sabato 21 dicembre 2013

I consiglî del Tazza: un vero decalogo per ottenere 100.000 punti-Tazza...

... e fare in modo che ogni maschio nei paraggi vi corra dietro.

Data l'assenza di news tacchine da Londra e il silenzio ormai tronituante di questo blog, ho deciso di salire in cattedra e provare a scrivere qualcosa di divertente per vere tacchine seriali, ossia, come diventare la preda più ambita di maschi-alfa, beta e persino omega.

Dovete sapere che qualche giorno fa su Facebook una carissima amica posta un link ad un blog in cui un sedicente santone dello stile e dell'estetica professava il suo decalogo per aiutare le tipe a "farsi correre dietro dagli uomini". Dopo aver letto il punto di vista di questo novello Sai Baba 2.0 - eccovi il link all'articolo - e dopo una meravigliosa discussione su FB circa la validità di cotali asserzioni, ecco che decido di chiudere il dibattito (cit.) e definire un vero e affidabile decalogo per ottenere gli ambitissimi 100.000 punti-Tazza e diventare la Regina del Celebrità. Perché, e cito il guascone del blog sopralinkato,

Abbiamo [noi uomini], pensate un po’, dei criteri di scelta. Cose che ci piacciono e cose che ci repellono. Possiamo, incredibilmente, dare un contributo al dibattito sul grande tema della seduzione. Possiamo introdurre dei distinguo, che donano persino delle sfumature al grande motto “ndo cojo, cojo”, di cui, ammettetelo, ci credete devoti e indefessi interpreti.
Beh, non è così.
Facciamo selezione, studiamo i casi, scegliamo.

E allora vediamo cosa scegliamo e cosa no. Avanti Savoia!


Disclaimer: sarebbe ridicolo avere pretese di oggettività in questo campo delicatissimo come le strategie per attrarre l'attenzione di uomini, donne, canguri e porri; tuttavia cercherò di proporre cose che, umilmente parlando, secondo me sono ragionevolmente accettabili e non perché siano da me particolarmente apprezzate, bensì perché, appartenendo ad un genere della specie umana, so che cosa attrae di più in una ragazza, cosa realisticamente non interessa o è del tutto secondario ed infine che cosa invece fa ribrezzo. Per questa ragione spesso scadrò nell'ovvio, ma, come diceva giustamente un mio amico portoghese, ogni tanto bisogna ribadire le ovvietà, altrimenti perderebbero forza costruttiva.


Premessa doverosa al seguente decalogo. Qui si parla di escamotage per risultare attraenti vere nei confronti della popolazione maschile non gay. Quindi non vale la pena tenere in conto questi sacri dettami se, a livello infrastrutturale, la ragazza che legge queste perle di verità pesa come un container della MAERSK pieno di aglio cinese aromatizzato all'amianto, o se altresì ha il viso che sembra il toro di Guernica di Picasso oppure è così sottile e magra che ci vedi attraverso. Sulle infrastrutture fisiche, in altri termini, non ci posso fare niente, diciamo che parto dal presupposto che la ragazza lettrice in questione sia normodotata. E per tutte le altre, beh ragazze, credetemi, come diceva Stefano Benni, "Prima o poi l'amore arriva". A me è successo un paio di volte, solo che sono arrivato in ritardo.



Десять заповедей


Qualunque ragazza che vive e cammina su questa terra, così come qualsiasi essere vivente animale o vegetale, ha dei vizî e delle virtù estetiche che deve saper riconoscere e valorizzare. In questo senso, analizzando per sommi capi l'anatomia umana in questo caso femminile, ci sono vari punti che vale la pena tenere in alta considerazione. In questo senso si procederà, come diceva un mio caro amico, bottom-up, in questo caso inteso in senso letterale, ossia dai piedi alla testa.

Primo comandamento.

Scarpe. Come diceva Elio in un suo pezzo magistrale, "Scarpe. Di merda. Da donna. Che costano milioni all'uomo". Eppure le scarpe sono molto importanti. Un uomo non riuscirà mai a capire la necessità irrinunciabile di una donna di avere una trentina di paia di scarpe e stivali e ciabattine stipati in un cassone sotto il letto (le più fortunate hanno una scarpiera, complemento d'arredo incomprensibile all'uomo medio). Mettiamola in questi termini: volete cento paia di scarpe? Bene, ma almeno fate in modo che l'80% di quelle scarpe non facciano cagare gli stitici. Quindi, riassumendo:

Tu non indosserai ballerine, sandali orrendi e auaiane di colori fluo anni '90. Il resto è accettabile, auspicabile e benvenuto.

Ballerine, ciabattine infradito da brasiliano sbronzo e simili NON attraggono l'uomo. Sono brutte. Rassegnatevi. E soprattutto, non contate quella ABOMINEVOLE cazzata che sono comode. Scarpe senza suola non sono comode, è normale, a meno che non abbiate i piedini di DAS. E non avete piedi di DAS. 
Per tutto il resto: scarpa chiusa casual tipo Converse, scarpe da tennis, da corsa, stivali, stivali con tacco, scarpa da sera con tacco, va praticamente tutto bene. Lo stereotipo vuole che l'uomo adori il tacco, direi che è abbastanza vero, ma siccome non siamo animali non è che ci incazziamo se una tipa non si mette il tacco 12 sempre, anzi, se vai in università con scarpe di vernice probabilmente verrai presa per il culo in primis dalle tue più strette amiche, senza che però tu te ne renda conto, in secundis dai tipi che penseranno che tu sia uscita due ore prima dall'11 Club di Milano. 
Quindi, per accedere ai punti-Tazza di questo primo comandamento, basta non mettersi le ciabattine demmerda che sono tanto comode anche se non hanno suola.

Secondo comandamento.

Si parlava di scarpe, proseguiamo con un punto a me personalmente molto caro e altrettanto delicato: l'oblò. Se ti metti delle scarpe di vernice, diciamo così, per un'uscita ben tonica, non credere che se c'è un oblò che lascia intravedere un dito e mezzo del piede allora sei più attraente. L'oblò come complemento estetico danza, nella testa di un uomo, tra l'indifferenza ed il ribrezzo. Evitalo perché, cara lettrice, di solito è accompagnato da un altro elemento oscillante tra il "non me ne batte niente" ed il "ammazza che zozzeria": lo smalto. Praticamente tutti gli uomini che conosco non capiscono il senso dello smalto. Semplicemente non sanno perché una donna se lo mette (e badate, non parlo del trucco in generale, ma proprio dello smalto). Lo smalto riesce a raggiungere vette d'imbarazzo estreme: quando una tipa si presenta con le unghie pittate di colori diversi, ad esempio, un moto di perplessità emerge in termini naturali. Non siete più attraenti e men che meno fighe se vi pittate le unghie. Di conseguenza, per ottenere i punti-Tazza del secondo comandamento, imparate:

Non ti pitterai le unghie, che siano delle mani o dei piedi. È semplicemente inutile, non risulti più attraente ma solo più costruita.

Postilla ai primi due comandamenti, o intersezione dei loro valori negativi:  

Se siete così stronze da mettervi delle ballerine con l'oblò, sciagura a voi e alla vostra progenie, che le colpe delle madri ricadano sui figli in secula seculorum, Amen.


Terzo comandamento.

