domenica 2 dicembre 2012

O homenzinho azarado (scusate il francese).

Grandissime novità in vista nella mia vita sentimentale.

Manco per il cazzo. (Scusate il francese).

La realtà dei fatti è che ultimamente, dire nell'ultimo mese ma soprattutto nelle ultime due settimane, una serie di sfighe incredibili hanno esacerbato la mia situazione precaria dando luogo a diverse piccole rivoluzioni e soprattutto non hanno contribuito a migliorare i piani di attacco verso Germania e Slovacchia o persino l'Ucraina. Aggiungerei anche il Kazakistan, ma il discorso è un filino più articolato in questo caso. Andiamo per ordine.

Ci eravamo lasciati con il mio intercalare zerbinoide nei confronti della meravigliosa amica di tandem. Appuntamento per venerdì dunque, con la lezione pronta e preparata con tanto ammòre, grandi gags, ricchi premi e cotillon. Ma nel frattempo succede l'imponderabile.

Giovedì sera avevo voglia di uscire un po', ma essendo ormai canonicamente da solo non è che vado al baretto a farmi i bianchini, dunque mando un messaggio ad un collega di dottorato chiedendogli di fare una gitarella da qualche parte. Mi pacca. Rimango a casa. Al che mi dedico alla mia attività preferita in quest'ultimo periodo: insultare subdolamente come una vera eminenza grigia o più banalmente come una persona farlocca quei cretini del pachiderma e la scimmia, ossia i miei due coinquilini. Girovagando su Facebook, trovo un gruppo meraviglioso che non ho esitato a condividere chiamato "Il coinquilino di merda", un gruppo che raccoglie le gesta migliori dei coinquilini di tutto il mondo quando fanno delle porcherie immonde in casa, di solito con gran nocumento di tanti coinquilini invece più seri e diligenti. Orbene, succede che il pachiderma, in un modo che mi piacerebbe scoprire, legge le mie considerazioni. (Solo per la cronaca, costui era già bannato dal mio Facebook ed oltretutto tutte le considerazioni ed insulti "leggermente velati" erano in italiano; quindi quel figlio di androcchia di un suo amichetto o la sua fidanzatina non solo sono andati a cercare la mia porcheria, ma si sono persino sbattuti a tradurre il tutto e comunicarlo. C'è del disagio in tutto questo, ndr). Il risultato è che gli è partito il boccino, ha fatto irruzione in camera mia e ce le siamo date. Ammetto che avere cento e passa chili di giovane sul corpo non è stata un'esperienza amorevole. Le ho prese? Sì, le ho prese. Le ho date? No, non le ho date. Bah, mi sono fatto male? Se non che proprio da quella mattina il mio collo avesse deciso di bloccarsi completamente, no. Ecco la testimonianza che mi porterò per ancora una settimana di quello che è successo.

Notisi il leggero livore nel mezzo del ditino. 
Aldilà del dramma umano e della conversazione seguente col padrone di casa, cosa ha implicato tutto ciò? Beh, semplicemente sono andato via di casa. Quando? Il mattino dopo gli avvenimenti sopradescritti. Che giorno era? Il venerdì in cui mi dovevo vedere con Sarah. Che culo.

Appuntamento alle 16:00 con lei, la lezione ed il presentino da darle. Dopo una notte in cui ho dormito si e no 4 ore, in cui mi sono svegliato alle sette e trequarti per andare a prendere una valigia vuota per fare il trasloco (grazie Cata per il supporto morale e valigìaco), in cui ho raccolto un anno di vita e ricordi, che spaziavano da Marie fino al mese dell'estate scorsa che ho passato a Monaco di Baviera, al peso con cui faccio esercizi al mattino frutto di una razzia nella casa dove vissi come studente Erasmus, alle monete da 1-2-5 centesimi impilate sotto la finestre perché il mio vecchio portafogli aveva un buco nel portamonete e cadevano sempre e decisi di raccoglierle a parte, al basso e all'ampli che mi ha prestato un amico, e ancora al materasso gonfiabile che, nel suo piccolo, mi aveva ospitato per tante notti in cui i sensi si lasciavano condurre dalla passione e dal momento. Una vita, piccola, ma pur sempre una vita. Scriveva un mio amico d'Erasmus che è molto difficile chiudere in una valigia due anni di vita. E confermo: è molto difficile chiudere in due valigie anche solo un anno di vita ed esperienze. Chissà. Ora si cambia in meglio.
E dopo raccogliere tutto, più o meno alla rinfusa, era ancora pulire, fino al dettaglio, per rispetto, e preparare tutto l'armamentario che alle 14:30 arrivava Igor a prendermi, e mangiare qualcosa di rapido per finire le tre cose che avevo in frigo e andarmene da quell'inferno che non potevo più chiamare casa.

