Andando per ordine, avevo appena lasciato un'amica di fronte all'ICS, un istituto a fianco alla mia università, con l'idea di andare a pié sospinto a prendere l'autobus che da Entrecampos mi avrebbe portato a casa. Essendo ragionevolmente in anticipo, mi ingiungo di passare al supermercato per prendere del pane, cosa che non mi avrebbe rubato più di pochi minuti e che mi avrebbe lasciato il tempo di raggiungere la fermata in tempo per non perdere l'autobus, mission decisamente importante perché altrimenti avrei dovuto attendere ben mezz'ora. Or bene, mi fiondo dentro, vado diretto al banco panetteria, prendo il mio succulento pane tonicizzante e mi rilancio verso le casse. C'è solo una ragazza davanti a me, con un po' di roba da passare in cassa. Io ho solo il mio panino, e mancando 8 minuti al passaggio dell'autobus, ho un po' di fregole.
Passano 60 secondi, la tipa sta quasi per cominciare a disporre la sua artiglieria alimentare sul tapis roulant della cassa quando preso da un moto di spirito le chiedo, col mio pornoghese d'altri tempi e dando pure del lei: "Olhe desculpe, tenho só este pão, não se importa se eu passar a frente?". Senza stare a dire che perdo l'autobus, parliamo delle cose come sono. Tu artiglieria "calibro ho fatto 2 etti e mezzo, lascio?", io la fionda di Bart Simpson, io passo che devo pagare un solo euro, te in coda. La ragazza gentilmente mi accorda la grazia e mi fa passare. Mancano 6 minuti. Apro il portamonete ma no cazzo ho solo 44 centesimi di euro devo cambiare il pezzo da venti ehi tu giovane impiegata sottopagata di supermercato e magari anche un po' triste datti una mossa mentre la tipa che mi ha lasciato passare va a riposizionare il carrello e torna indietro gioviale NO CHE NON CE L'HO LA TUA STRACAZZO DI CARTA DEL SUPERMERCATO PAGO SOLO PECUNIA NON OLET DATTE 'NA MOSSA grazie per il resto e tenha uma boa tarde adeus sono già fuori dal supermercato col mio pane succulento e morbido pronto per andare a prendere l'autobus.
Per quale ragione racconto tutto questo? In realtà non lo so, so solo che mi sono premurato di ringraziare un'altra volta la tipa che mi aveva fatto passare davanti quando la reincrocio nel supermercato mentre si apprestava a riempire i sacchetti - i pornoghesi tengono molto alle formalità della buona educazione -, penso ad una vecchia gag che avevo visto alla candid camera dove un tipo con solo una bottiglia d'acqua chiedeva se poteva passare davanti in cassa e poi *bumba!* sei il milionesimo cliente hai vinto putas e vinho verde, con infastidita reazione del cliente scalzato. Bando alle ciance, mi lancio rapido verso la fermata. Aspetto qualche minuto. L'autobus ancora non si vede, tant'è, c'è gente, aspettiamo. Patatrac.
Dopo due minuti, arriva la tipa che mi aveva lasciato il posto in coda alla cassa. Sguardi che si incrociano per un secondo. Il pane appena comprato perde vitalità. Comincio la mia attività preferita, ovvero elucubrare ed immaginare dialoghi probabili o meno con costei.
"Ehi ciao, grazie ancora per avermi lasciato il posto, se sei riuscita ad arrivare e la 749 non è ancora passata tanto meglio, ma la prossima volta ti consiglio di non farlo perché hai rischiato di perderla sul serio... in ogni caso ti è andata bene, via. Diciamo che ti sono debitore eheh"
"Eh lo so, infatti ero in dubbio se lasciarti passare o meno, ma in fondo non avevo scuse, tu avevi solo un pezzo di pane, ho sperato - e devo dire che ho avuto ragione - che non ci fossero intoppi. Beh, in fondo ora sono qui, l'autobus sta per arrivare, quindi direi che è andato tutto bene e sì, ti sono creditrice"
"Permettimi di presentarmi, sono Stefano, sono italiano ma vivo qui a Lisbona, da cui il pane..."
"Ehi, sei riuscita ad arrivare, figo. Grazie per avermi lasciato passare..."
"Eh sì, sembra che ce l'abbia fatta..."
"Vai verso l'ISEL? Io abito da quelle parti..."
"No, scendo verso Avenida de Roma..."
"Bella zona! Sei lisbonese? Io sono italiano, ma ormai è da tempo che vivo da queste parti..."
"Italiano! Interessante..."