Gambe. Personalmente il punto estetico che più amo di una ragazza. Mai necessario, ma indispensabile come il resto. Le gambe curate sono veramente importanti. All'uomo richiamano il senso del tatto, l'idea di passare la mano su una bella gamba liscia e profumata sublima l'incantamento di fascino ed estetica. Le gambe sono un punto importante da valorizzare, senza dubbio. Il Sai Baba 2.0 del link supra sosteneva, secondo me generalizzando al genere maschile il suo punto di vista, che una ragazza con le calze stia male. Bene, secondo me è falso come Giuda. Anzi, le calze diventano fondamentali se si vuole correttamente valorizzare il fascino insito negli arti inferiori. Come valorizzare le gambe? Leggete il prossimo comandamento e fatelo vostro:

Mostrerai le gambe, perché sono cosa buona e giusta. Non come un bovino femmina, ma come una che merita. 

Vediamo le diverse possibilità. I jeans skinny-fit sono la prima soluzione, economicamente facile, risultato immediato. Problema: se avete il culo come una portaerei, allora bisogna trovare un'altra soluzione. In questo caso allora una gonna può essere un buon compromesso: lasciando scoperte le gambe e quindi veicolando l'attenzione su quelle, gli inestetismi del didietro vengono quantomeno offuscati. Consiglio da amico: molti uomini, divergendo dalla mia opinione, ripongono molte aspettative sul culo. Badate, eh.
Dopodiché, nel caso di uso di una gonna, le calze possono contribuire a valorizzare ed interessare il giovane uomo alla vostra presenza: se non le usate perché è estate va bene, d'inverno sono evidentemente necessarie ma possono aggiungere un tocco in più, purché non abbiano trame eccessivamente fantasiose o colori oltremodo ridicoli. In questo mi accodo al Sai Baba 2.0, il color carne non si può vedere, anche perché poi nella mente maschile "carne" è qualcosa che si mangia, non un colore. Un ultimo modo per valorizzare le gambe è indossando dei leggings. Orbene, i leggings sono veramente un campo minato, bisogna avere delle infrastrutture praticamente perfette per non sembrare una casalinga disperata inopportuna e molto, molto buon gusto per evitare di apparire ridicola. Quindi, modus ad rebus (come le parigine decantate dal Sai Baba: sì belle bellissime e quant'altro, ma 1) mai visto una tipa che non fosse modella con parigine; 2) il rischio di sembrare una vacca da sbarco è sempre molto alto; 3) ci vuole un corpo persino più perfetto di quello necessario ai leggings; quindi: lasciamo perdere).

Quarto comandamento.

In realtà sul quarto comandamento c'è poco da dire.

Se madre natura ti ha dato un bel culo, gioiscine e siine grata. Sennò, vedi di arrangiarti.

Purtroppo il tanto adorato da tanti uomini deretano è relativamente valorizzabile. Se è tonico, vince le leggi della gravità mantenendosi in alto e non cascando verso il basso come un minatore a Carbonia e mostra le rotondità giuste, beh, allora basta andare in qualunque spiaggia, che sia primavera o inverno poco importa, con un costumino tipo filo interdentale e siete subito campionesse. In altri termini: culo bello? Da mostrare sempre, che fa sempre bene; culo non al top? Come si diceva nell'incipit del post, valorizzare altro e farlo passare in secondo piano. 

Quinto comandamento.

E stavolta parliamo di un punto di estrema delicatezza. L'intimo.
L'intimo attrae? No, perché non si vede o al massimo si intravede in alcune parti, quindi è d'efficacia limitata. Un esempio: avete presente il filo interdentale di cui sopra al quarto comandamento? Ecco, quello al massimo può attrarre, ma è estremamente rischioso: immaginate una tipa che usa codesto filo tirato su fino al girovita ben sopra i jeans (rigorosamente a vita bassa): anche se il culo è praticamente perfetto, l'idea che passano è di uacca da sbarco nel D-Day ormonale. In altri termini, non fa un effetto molto bello o interessante, oppure si supera la sottile linea rossa e fa un effetto vacca da riproduzione. Al massimo l'intimo attrae quando ormai i giochi sono fatti e si è entrambi nel letto per una sensazionale sessione di attività ludico-motorie indoor, quindi è un "di più" che male non fa ma che non rende più attraenti o interessanti nel momento clou del tacchinaggio. Adunque, ecco la sanzione divina per avere accesso a gran copia di punti-Tazza:

L'intimo è importante, ma non sopravvalutarlo.

Concentratevi di più su altri punti, l'intimo tenetevelo come regalo per voi stesse.

Sesto comandamento.

E ora facciamo un salto abbastanza in alto considerando l'anatomia femminile e passiamo a considerare i seni, altro punto abbastanza articolato e delicato, ma abbastanza importante. Nella mia esperienza ho sentito da parte dei miei amici i commenti più disparati riguardo i seni: chi li preferisci grossi, chi medî, chi più snelli, insomma, tutto ed il contrario di tutto, ma quello che importa nell'economia di questo post è che, alla fine della fiera, i seni passano al vaglio dello sguardo dell'uomo e sono fonte di attrazione. Quindi ecco il comandamento relativo a questa parte tanto importante nel corpo di una donna:

Mostrerai i seni, perché sono cosa buona e giusta. Non come una femen, ma ricorda che possono fare la differenza.

Come valorizzare dunque i seni? Consideriamo questo punto: voi donne avete milioni di mezzi per valorizzare qualunque aspetto del vostro corpo, quindi saprete meglio di me che cosa fare. Ad ogni buon conto ecco i miei 2 cent in merito. Parto da questo presupposto: scoprire eccessivamente dei seni molto prosperosi finisce per generare un "effetto Milka"; quindi, per trovare una giusta misura secondo un criterio che esporrò oltre, bisognerebbe: 
  • scoprire poco i seni prosperosi perché anche solo il disegno che formano su una qualsivoglia copertura risulta sufficiente ad attrarre l'attenzione;
  • scoprire di più dei seni più snelli perché, evidentemente, se troppo coperti vi darebbero un aspetto da tavola da surf.  
Se proprio siete piatte che neanche un mobile IKEA, allora giovani donne tenete sempre in conto che avete sicuramente mille e una virtù estetica su cui potete puntare eludendo così il deficit che madre natura ingenerosa vi ha dato. 

Settimo comandamento.

Salendo lungo l'asse verticale si arriva ad un altro punto per molti versi assimilabile alle chiappe. Ovverosia il viso. Evidentemente modifiche sostanziali ad un viso non se ne possono fare, visto che quello è e al massimo si possono tenere in conto operazioni di chirurgia estetica, giusto per riarredare un viso che, lo ribadisco un'altra volta, magari madre natura ha creato ispirandosi a Guernica o ad un reticolato di Mondrian. Ma non è questo il caso, perché partiamo dall'assunto di una normodotazione e di conseguenza esploriamo le possibilità che ci sono per rendere un viso un'opera d'arte decisamente attraente. In altri termini, qui si tratta di trucco. Ed ecco il prossimo comandamento:

Centellina il trucco, perché deve valorizzarti, non coprirti.

