, sono Stefano, sono italiano ma vivo qui a Lisbona, da cui il pane..."

"Ehi, sei riuscita ad arrivare, figo. Grazie per avermi lasciato passare..."
"Eh sì, sembra che ce l'abbia fatta..."
"Vai verso l'ISEL? Io abito da quelle parti..."
"No, scendo verso Avenida de Roma..."
"Bella zona! Sei lisbonese? Io sono italiano, ma ormai è da tempo che vivo da queste parti..."
"Italiano! Interessante..."

"Ehi, non pensavo dovessi venire qui, quasi ti facevo perdere l'autobus"
"Fatti gli affari tuoi"
"Oh yeah, giggity giggity goo"

Il tutto nei due minuti in cui l'autobus arrivava in definitiva, accosta, apre le porte, comincia la corsa al posto. Ma chi era questa tipa qui? Ich bin Niemand, direi, ossia era una ragazza, probabilmente sui 22-23 anni, di quelle che non si notano particolarmente se si incrociano, e magari le frotte di maschi allupati che vagano per le strade non si girano all'unisono per valutare le natiche della fanciulla. Magrettina, tendente all'hipster, All Star di colore improbabile e jeans stretti verso le caviglie, maglione del 1932, occhialoni oltremodo grossi, un viso semplice, di una ragazza che non si mette i tacchi per andare in università, che sembra una persona semplice, non terrorizzata che un uomo solo per essere uomo è o pericoloso o una merda, che guarda negli occhi e sorride appena, senza crismi, che trasmette felicità con lo sguardo, una persona appena goffa nei movimenti, che ha difficoltà a prendere 3 sacchetti di spesa e una tanica di 5 litri d'acqua contemporaneamente e che decide di farlo con libri e raccoglitori sotto braccio, che fa sorridere per la semplicità e incanta per l'empatia.

Dopo tanto elucubrare, con le porte dell'autobus aperte e i primi passeggeri a salire, l'unica cosa sensata che mi viene in mente nell'unico momento in cui potevo profferir parola fu: "Hai bisogno d'aiuto?"
Sguardo veloce, mezzo sorriso simpatico, e "No grazie, ce la faccio da sola", anche se non ce la stava facendo. Aspetto che si sistemi e che salga entrando per ultimo sull'autobus, così che magari non si perde in mezzo a sacchetti e raccoglitori. Entro nell'autobus e mi metto in un punto spazioso, senza sedermi. Lei è davanti a lato del conducente. Penso ad altri 100 dialoghi possibili, tutto facile quando si hanno i piedi ben saldi per terra e si sta a quei 4-5 metri di distanza di sicurezza. Intanto me la rido perché quella ragazza a malapena riesce a stare in piedi nonostante la strada sia praticamente sempre tutta dritta, si tiene aggrappata ai tubi corrimano per non cadere e quando non si tiene per sistemare i sacchetti della spesa a momenti vola, guarda ossessivamente i sacchetti, il conducente ed il mondo fuori dall'autocarro. La tipa più impacciata di tutti i tempi. Semplicemente irresistibile.

Alla prima fermata fa per scendere, con un altro carosello di sacchetti e raccoglitori. Si aprono le porte e sta ancora sistemando. Recupera tutto, un sacco di gente è già entrata, altrettanta è scesa, lei nel mezzo, passa di fronte a me, sguardo, "Ciao" dico io, non so neanche se risponde o meno perché intanto suona l'allarme di chiusura porte e praticamente salta dall'autobus dopo un mezzo grido del genere "Ehi conducente, io non voglio stare qui!" ed io che mi immagino un altro film del tipo che gridavo "Ó Chefe! Peraí! A menina aqui ainda deve sair!", la salvavo e le portavo i sacchetti della spesa a casa galoppando su un drago.

Scende, l'autobus riparte e se ne va. Mi immagino ancora che domani andavo nei pressi della fermata dove è scesa e l'aspettavo, per dirle solo ciao. Dopo peraltro un complicato conteggio di dove potrebbe abitare giudicando dalla direzione verso cui si è mossa scendendo dal bus, escludendo la stazione successiva e pensando a quali autobus potrebbe prendere per andare verso Entrecampos sempre che vada in autobus e non a piedi. Vederla arrivare, sorriderle, dire ciao ed iniziare a conversare.

Non andrò là né domani né mai. Non sono riuscito a dire niente quando potevo e non mi sono mosso quando dovevo. Domani le cose non cambieranno. E' trenta anni che vado avanti così, mi viene in mente una ragazza che ho visto a luglio a Milano che ha accettato di uscire con me una sera. Glielo avevo chiesto via Facebook perché a chiederlo dal vivo non ci riesco, anche se vorrei. Siamo usciti, bella serata, parliamo, mangiamo, ridiamo, è bello e quando deve succedere tutto quello che conta chiaramente non succede nulla. Perché vorrei ma non posso. Non ci riesco. Spero di rivedere questa ragazza un'altra volta e sperare di essere sufficientemente tonico per fare quello che normalmente non faccio, quantomeno per rispetto nei miei e nei suoi confronti.