"Ehi, non pensavo dovessi venire qui, quasi ti facevo perdere l'autobus"
"Fatti gli affari tuoi"
"Oh yeah, giggity giggity goo"
Il tutto nei due minuti in cui l'autobus arrivava in definitiva, accosta, apre le porte, comincia la corsa al posto. Ma chi era questa tipa qui? Ich bin Niemand, direi, ossia era una ragazza, probabilmente sui 22-23 anni, di quelle che non si notano particolarmente se si incrociano, e magari le frotte di maschi allupati che vagano per le strade non si girano all'unisono per valutare le natiche della fanciulla. Magrettina, tendente all'hipster, All Star di colore improbabile e jeans stretti verso le caviglie, maglione del 1932, occhialoni oltremodo grossi, un viso semplice, di una ragazza che non si mette i tacchi per andare in università, che sembra una persona semplice, non terrorizzata che un uomo solo per essere uomo è o pericoloso o una merda, che guarda negli occhi e sorride appena, senza crismi, che trasmette felicità con lo sguardo, una persona appena goffa nei movimenti, che ha difficoltà a prendere 3 sacchetti di spesa e una tanica di 5 litri d'acqua contemporaneamente e che decide di farlo con libri e raccoglitori sotto braccio, che fa sorridere per la semplicità e incanta per l'empatia.
Dopo tanto elucubrare, con le porte dell'autobus aperte e i primi passeggeri a salire, l'unica cosa sensata che mi viene in mente nell'unico momento in cui potevo profferir parola fu: "Hai bisogno d'aiuto?"
Sguardo veloce, mezzo sorriso simpatico, e "No grazie, ce la faccio da sola", anche se non ce la stava facendo. Aspetto che si sistemi e che salga entrando per ultimo sull'autobus, così che magari non si perde in mezzo a sacchetti e raccoglitori. Entro nell'autobus e mi metto in un punto spazioso, senza sedermi. Lei è davanti a lato del conducente. Penso ad altri 100 dialoghi possibili, tutto facile quando si hanno i piedi ben saldi per terra e si sta a quei 4-5 metri di distanza di sicurezza. Intanto me la rido perché quella ragazza a malapena riesce a stare in piedi nonostante la strada sia praticamente sempre tutta dritta, si tiene aggrappata ai tubi corrimano per non cadere e quando non si tiene per sistemare i sacchetti della spesa a momenti vola, guarda ossessivamente i sacchetti, il conducente ed il mondo fuori dall'autocarro. La tipa più impacciata di tutti i tempi. Semplicemente irresistibile.
Alla prima fermata fa per scendere, con un altro carosello di sacchetti e raccoglitori. Si aprono le porte e sta ancora sistemando. Recupera tutto, un sacco di gente è già entrata, altrettanta è scesa, lei nel mezzo, passa di fronte a me, sguardo, "Ciao" dico io, non so neanche se risponde o meno perché intanto suona l'allarme di chiusura porte e praticamente salta dall'autobus dopo un mezzo grido del genere "Ehi conducente, io non voglio stare qui!" ed io che mi immagino un altro film del tipo che gridavo "Ó Chefe! Peraí! A menina aqui ainda deve sair!", la salvavo e le portavo i sacchetti della spesa a casa galoppando su un drago.
Scende, l'autobus riparte e se ne va. Mi immagino ancora che domani andavo nei pressi della fermata dove è scesa e l'aspettavo, per dirle solo ciao. Dopo peraltro un complicato conteggio di dove potrebbe abitare giudicando dalla direzione verso cui si è mossa scendendo dal bus, escludendo la stazione successiva e pensando a quali autobus potrebbe prendere per andare verso Entrecampos sempre che vada in autobus e non a piedi. Vederla arrivare, sorriderle, dire ciao ed iniziare a conversare.
Non andrò là né domani né mai. Non sono riuscito a dire niente quando potevo e non mi sono mosso quando dovevo. Domani le cose non cambieranno. E' trenta anni che vado avanti così, mi viene in mente una ragazza che ho visto a luglio a Milano che ha accettato di uscire con me una sera. Glielo avevo chiesto via Facebook perché a chiederlo dal vivo non ci riesco, anche se vorrei. Siamo usciti, bella serata, parliamo, mangiamo, ridiamo, è bello e quando deve succedere tutto quello che conta chiaramente non succede nulla. Perché vorrei ma non posso. Non ci riesco. Spero di rivedere questa ragazza un'altra volta e sperare di essere sufficientemente tonico per fare quello che normalmente non faccio, quantomeno per rispetto nei miei e nei suoi confronti.
Mentre questa ragazza sull'autobus, carinissima, amorevole e tutto quanto, è stata solo una delle tante, tantissime persone che magari mi hanno sorriso ma o non me ne sono mai reso conto, oppure non ho saputo come fare qualcosa che volevo fare o dire e che non è uscito dalla scatola di carne e paura dove vivo.
| Foto scattata da un'amica col filtro meme. Il meme sulla mia faccia non è stato scelto da nessuno. E' capitato. |
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