Il discorso, un'altra volta, è decisamente semplice. Se esci di casa con due mani di bianco in faccia, ciglia tipo sequoia ed un rossetto color melanzana allora ragazza mia se sei fortunata un ometto onesto penserà di te che sei Sbirulino. Oltretutto spendo altri due cent su un discorso ovvio, trito e ritrito, ma troppo spesso inascoltato: la vera bellezza di una donna si vede alle 7 del mattino appena svegli. Però non è di questo che voglio parlare, quindi torniamo sul punto. Come truccarsi. Anche qui gli uomini hanno troppi pareri differenti, di conseguenza è pressocché impossibile trovare una quadra. Partendo da un presupposto ovvio ma importante: troppo trucco apre il campo alla figura del trans di Gioia, quindi è da evitare. Niente trucco è troppo rischioso, perché da un lato rischia di lasciare il campo alle piccole imperfezioni sul viso di ogni persona, dall'altra è un'occasione persa per valorizzare meglio alcuni aspetti. Quello che mi sento di dire è che il trucco deve essere minimo in ogni caso e focalizzato su pochi punti; ad esempio, se si hanno delle belle labbra carnose e affascinanti, si possono lasciare così come sono: attraggono da sole senza artificî, da evitare in questo senso due barili di vernice rossa; hai degli occhi particolari, di un colore emozionante? Ottimo, non metterti due chili di colore sulle palpebre, matita 7B e così via (sì, lo so, non sono un tecnico del settore, non so come si chiamano i vostri milioni di trucchi, ma tanto quello che importa è che capiate il punto di vista, per tutto il resto c'è Mastercard), ma valorizzateli affinché risultino centrali e attraenti. L'equazione "articolazione del trucco più complessa = risultato più soddisfacente" è falsa come Giuda, visto che ad ogni modo gli uomini non si renderanno conto di tutti i dettagli a cui avete pensato nelle due ore che avete passato di fronte allo specchio a truccarvi.

Ottavo comandamento.

Capelli. Anche i capelli sono fondamentali, perché possono rendervi veramente la Regina del Celebrità. Chiedere se agli uomini italiani piacciono di piú le bionde, le more o le rosse è assolutamente inutile, non ci sarebbe nessun risultato utile al discorso. Il mio suggerimento in questo senso è descritto nel comandamento seguente:

Non ti importerai del colore, ma renderai i tuoi capelli unici.

Partiamo da questo presupposto: probabilmente dopo l'abbigliamento (incluse le scarpe), i capelli sono il punto estetico più "lavorabile". Il punto di questo Decalogo è offrire spunti per essere più attraenti, quindi vediamo come i capelli possono rendervi Dominae di qualunque uomo. Capelli belli, curati, lucenti, sono senz'ombra di dubbio un punto importante, ma sicuramente un ometto qualunque se vede una, ad esempio, con i capelli corti sicuramente spenderanno quei due minuti in più ad osservarla, perché è questa una soluzione estetica rara ed interessante. Forse è questo un invito a tagliarvi tutte i capelli? No, per carità, non foss'altro che i capelli corti sono belli ma oggettivamente poche ragazze possono portarli in maniera aggraziata. Ma sono una soluzione per distinguersi. Una singola ciocca rossa su dei capelli nerissimi sbaraglia la concorrenza di tutta la fauna femminile di una discoteca. Una treccia bionda rigirata a mo' di corona, molto gettonata tra le ragazze dell'est europa, rimarrà impressa nella memoria di tanti uomini per tanto tempo. Praticamente escludendo solo la cresta e la rapata su un lato solo tipo Rihanna ogni soluzione può essere perfetta per attrarre su di sé l'attenzione di qualsivoglia homo sapiens


Excipit.

Sono passate due settimane o poco più da quando ho cominciato a scrivere questo post. Successe che dopo aver concluso l'Ottavo Comandamento decisi di rileggere e rivedere quanto steso fino a quel momento per poi riprendere la scrittura il giorno successivo. Dopo la rilettura, mi balenò in testa un unico pensiero, ivi descritto:

"Ma che cazzo ho scritto?"

Rilessi diverse volte tutto quanto avevo prodotto fino a quel momento, e più rileggevo più ero convinto che tutto quanto scritto era una fanfaluca, una fregnaccia, una cosa ridicola. Ho riletto anche in questo momento, ed il mio pensiero non è cambiato. 
Questo post era nato per gioco, come descritto all'inizio, non aveva pretese di serietà bensì ne aveva solo di sollazzo. Pur tuttavia, questo gioco ad un certo punto si era trasformato in una farsa, senza significato, quasi senza senso. 

Perché vedete cari amici, per quanto mi fossi sforzato di essere equidistante e oggettivo nella mia ricerca e proposta, mi sono reso conto che quanto stessi scrivendo era una proiezione edulcorata e anestetizzata di una mia visione della questione, poiché partiva da presupposti teorici miei personali e, in quanto tali, inestendibili ad altre persone se non per caso. In altri termini, il decalogo - o meglio, ottalogo - sopra descritto va bene ad un pugno di persone che condividono alcune basi teoriche con me. E più in generale, un decalogo effettivamente condivisibile non ha di per sé significato, ossia, può esistere, ma va bene sempre ad un pugno di persone, non a tutte perché, per definizione, un elenco come questo è un fatto personale. 

In conclusione, se siete arrivati a leggere fino a qua significa che avete letto il deca/ottalogo e vi sarete fatti un'idea. Avrete criticato aspramente alcuni punti, magari sarete stati d'accordo con altri punti, magari avreste apportato qualche leggera modifica, magari avrete pensato "questo è proprio un coglione". Qualunque parere vostro è legittimo e auspicabile, se siete stati d'accordo o in disaccordo con quanto proposto da me lo è altrettanto, spero quantomeno che qualche spiegazione di qualche punto del decalogo sia stata divertente da leggere. In qualunque caso, tutto quello che avete letto fino a questo excipit, per me, che sono l'unico autore e responsabile di quanto scritto, non ha significato.

mercoledì 2 ottobre 2013

4 di cuori e 4 di picche (aka Bavarian Chapters part II)

Ormai è passato un intero mese da che sono tornato in Italia, un lungo mese pieno di nuove simpaticissime gag di cui forse, per accenni, conferirò verso il finale del post. Ma non è ancora tempo di riprendere il discorso nella sua vertente italiana, dato che, come ormai ben sapete, su questo blog non si parla di tipe italiane

Su questo blog non si parla di tipe italiane salvo occasioni particolari. Vedi che oggi è una di quelle.

oltretutto perché prima bisogna concludere le vicende monacensi, vicende che avevano protagonizzato il post precedente. Perché in fondo, dopo aver messo tanta carne sul fuoco - basta accennare, elementi spagnoli, lotte fratricide, tipe interessanti, risotti su instagram, Suomi, scommesse a base di cervogia sui miei eventuali successi -, bisogna pure arrivare ad una conclusione. E dunque si aprano le danze: ecco a voi come si è conclusa l'esperienza a Monaco, agosto 2013, MISU Intensivkurs.

Riprendiamo dunque da dove avevamo lasciato ormai un mese e mezzo fa: in un tripudio provocatorio e abbastanza autolesionista accettai di stringere le mani dei miei compari spagnoli e firmare così una scommessa che metteva in gioco ben più che l'onore, ossia della birra, ed oltretutto in grande quantità; io contro 5 ispanici, 2 Maß di birra messi in campo, se vinco io ne ricevo 2, se vincono loro ne pago 2 a tutti loro (ossia, non 10 in totale, ma solo 2; invero abbiamo dovuto contrattare un po' per arrivare a questa conclusione, ma insomma, siamo europei del sud, un po' turchi, quindi bisogna contrattare un po' su tutto). Tema della scommessa: riuscirà il nostro amico tacchino italiota a portare a casa il risultato? Sì sì, parliamo veramente come bestie, perché tanto il senso di tutto questo si riduce ad istinti primordiali che non necessitano di grande retorica o circonlocuzioni particolarmente articolate, quindi: limonare, chiombare, tacchinare con successo, insomma portare a casa il risultato.