 Mentre questa ragazza sull'autobus, carinissima, amorevole e tutto quanto, è stata solo una delle tante, tantissime persone che magari mi hanno sorriso ma o non me ne sono mai reso conto, oppure non ho saputo come fare qualcosa che volevo fare o dire e che non è uscito dalla scatola di carne e paura dove vivo.

Foto scattata da un'amica col filtro meme. Il meme sulla mia faccia non è stato scelto da nessuno. E' capitato. 



venerdì 9 novembre 2012

Parte 1: chi sono le attuali candidate, che cosa sembrano e qual è la loro attitudine di fronte alla verdura e tuberi.

Dopo alcuni giorni di riflessione, è bene iniziare a vedere chi sono le candidate al Toto-Tazza. Ossia, chi potrà mai essere una possibile papabile preda per Tazza? Bene, vediamo un po'.




In ordine di importanza crescente, la top 3 attuale, perché mi piace giocare come la Germania nelle 2 guerre mondiali, in mezzo e con tanti fronti tutt'attorno, è così costituita:

3) Olena. Dove pesco una tipa con un nome così? Qualche mio amico malelingua potrebbe dire che l'ho tirata su con arroganza nei peggiori bar di Caracas. Ed invece no.
Olena, età compresa tra i 35 ed i 75 anni ben portati, per cui sembra che ne abbia 20 o 21 al massimo ma non è vero, nel suo paese d'origine sicuramente hanno avuto problemi con l'anagrafe e non hanno registrato un catzo, come è capitato a Weah od a Eto'o. Costei è ucraina, e si porta dietro tutto il fascino dell'Europa dell'Est. Con due dati importanti: il viso, lo sguardo, tipicamente ucraino, è solare come il sole portoghese e freddo come la steppa ucraina; il fisico, invece, è più tendente al matarruano portoghese che alla stanga ucraina: tendente al tracagnotto, ma in fondo è sempre meglio la carne che l'osso, ma ancora sufficientemente agibile. Al contrario del clamoroso esemplare a seguire, la capacità di vestizione è tendente al trasandato, quindi più affine al mio. Mai vista in gonnella e stivale. Molto male. Grosso modo, costei può essere trasposta in termini di imagetica così:

Matrioska tipicamente ucraina, con gestualità matarruana portoghese.

Pro: un viso che non passa inosservato, una solarità unica e affascinante. Il mischione est-ovest, ossia Ucraina-Portogallo, emoziona, come Pinot di Pinot.
Contro: sorridesse più spesso, sarebbe persino più tonica. Il fisico lascia un po' a desiderare.

2) Katarìna, slovacca, età compresa tra i 12 ed i 14 anni mal portati, per cui sembra ne abbia 21 ma in realtà  non è vero; estetica facciale tipica dei paesi mediorientali europei, col musino un po' schiacciato e un fisichino ben tonico che attira l'occhio anche all'uomo che non deve chiedere mai. In altri termini, fisico topo da gama come si direbbe in pornoghese, visino talentuoso che potrebbe dire di più (ricorda pagelle della gazzetta del tipo "6,5: medianone tutto polmoni").

Pro: ottenere il risultato con costei può a buon diritto diventare un racconto da tramandare per generazioni. "Cari nipoti, sapete cosa? Io mi sono fatto una SLOVACCA" "Nonno, nonno, che animale è?"
Contro: le sue labbra hanno quella tendenza naturale in diverse ragazze per cui tendono verso il basso, come nel seguente esempio:

Tipica ragazza con labbra tendenti verso il basso, in questo caso afflitta anche dallo strabismo di Venere.
Menzione speciale: la sua gnoccheria e gnuccheria sono le muse ispiratrici di questo blog. Lei è la patata di legno.