Arrivare a casa di Igor, lasciare le borse, respirare a fondo e ripartire. Poche ciance, perché avevo appuntamento con Sarah. Orbene, in realtà era tutto il giorno che pensavo ad una cosa: ma chi me lo fa fare? Tanto molto probabilmente si risolverà tutto in un DUE DI PICCHE™ galattico, come sempre, perché devo farmi lo sbattimento dopo un trasloco allucinante e con l'anima ancora bruciante d'umiliazione di andare a fare la figura del cioccolataio? Non che volessi provarci, ma insomma, poi il fine è quello. Perché?

Mi sono fatto una doccia. Acqua calda, tranquillità, in una casa che non era mia ma almeno che mi offriva riparo. Mi impomato decentemente, un tocco di gel, il dopobarba tedesco che sa di profumo e lo uso come tale, una polo che sia presentabile, un'aria che lo sia un filino di più. Messaggio in tedesco per giustificarmi del ritardo e volo in università. Arriverò alle 16:45. Drammatico. Perché?

Ehi cara come va? Tutto ok? Eh sì scusa il ritardo, ora siamo pari e patta, ma sai, ho avuto una giornata un po' intensa, ho traslocato perché ieri sera è finita a Kopfnuss e Ohrfeige, echt? Sì cara, lo so, è un po' stancante ma in fondo cerco di mantenere gli impegni, potevamo rimandare, perché non me lo hai detto.

Perché?

Cara Sarah, cara persona che legge questo blog, cara ragazza che un giorno troverò e che vorrai stare con me, ascoltami bene. La soluzione più facile a questa domanda sarebbe "beh, mi sembra di capire che sei innamorato". No, troppo facile, e seppur io sia una persona semplice una risposta troppo facile ed elegante non mi piace perché sicuramente nasconde qualcosa tra le righe. Per questo preferisco risposte più armoniose e contestualizzate nella vita di tutti i giorni. Faccio lo storico, in fondo, no? Perché sono andato in università a fare il tandem e dare il presente e fare una lezione simpatica con frasi allucinanti per praticare la pronuncia portoghese? La risposta è chiara, è armoniosa, è tangibile. Perché anche quando tutto va male, quando passiamo momenti pesanti, quando per quanto ci possiamo sforzare non ne giri una giusta, quando siamo semplicemente stanchi, in fondo c'è sempre una piccola possibilità escondidinha che ci permetta di tirar su il morale. Nel mio caso, una possibilità era Igor e Sonia, che hanno iniziato a prendermi per il culo (e continueranno a farlo per una settimana intera, tempo in cui sono stato ospite da loro) dicendo che sono un homenzinho azarado e che, di fatto, mi hanno fatto molto sorridere e mi hanno dimostrato che per quanto soli si possa stare, c'è sempre qualcuno che ti cava d'impaccio e che puoi chiamare amico. E l'altra possibilità era Sarah. Una perfetta sconosciuta, non so praticamente niente di lei, mi piace, certo, ma credo che non sia niente di speciale dato che lei è oggettivamente molto bella e credo che a qualunque cuorcontento non possa non piacere. Ma quando siamo andati a stampare la lezione che avevo preparato per lei, intanto che leggeva frasi ridicole solo per praticare la pronuncia della S in portoghese, quando conversavamo in un tedesco che Goethe si rigira nella tomba se udisse che io parlo tedesco, quando dovevo andare e poco prima le dico "senti, ho una cosa per te". Ogni volta che una ragazza esprime dolcezza con lo sguardo, ammetto, mi emoziono. E quindi, aldilà del sorriso che amici o ragazze riescono a infondermi, il perché è presto spiegato: perché aldilà del male, c'è sempre un'emozione vera che aspetta di essere vissuta.


Nessun commento:

Posta un commento