E io le birre le ho vinte, checcazzo, solo che non me le hanno pagate. Infamazzi. Sappiatelo fin d'ora, io non me ne sono dimenticato, e quando ci rivedremo, spero il prima possibile, vi chiederò i Maß con gli interessi.

Adunque, ho vinto. Impressionante, penso che sia la prima volta dall'apertura di questo blog che scrivo una roba del genere. Ho vinto.

Ho vinto.

Sono vincente. Vittoria meritata che, per darvi una descrizione sommaria, si potrebbe riassumere così:




In realtà confesso che, mettendo le cose al loro posto, dovrei dire qualcosa tipo "La guerra contro la Russia che, sotto l'alta guida di S.M. il Tacchino, duce supremo, l'Esercito Italiano, inferiore per numero e per mezzi, iniziò il 13 agosto 2013 e con fede incrollabile e tenace valore condusse ininterrotta ed asprissima per alcune ore, è vinta". Però ammetto che l'inno sovietico è veramente bello.


Sui dettagli dei fatti stenderò un velo pietoso, potrei mettere un video registrato da un mio amico spagnolo in cui con la lucidità di Piero Angela spiega a grandi e piccini cosa successe nella notte del mio compleanno ma sorvoliamo. Sia noto solo un dettaglio, che serve a spiegare anche il titolo del post, o quantomeno la prima parte: quella serata me la sono giocata con 2 ragazze. Beh, non mi posso minimamente lamentare. Se non che succede che mentre la conclusione di quella serata, partita in 3, finisce assieme ad una delle due che, a causa degli effluvi dell'alcool e per serissimi problemi logistici involve in un caloroso saluto in metropolitana e poi ognuno a casa sua, con l'altra, inaspettatamente, continua anche negli altri giorni della vacanza studio, sia detto sin da subito, quasi contro la mia volontà, generando un elemento di disturbo al mio profondo, dinamico desiderio di volare altissimo, insomma, la giovane finisce per attaccarsi a me come un gatto ai coglioni e io torno ad essere quello sfigatone per cui mi avete conosciuto e verso cui avete spesso sonoramente riso. 

Ovviamente preso bene dalla serata del mio compleanno - e vorrei ben vedere - e pensando ragionevolmente che piove sul bagnato, oltre ad avere diversi corpi d'armata di ormoni circolanti per le arterie, decido che la seconda metà della mesata che stavo passando in Baviera doveva essere all'insegna del tacchino più estremo possibile. Includendo nella lista anche i risultati del compleanno. E qui comincio con la mia grazia tipo elefante in cristalleria. Aiutato oltretutto da elementi da manicomio di cui ovviamente sovente mi circondo. Non avevo il numero di nessuna delle due giovani con cui mi ero sollazzato. Chiedo dunque al mio compagno di classe russo, che conosceva bene entrambe, se poteva darmi il loro numero. Problema: entrambe si chiamano K.. E 'sto tipo, in un'alzata d'ingegno epocale, mi scrive il seguente messaggio:

"K.'s +49 157....
Another K.'s +49 157..."

Che bellezza.

Al che mi ci metto pure io e tiro fuori il famoso "carico a coppe":

"Cara K., come va? Aleksey mi ha dato il tuo numero! Senti stasera facciamo una serata all'Atomic Café, hai voglia di venire? Ah, Alex mi ha dato i numeri di due K., quale K. sei tu? Scusa per la domanda ridicola" (grassetto mio).

Ecco una rapida esplicazione delle mie sinapsi quando ho a che fare con delle ragazze:



Come rovinare una situazione prima ancora che potesse partire? "Ste, lo stai facendo nel mondo giusterrimo". Ma la cosa divertente è che il gatto appeso ai coglioni non se ne importa e continua imperterrita sulla sua strada. Io me ne interesso relativamente, sempre rispettandola ovviamente, fintanto che non diventa oppressiva (come vi anticipo che succederà), e mi dedico anima e corpo alle numerosissime cose che dovevo fare in quel periodo: studio del tedesco, scrittura di un articolo per il Portogallo, tacchinaggio senza confini né terre di nessuno. Fino a quel momento avevo ancora un paio di elementi di rilievo a cui volevo rivolgermi, una sicuramente la spagnola descritta nel post precedente, un'altra è un personaggio che tornerà più avanti in questa storia, e altre che si sarebbero assommate durante il passare dei giorni. Solo che mentre con la catalana il beat è sotto i cento a causa delle articolate interconnessioni con gli altri astanti spagnoli e dopo che mi ha dato il colpo di grazia con Instagram (Alba comunque ti voglio bene, non ti preoccupare) allora devo riformulare il mio obiettivo. Ma per capire come non sono riuscito propriamente a riformulare gli obiettivi, è necessario fare prima un passo indietro, perché devo spiegare come si è evoluta la storia col gatto.



Dopo qualche giorno dall'inopportuno messaggio, ci si ribecca. Va tutto tranquillo, ma già dopo il mezzo bacino a stampo datomi nelle vicinanze dell'angolo esterno della bocca (cit.) mi rendo conto che qualcosa marca male. La tipa si sta affezionando.

Orrore e dannazione.

Cara amica, non te l'ho mai detto perché sono un peone e queste cose bisogna metterle in chiaro da subito: immagina che sei in vacanza, mancano 10 giorni alla partenza, tu te ne torni in posti dove in certi mesi dell'anno ci sono 3 ore di luce, io torno in posti dove in certi mesi dell'anno ci sono 45°, secondo te è ragionevolmente percorribile la prospettiva di avere una relazione? No ma rispondimi, è ragionevolmente percorribile la prospettiva di avere una relazione? Oh, vedi che lo capisci che non sei una persona stupida? Allora perché ti sei agganciata ai coglioni manco fossi l'Occhio di Sauron attraverso i Palantír o più semplicemente un agente segreto staliniano? Sempre con rispetto e affetto.

Caro Stefano, ecco la mia risposta. Ho ragione io per i seguenti motivi: dovevi dirlo subito, ma ti caghi addosso persino della tua ombra, quindi taci; ho sempre pensato che ti andasse bene perché non hai fatto niente per dimostrarmi o quantomeno segnalarmi qualcosa di diverso. Quindi non te la prendere con me, visto che magari ho fatto una stupidaggine, ma tu mi hai dato corda fin dal principio. Ah, comunque sei uno stronzo. Saluti dalla Grande Madre Russia.

Come quindi spiegato in questo fittizio scambio epistolare, ognuno ci mette del proprio, solo che lei è ragionevolmente contenta mentre io un filo meno. Un'altra volta ancora ho voluto preservare l'anima ed il benestare dell'altra persona mettendo davanti le esigenze altrui e prendendomi a picconate sulle palle invece che dire "Senti va bene così ciao" e rimanere impassibile davanti a una candida intonsa et implume anima pia mentre scappa in lacrime a causa dell'azione e del pensiero di un orco femminicida. Lo dico spesso, sono troppo buono, e per connessione logica e immediata, troppo babbo. Ma tant'è, avanziamo.