1) Sarah. Ha un secondo nome ma per ora non importa. Il suo cognome è anche un nome, però maschile, il che pone dubbi. Ma sorvoliamo sui dettagli onomastici. Quello che conta è che costei è, semplicemente, umanamente, singolarmente una MERAVIGLIA. Avrò modo più avanti di descriverla, quindi per ora rimaniamo agli elementi salienti, come quelli che ho descritto per le due candidate precedenti.
Sarah, 23 anni - lo so per certo, e direi che l'anagrafica corrisponde bene all'estetica -, indovinate di dove? Tedesca. Ulm, ma studente a Friburgo in Brisgovia. Che caso, quando andrò in Germania per le mie ricerche devo andare proprio lì oltre che a Berlino. Circa l'estetica: ha tutto della tedesca più tipica e stereotipata. Capelli biondissimi, occhi chiari, pelle bianca come la Luna; magra ma non eccessivamente, si vede che ha una cura per il corpo che arriva ai dettagli. Ainda bem, perché il fisico tonico che Madre Natura le ha dato non è stato buttato nel Klo ma si è preservato alla grandissima. Il meglio di costei arriverà con calma nei prossimi post. Difetto: si è dimenticata nel suo armadio a Friburgo i seni ed i glutei. Tendenzialmente piatta, in altri termini, ma questi sono dettagli, indeed.
Pro: semplicemente meravigliosa
Contro: ma cazzarola dovevi bere più birra quando avevi 7-8 anni così ti crescevano un po' di più le minne, e che diavolo... ma tant'è, possiamo sorvolare. Vai bene giovane, vai bene.

P.S.: pochi, o forse nessuno, si sono resi conto che 3 righe sopra, dopo la parola "meravigliosa", non c'è un punto. Non è un errore né una dimenticanza, ma sì è per riverberare l'amplitudine della parola oltre le normali regole della punteggiatura. C'è lirica, babbuini. Spero almeno che i vostri commenti e pensieri siano sufficientemente provocatori, come mi avete abituato.

martedì 6 novembre 2012

Disclaimer, quello di cui si parlerà e prospettive slovacche maschili e femminili.

Gira che ti rigira, è il terzo blog che apro. Il primo, addì 2008, era per raccontare la mia prima peregrinazione causa Erasmus in Portogallo (o Pornogallo), ed ebbe un discreto successo; il secondo, risalente all'anno passato, era per raccontare le mie peregrinazioni per la seconda venuta in Portogallo, e non ebbe alcun successo ma solo 9 post striminziti senza arte ne parte.
Data la parabola discendente e la calcificazione della retorica scritta, perché adunque aprire il terzo blog?
Ecco la ragione.

Patate. Per tutti i gusti, per tutte le età.


Capita che scrivo come al solito una stupidaggine su Facebook, invitando i miei amici a seguirmi nei miei delirî (ipercorrettismo, ma sappiate che il plurale di un po' di parole italiane vorrebbe l'accento circonflesso, tipo principî, varî, olî) e, come spesso accade, costoro mi seguono. Bene, bravi, e ora il risultato è che ho deciso di aprire questo blog riprendendo di fatto quanto detto nel post di cui poc'anzi e la crema di quanto invece descritto nella mia prima esperienza da blogger, ovvero le mie romantiche, divertenti, disgraziate avventure con il magico mondo femminile. Auf gut Deutsch, in sostanza riporto qui, ora che sono libero perché quella stronza della mia ex mi ha mollato, le mie disdicevoli avventure tentando di turlupinare, circuire, segmentare le ragazze e finire come sempre con il più classico, canonico, meritato - wait for it... -

Succulento e meritato Due di Picche™

Chiaro? Regole del gioco. Il gioco è divertente ma mi piace che tutti giochino. Chiunque arrivi a questo blog, lasci una traccia di sé, commenti, insulti, usi volgarità e parole ricercate a volontà, non freni la lingua e renda un esperimento divertente ancora più divertente. Datemi l'impressione che leggete e che magari vi scappa mezzo sorriso leggendo. E il gusto ci guadagna. Commentate, insultate e trasecolate.

Oltre all'italiano, so conversare anche in inglese, pornoghese e mi sto dilettando col tedesco. In questo blog si usa, si mischia, si confonde e si usano tutte le lingue che si vogliono. Se mai scriverò un post in tedesco, usate questa regola come disclaimer.

Il tubero legnoso del titolo è una tipa slovacca. Sarà la prima di tante. Sicuramente questo blog verrà tacciato di maschilismo e/o misoginia. Mettiamo subito in chiaro: non è così. Se le donne si sentiranno offese perché rido e derido il DISAGIO MENTALE™ che di tanto in tanto le pervade, si sentano in colpa con se stesse. Se gli uomini si sentiranno offesi perché essenzialmente l'unico uomo del blog sarò io, e non è un gran bel vedere, beh, arrangiatevi o apritevi il vostro blog machista.

Ultima regola: siamo qui per ridere. Non prendetevi troppo sul serio per una volta e pensate che c'è uno xilotubero slovacco che aspetta solo voi, da qualche parte del mondo. E se invece del tubero preferite il cetriolo, care amiche e cari amici, sappiate che i cetrioli, quelli ppuoni, crescono anche loro in Slovacchia. Approfittatene.

Cetriolo Slovacco, tipico della zona di Banská Bystrica.