Per darvi un'idea di quello che stava succedendo in quei convulsi giorni di fine agosto, in cui ero volenteroso e infervorato come un alano appena scorgeva i fines dell'Impero Romano d'Oriente, vi racconterò della Festa. La Festa. Die Party. Una situazione che non avevo mai vissuto in vita mia e che, come è ovvio, sono riuscito a perdermi praticamente completamente. In sostanza funzionava così: il 15 agosto il corso aveva organizzato un barbecue con ricchi premî e cotillon. Essendo saltato per ragioni non addotte, il MISU aveva deciso di recuperare con una festa di conclusione con un mini dj-set (probabilmente un nerd tedesco qualunque che smanettava su youtube) e rinfreschi carissimi e di scarsa qualità. Andiamo alla festa. C'è tutto il MISU. Iniziamo a tracannare birra fuori, poi entriamo.


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Hallo!


La tipina russa sale in cattedra e decide di giocare come Gianluca Festa nell'Inter che rischiava di andare in serie B nel '93-'94: marcatura stretta a uomo. Intanto, si iniziava già a vedere che piega stava prendendo la Festa. Un gruppo di amiche italiane si lancia al bancone a perforarsi il fegato di shot.


Mmmmhh... che bontà.

Tipe di ogni dove si lanciano in balli su musica oggettivamente cacosa ma ammè checcazzomenefregammè tanto non si balla per la gloria del dj. Cominicia a prodursi gran copia di limone anche durerrimo. Io bevo una birra. Il sangue mi bolle nelle vene. Il demonio, in questo caso interpretato da Anthony Hopkins nel film The Rite, mi dice, mi urla di lasciar perdere la tipina che stasera hai capito che sera. Un po' di tipe cominciano ad essere sbronze. Hallo! Voglio di più. La tipa spagnola che mi piace sale in cattedra, entra in bagno e ne esce fuori che al sol pensiero i miei ormoni - e credetemi, non solo i miei - ancora fanno la ola. Il canino si allunga. Voglia di carotide. Scambio lo sguardo con una tipa che mi piace. In tempi passati Cavalcanti avrebbe detto Voi che per li occhi mi passaste ’l core / e destaste la mente che dormia, nel mondo contemporaneo invece si direbbe


Mi sottraggo un secondo dalla russa. Che forse intuendo cosa stesse succedendo aveva cominciato a limonare duro per la gioia di tutti gli astanti. Vado in bagno un secondo, aspettami qui. Esco. Respiro profondo. Il Demonio Hopkins ritorna suonando la carica: basta, non fare il cretino, lo dico per te. L'angioletto non appare nemmeno, sa che se dicesse il contrario sarebbe falso come Giuda, percui si dedica al lavoro sporco, ossia dire Guarda che ti rovescio un barattolo di merda d'artista sulla coscienza eh, bada. Esce fuori un amico. Ettore vieni, ti prego. Devo parlarti. Ascoltami, te la metto in questi termini: voglio di più. Sì hai capito, non posso reputarmi insoddisfatto con la giovane russa, però voglio di più. Ti sei guardato attorno? [Il livello ormonale generale degli astanti della festa avevano raggiunto il "là dove nessuno è mai giunto prima" di Star Trek, ndr] Io non posso rimanere con le mani in mano. Devo, voglio di più. In un frangente passa una tipina italiana conosciuta, gran carina, scambio di sguardi, ruggito di cui sopra. Perché vuoi di più Ste? Eh sai ci sono alcune giovani qui che, insomma, tipo obiettivi, capisci? Ah sì? E tipo chi? Esce una tipa dalla discoteca, italiana anch'essa, niente sguardo, forse anzi sicuramente era già sbronza. Alzo il braccio, la indico. Tipo lei. Ah, ho capito, però Ste, ascoltami [l'angioletto aveva messo la mise di Ettore e stava per radermi al suolo la serata intera, dannato angelo infame], in Spagna diciamo che è meglio un passero in mano che cento volando.


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Hallo!

Gianluca Festa era tornata a chiedere il suo scalpo. Ho dovuto accettare che la mia serata sarebbe finita lì. Ma non senza un'ultima perla epocale. Perché noi ci si prende sul serio.

Solidarietà tra amici, gesti palesati, come è stata definita, "El resumen de la noche".
La notte si concluderà con vari morti e feriti, tra cui uno dei miei compari spagnoli, che aveva un colorito in faccia tipo latte d'alpeggio, gente che si è presa a sberle per la Suomi, gente che limonava per la prima volta, gente che scova posti inconsueti per avere un po' di sollazzo dei corpi, qualcuno che si gira tipi/tipe come si cambiano le mutande durante la settimana, insomma, un Baccanale. Un vero Baccanale. Io limonavo umilmente con la russa. Al Baccanale non ho giocato, non ho partecipato. Avevo pure finito le sigarette. La serata avrebbe potuto ancora finire bene, vado a casa da lei. Finisce tutto, o meglio non inizia niente, con una calorosa stretta di mano. Al mattino torno indietro a casa dopo aver riposato un paio d'ore, sessione finale del corso, finisce così. Il commiato alla tipa è stato Gute Reise.

Le aspettative erano così alte nella seconda metà del mese che è andato tutto o quasi a ramengo. Vabbè pazienza, non è ancora finita. Ora ero senza la marcatura a uomo di Festa, mancavano tre giorni alla mia partenza, bisognava capitalizzare. E in fretta. E qui sale in cattedra un altro personaggio, invero intervenuto pochi giorni prima. Spoilerone: è il primo DUEDIPICCHE™.

Trattasi di una ragazza tedesca, una sorta di cugina molto alla lontana, praticamente avremo mezza goccia di sangue in comune, però, però, una ragazza, o donna perché di certo 21 anni non li ha, un sorriso meraviglioso, bella, curata, riesce a fondere la bellezza tedesca con uno stile autenticamente italiano. E dopo una birra con lei, una sua amica e i miei compari spagnoli, decido che se va bene deve andare bene. Ti ho ritrovato, mi piaci lo ammetto, ho fatto tutto da solo e di buona lena da uno a trenta. Adesso il trentuno facciamolo assieme, e lasciati vezzeggiare come si meritano solo le principesse.

Piano d'attacco classico. Invito in casa, cenetta con qualche amico, e poi vediamo come evolve. Risotto delle grandi occasioni, niente foto al piatto da mettere su Instagram dopo (Alba te quiero mucho), conversazione in italiano, tedesco e spagnolo, va tutto strabenissimo. Alla fine rimaniamo in cucina noi due. Bere s'è bevuto, riso s'è riso, spero solo che tu non sia così sprovveduta da pensare che mi sbatto mezzo pomeriggio a pulire casa e prepararti il risotto per la gloria del mio paese e per un mezzo applauso a tavola. Facciamolo assieme il trentuno. Appena si è sentito l'odore di tacchino tipo festa del ringraziamento, la ragazza - invero con stile - interviene. Sarà meglio che vada, è abbastanza tardi. Ti capisco, forse sì, è meglio così. E' stato veramente un piacere la cena, il risotto era ottimo. Riservo solo il meglio a chi se lo merita. Ci sentiamo un'altra volta prima che parta? Dai, credo di avere tempo un pomeriggio, ci vediamo eh, Buon rientro a casa.

Che poi ho capito perché è molto raro che un DUEDIPICCHE™ si consumi con sberle, schiaffi o semplicemente "no non te la do". Perché così almeno dopo si vive nella consolazione che forse ci si dimentica e si rimane amici. Il problema è che secondo me, tranne rare occasioni, un DUEDIPICCHE™ fa solo scattare il timer per non vedersi mai più. Che presto o tardi succede. Basta solo avere pazienza.

Ritroverò la ragazza il pomeriggio il giorno prima della mia partenza. Mi prenderà per i fondelli salutando augurandomi Gute Reise. Tre a zero per lei.

E quando ci salutammo, pensai che avevo poche ore a disposizione per dare un senso alla mesata a Monaco, escludendo dunque quel frangente compleannesco palesatosi per puro caso e che tanti strali di voci e dicerie avrebbe creato. In fondo, e questo lo dico col cuore, quella sera, la sera del compleanno, è stata meccanicamente divertente. Organizzo una festa, esco, bevo, arrivano due semi-sconosciute e si fa baldoria.

Che prospettiva mediocre.

Io volevo qualcuno, non qualcosa. E penso, Ho solo una possibilità. Vediamo di uscire con chi, in fondo, mi piaceva quasi sin dal principio - e con cui invero ero stato nello stesso letto tre giorni dopo che ero arrivato a Monaco -. Di costei dirò solo due o tre elementi che reputo fondamentali, più lo spoilerone.

Punto uno: non ha 19 anni. E parlare con una persona che perlomeno ha un carico esperienziale confacente la mia età è già di per sé una punto di forza non secondario. Perché alle volte, per esempio quando stavo con la mia ex tedesca, 6 anni di differenza, parlare con una parete giovava di più la mia intelligenza. Punto due: empatia. Ci si capiva. Non male, invero, anche perché all'atto pratico è legato al punto uno. E poi, diciamolo francamente, la comprensione tra due persone, e soprattutto se un uomo e una donna, è un fatto decisamente raro. In questo senso potrei portare una qualunque della dozzina di telefonate, semplicemente organizzative, intercorse tra noi: normalmente meno di un minuto, chiari, tondi, tutto risolto. Questo è capirsi, interagire, e risolvere.

Il milanese che è in me emerge con prepotenza: mancava solo che dicessi "produrre, produrre e più efficienza" e facevo filotto.

Punto tre: oggettivamente mi piaceva. E senza fregnacce tipo "siamo empaticamente legati". Estetica, carne, istinti basici di essere viventi. Perché anche l'occhio vuole la sua parte. Punto quattro: è il secondo DUEDIPICCHE™.

Non avevo mai tollerato granché che si divorasse con gli occhi un mio compare spagnolo, ma tant'è, è il gioco delle parti: tu piaci a me, lui piace a te, lui è ubriaco e il domino non si sviluppa. Pazienza. Però ad un certo punto, sano e onesto con me stesso, a poche ore dal ritorno a Milano penso probabilmente per la prima volta che non potevo andarmene senza mettere un paio di cose in chiaro. E in tutta Monaco, o quasi, eravamo rimasti solo noi: gli spagnoli andati, le italiane andate, i nostri compagni di mesata tutti via, tutti nello stesso giorno, a parte una fulminata greca che è riuscita - per sfiga indeed - a perdere il volo. Quindi basta: niente scuse, andiamo per la nostra strada.

E ovviamente fare un'uscita tête-á-tête me la sognavo la notte, visto che chiaramente era con un'amica in visita. Alé, Avanti Savoia e mangiamo la foglia perché tanto un altro giorno disponibile non c'è, quindi portiamo a casa quello che passa il convento e bon.

La serata che si organizza è così fondata: Hofbräuhaus, con cena a cui non avrei partecipato per vincoli diabetici, e poi vediamo il da farsi. Proprio alla birreria centrale si risolve il mio piccolo dramma. Si parla, si ride e si scherza, per un attimo pensai persino che forse poteva anche andare bene, quand'ecco che si presenta l'occasione. Il tabagismo. Bella che andiamo a fumare. Perfetto, l'amica va in bagno - i meandri dell' HB sono famosi per rubare l'anima e soprattutto il tempo dei commensali, noi si va a fumare, vediamo.

Francamente non mi ricordo neanche come sia andato il dialogo fuori. Quello che importa è che ad un certo punto, diciamo, porgo in avanti il mezzo busto accentuando un po' il movimento del collo, probabilmente facendo un mezzo passo visto che la distanza tra me e la giovane assommava a un buon metro.

Hai voglia a limonare da un metro, o sei un Alien o altrimenti non becchi un cazzo.

E qui, il dramma epocale.

No!

Esclama lei. Non mi sono spaventato, ma quasi. Tant'è che la mia reazione fu: eh?
Non starò a scrivere le ragioni per cui lei quasi ha gridato "no", ma vi proporrò un estratto molto eloquente circa quello che stavo sentendo io mentre lei me la contava. E la cosa impressionante, è che lei non mi stava contando palle, ma alcune cose erano veramente inascoltabili. Ecco il riassunto, in buon italiano, di quanto mi venne riferito: 



Altri leggerebbero in tali parole più un epigono di quanto segue, ad ogni buon conto lascio a voi il beneficio della scelta:



Rientrati verso la zona della stazione centrale di Monaco, ci congediamo. Per fortuna nessuno dice buon viaggio, altrimenti avrebbe voluto dire che il Dio del Sarcasmo aveva voglia veramente di prendersi gioco di me. Ma c'è ancora un'episodio farsesco da raccontare. La ciliegina sulla torta alla supercazzola. 

Anziché tornare a casa in metropolitana, decido che avrei preso il tram, mezzo che a naso mi sembrava più rapido e che sarebbe stata una bella scoperta dell'ultim'ora visto che presumibilmente non sarei mai più tornato a vivere in quella stessa casa e di quel tram me ne sarei dimenticato nel giro di un paio di birre. Nel percorso che collega la stazione della metro al tram passo a fianco alla zona degli ostelli. Mi dico: finalmente c'è un collegamento internet gratis e funzionante e posso scrivere su Facebook una cosa che avevo in testa da esattamente 48 ore. Era successo che due notti prima avevo sognato una tipa di Milano, una ragazza bellissima, uno splendore, una che non è mai apparsa su questo blog in quanto italiana e che, a parte questo rapido estratto, non tornerò a citare, nonostante ora che scrivo praticamente si sia già sublimata nella mia vita, e la baciavo, le labbra sottili e sensuali, i morsi, i respiri appena percettibili sulle gote che si sfioravano di sfuggita e che si cercavano, abbracci che rendevano due persone un'anima sola. 

E io ho l'alzata d'ingegno di scrivere su Facebook, dopo un glorioso DUEDIPICCHE™ con supercazzola annessa e connessa, "Ho sognato di baciarti. E di morire di te". Io ed il senso dell'opportunità. Questo misconosciuto. 

Ovviamente non cercai di mettere la pezza, perché se avessi raccontato questa gag, peraltro pura verità, alla mia amica della supercazzola, avrebbe lei pensato che stavo raccontandole una gigantesca supercazzola e io non sarei stato creduto - invero a ragione -. Alle volte neanche la verità è credibile. O persino udibile.

La mattina dopo avrei riconsegnato le chiavi di casa e sarei andato all'aeroporto di Monaco. Finalmente tornavo a Milano. In qualche misura ero contento perché volevo recuperare un paio di discorsi lasciati in sospeso. Avevo anche voglia di rifarmi dopo un fulminante quattro di picche che mi aveva un po' tagliato le gambe ma soprattutto dopo aver perso l'evento più potenzialmente tonico della vita vita mia - Die Party -. 

L'unico problema, invero, è che quello che succede qui a Milano non è dominio di questo blog. Perché di ciò che si fa in Italia non si parla. Né di italiani, o meglio, italianE. Quindi cari amici, ci rivediamo presto, con nuove gag e nuovi DUEDIPICCHE™ direttamente da Londra. E sempre, Avanti Savoia! 

domenica 11 agosto 2013

Lo Xilotubero II - Il ritorno (aka Bavarian Chapters)



Cari amici lettori di questo umile e volenteroso blog di racconti di trame surreali, finalmente ritorno a scrivere un post dopo tanto tempo di assenza. Innanzitutto permettetemi di chiedervi scusa per l’assenza ingiustificata, ma d’altra parte succede che quando ci si mette con una persona, ci si trova bene e la si rispetta, si smette di tacchinare ferocemente e con scarsissimi risultati, dunque all’atto pratico non ho scritto niente perché non c’era niente da scrivere. Poi d’altra parte succede che le storie finiscono, che ci si lascia con un po’ di tristezza augurandosi di rivedersi e stare di nuovo bene assieme ma assumendosi un ruolo differente in una relazione che, evidentemente, assume i termini di amicizia – forse – e abbandona quelli di giggity, giggity goo. E nel mio caso, essendo finita la storia, i termini ritornano a quel marzo o aprile prima che incontrassi una meraviglia rossa in cui cercavo, con scarsissimi e divertentissimi (per i lettori del blog, senza dubbio) risultati, una tipa che, come recita il sottotitolo di questo blog, possibilmente mi emozioni.

Insomma, ritorna lo Xilotubero. Ritorna il tacchino più sfigato del mondo. 

E stavolta a Monaco, al MISU 2013.

Succede che arrivo a Monaco pochi giorni fa, mi trovo con i miei amici valenciani, con i quali passerò questo mese in Baviera, in un contesto di tacchinaggio già estremamente articolato, in cui possibilità, necessità e misure di comparazione abbondano e tracciano il cammino e le attività previste. Andiamo per ordine. 

In primo luogo, i – o meglio – le partecipanti interessanti del corso. Scopro recentemente che il corso contempla circa 380 persone iscritte, mentre nel gruppo ufficiale di Facebook se ne contano circa 120, quindi un terzo: non molte, ma il campionario a disposizione per una rapida analisi risulta sì ampio. Emergono alcuni elementi di spicco, senza dubbio: un campionario di russe da competizione, ucraine e quant’altro, oltretutto destinato a crescere in abbondanza perché come è noto i russi come i cinesi quasi non usano Facebook; due gemelle spagnole carinissime, menzion d’onore perché emergono per la dolcezza dello sguardo nonostante vengano da Badajoz, ovverosia “la porta dell’inferno”, porque Badajoz es una mierda; un’amica di Giovanni Paolo II, tanto carina ma mi mette apprensione per la possibile contiguità con Santo Subito; e poi, e poi, Suomi. Una tipina 100% finlandese ma divertente e sorridente, bellina, tonica, insomma, chi più ne ha più ne metta. 

Se qualcuno ha pensato “ma non hai conosciuto italiane?”, la risposta è sì, solo che per ovvi motivi non si parla d’italiane in questo blog. Badate, eh.

Possibilità dunque: numerose, articolate, varie, in cui si può trovare di tutto e di più, basta solo saper raccogliere. E come ben tutti sapete, è proprio questo il problema. Comunque si vedrà. 

Solo che è evidente che io non sia l’unico a pensare alle tipine che ci sono al MISU. Ci sono anche loro che guardano intorno e pensano grosso modo nei miei stessi termini.

Scusate la misoginia, ma spesso le donne pensano in termini uguali o peggiori degli uomini, se non che poi dicono che non è vero. Tesori, fate pace col cervello. Lo dico per voi ed il vostro benestare. Perché non vi capisco, ma vi apprezzo comunque. E non ho paura a dirlo.

E qui cominciano i problemi. Elemento uno: concorrenza. Inizio parlando di Matthew, un tipo inglese che ha fatto il MISU l’anno scorso con me e gli spagnoli, che è completamente On Fire™ e che raccontava bello e beato che l’anno scorso dopo due giorni s’è fatto la prima tipa su un totale di 4 registrato in un mese. Ora, il tipo è bello come uno scoglio. E a me gira il cazzo. Ma come diavolo fanno sti tipi? Mah, ad ogni buon conto, avanziamo. L’inglese vuole subito agire e va bene. Questo semplicemente mi mette pressione all’azione, e forse è anche positivo, anche se questo genere di pressione non mi aizza particolarmente. E poi c’è lui, El Morito, altresì chiamato Demolition Man o Demorito Man, lo spagnolo e compagno di stanza Javi. Persona divertentissima ma tacchinatore “al naturale”, tipo che senza grandi pensieri si muove con stile ed ottiene discreti risultati. E soprattutto abbiamo gusti molto simili. Col Morito è già guerra aperta. Ed è già guerra persa.

In questo contesto articolato ed invitante, ci si inizia a muovere e selezionare le papabili, andando oltre i pochi dati offerti da faccialibro. 

Così come l’anno scorso, nel tentativo di rompere una specie di “fronte russo” in classe – ovverosia 6 russi uno a fianco all’altro, simpatici ma inarrivabili in quanto formanti un gruppo chiuso e praticamente impermeabile, verso il quale dissi “adesso li divido piazzandomi in mezzo” – ottenni invero l’unico risultato di essere brutalmente assorbito e inglobato a forza nella formazione russa del MISU 2012, quest’anno, partendo in convivenza con i miei amici spagnoli, dopo pochi giorni mi sono praticamente ritrovato assorbito dalla copiosa e nutrita comunità iberico-orientale. E tanto meglio, dicevo, visto che sale in cattedra splendente e tonica una tipina sì, sì carina, fatta bene, simpatica, veramente a modo. 

O tempora, o mores! Io che a mala pena tolleravo gli ispanici, alla fine converso con loro amabilmente in spagnolo o italiano e ci si capisce e ci si trova. Come direbbe il mio amico João, “é o fim do mundo”.

Solleticato dalla giovane, decido che probabilmente potrebbe essere la papabile numero 2, perché la Suomi, scimmia invero numero 1, era già stata persa. 

Invidio terribilmente la reattività dei tacchini veri: pochi giorni, alle volte poche ore, e pim pum pam spaccano il culo ai passeri. Voglio essere come voi e non costantemente essere immerso in un mare di ridicolaggine tacchinante.

Cosa era successo con la Suomi? Ok, come detto sopra la incontrai in una sorta di mini evento abbastanza fallimentare il primo giorno di corso: incontro con tutti quelli del MISU che volevano, andiamo a bere qualcosa da qualche parte e ok. Lei non riesce a trovare il posto dell’incontro e mi tempesta di messaggi, finché, da bravo cavaliere interessato – sia detto di passaggio, vorrei tanto beccare una bionda, per dimostrare che non sono cretine come si dice negli stereotipi e perché dopo 3 anni e mezzo con una tedesca non bionda voglio uscire dal cliché delle morettone o delle pelirrojas, e questa Suomi è biondissima e carinissima e rispetta tutti i punti elencati sopra – la vado a prendere. Simpatia, cortesia, due chiacchiere, finché poi la perdo di vista. Gravissimo errore, caro Ste. Nel giro di pochi minuti uno strale di Proci monopolizza tanta bionderia nordica, Proci tra i quali emergono Matthew completamente On Fire™ e un texano, che per definizione dovrebbe smettere di esistere in questo preciso momento. Morale della favola: a partire da quel momento la giovane è marcata stretta dal fronte angloamericano da un lato e da un fronte finlandese dall’altro, senza lasciarmi spazi e soprattutto allontanandosi decisamente dalle mie brame. La notizia più recente che ho a disposizione è che il texano sembra abbia vinto la gara dei Proci. Infame, crepa con il tuo diavolo di paese. E comunque, viva Suomi.


Tornando alla candidata numero 2, costei si chiama Alba, catalana di Barcellona, e queste sono praticamente tutte le notizie che ho a disposizione. Ah, le ho dato il link di questo blog, quindi tesoro, se sei arrivata fino a qui sappi che sto parlando di te e seminando tanta zizzania nel fronte spagnolo, perché ciò che non si può possedere si distrugge. 


Esteticamente, la giovane così si presenta: tratti tipicamente ispanici, quindi morettonissima, occhi scuri e molto grandi – oggettivamente molto belli –, con tutte le cose al loro posto, non molto alta ma provvista di zatteroni di sughero per raggiungere le alte vette monacensi, e soprattutto una discreta dose di stile, raramente rintracciabile in tanti esemplari femminili aldilà dei Pirenei. Simpatica, ricerca spesso il contatto – tipicamente spagnola anche in questo, oltretutto lo ha persino sostenuto apertamente in una discussione, in quanto tratto marcante della spagnolità e suo in particolare – e soprattutto ha un piccolo gesto che mi ha molto colpito e intenerito – ed in ultima istanza, imbarzottito –, tipo che quando ride in quella misura che non è il semplice sorriso né la risata sguarata, ma quella bella mezza misura della risata sentita ma con classe

Donne, ascoltatemi un’altra volta, per favore, lo dico per il bene del mondo, ridete di più. Siete tutte cento volte più belle quando ridete, il mondo è più bello e la vita pure. È fondamentale, se vi tenete in tante quella faccia schifata verso tutto quello che vi ruota attorno e poi affogate la vostra disperazione nel cibo, il mondo avrà meno tempo a disposizione rispetto ai 4 anni pronosticati da Einstein dopo l’estinzione delle api. Vi prego, ridete con gusto, felicemente. Serve a voi, serve a noi, serve a tutti.

che, in un gesto naturale, armonioso e grazioso, va a coprire con il lembo del collo della maglietta, coprendo la bocca e ridendo solo con gli occhi spalancati e felici. Invero, uno splendore. Nei primi giorni di corso passiamo molto tempo assieme, visto che sono stato assorbito dal gruppo spagnolo di cui anche lei fa evidentemente parte. Tanto meglio, perché m’invaghisce e forse si può avanzare. 

Ma è chiaro, che com’è ovvio, se il livello supera una soglia minima di accettabilità, i Proci si moltiplicano. E la cosa si fa ben complicata, visto che sorgono una serie di incroci abbastanza articolati, tipo Beautiful. Alba è contesa dal sottoscritto, dal Morito e da un gallego di nome Joaquín, un ragazzo simpaticissimo e ben tonico, conosciuto qui, ma di quelli che possono diventare amici per tanto tanto tempo. La giovane spagnola si rende conto di questo, visto che la subtileza non è propriamente un’arte italo-ispanica, e ha una grossa scelta a disposizione. Certo è che anche gli uomini in questione sono contesi da altre tipe: Joaquín da una russa che conosco appena e su cui non metto becco, se non dicendo che non è il mio tipo; Joaquín non ne vuole sentire di costei, ed ogni volta che io converso con Alba in maniera più “intima”, diciamo meglio, conversazioni che implicano un minimo di contatto – cose estremamente hot come mano-mano, mano-braccio, mano-spalla – rotea gli occhi su me e la giovane come se fosse la Ruota della fortuna, occhi dominati da una singola, sottile, quasi impercettibile venuncola iniettata di sangue. E Javi anche, probabilmente non è conteso in forma tanto diretta come Joaquín con la russa, ma chiaro è che c’è una ragazza italiana (se leggi questo post, carissima, sappi che sei stata sgamata alla grandissima) che letteralmente se lo mangia con gli occhi. E poi io, che sono contesissimo da nessuno. 

Decido che bisogna giocare all’attacco, anche se già sento che l’obiettivo è estremamente complicato visto che la concorrenza è agguerrita e tonica. Sfodero la mia arma magistrale per il tacchinaggio furioso, quella che non sbaglia mai, quella che può piegare delle sbarre di ferro e fighe di legno come Aran Benjo: mi metto a cucinare. E studio la situazione per provare ad annichilire la concorrenza, ovverosia: invitare a casa per cena lei, Gioacchino e un altro amico spagnolo, a cui si sommano i miei compari di casa, ossia El Morito, Carlos Solsi ed il García. Preparo un risotto speciale, alle fragole e menta, impiattando in forma speciale per dare all’occhio e riservando un dettaglio simpatico per la giovane. Chiaramente la prima babbionata è quando le do, per ultima, il piatto speciale impiattato bene, lei si bagna tantissimo e si alza. In un frangente di secondo penso, adesso riconoscente mi verrà a dare un bacino. 

Sticazzi.

Va a prendere lo smartphone e fa una fotografia, magari da mettere in Instagram. 

Shame on me.

Debilitato dal colpo basso, cerco di continuare nel tentativo di creare una breccia e guadagnare la tanto agognata Kızıl Elma. Usciamo, andiamo a Studentenstadt, si beve, si ride si scherza, tento un altro assalto. Non respinto, ma inutile. Non scatta niente. Ormai demoralizzato, mi dedico all’alcool e alla conversazione. Torno a casa in stato abbastanza pietoso e con un pugno di mosche, o meglio, di scontrini, visto che per preparare il risotto, l’insalata e per una bottiglia di vino bianco ho speso 20 euro. Almeno il risotto era buono, magra consolazione di un tacchino scadente.

Mi sveglio in tarda mattinata e converso con i miei compari. Sono praticamente tutti sicuri che Javi ha vinto e Alba, in una misura stimabile di massimo due giorni, si concederà. Quindi ora, da bravo tacchino, passerò un paio di giorni in autocommiserazione e poi si farà un’estimativa delle ulteriori possibilità con giovini nuove e toniche. 

Ah, sono stato indotto in una scommessa: se entro il 28 Agosto alle 23:59 non combino niente con nessuna, devo pagare due litri di birra ai miei amici. Se invece combino qualcosa, saranno loro a pagarmene 2. Quando il gioco si fa duro, i tacchini si induriscono a palla. E sono duro a bestia. 

Comunque, per ora, tipe 2 io 0. 

Tacchino forever.