lunedì 27 ottobre 2014

Die Pute, die Puten. Tacchini in salsa tedesca pt.1, ossia di disastri possibili e asfaltanti.

Einführung.

Parlavo recentemente con un amico dei bei tempi spensierati in cui ci si prodigava in eloquî densi e divertenti scritti nei blog che gestivamo. Ripensai nella stessa misura a quanto era geniale ed appropriata la scrittura dello xilotubero, un blog esperienziale attraverso il quale rendere edotti amici e conoscenti delle miserie che mi attanagliano senza pietà ogni qual volta provo ad approssimare un approccio con una ragazza, o come sono solito dire da tempi abbastanza recenti, una squinzia.

È passato ormai quasi un anno dall'ultimo post che scrissi sullo xilotubero, un post mesto invero, che involontariamente ebbe come obiettivo, o meglio acquisì, quello di mostrare la fallacia del nostro essere umani di fronte ad un dominio come quello dell'estetica e dei piaceri che a noi questa ingiunge; il caso ha voluto che quel post fosse quello conclusivo di una parte della mia esperienza tacchinica, e di certo fu una conclusione più che degna; devo ammettere tuttavia che delle recenti avventure hanno riportato in auge la necessità di riprendere la scrittura, e lo stesso caso ha voluto che, come la ragione fondativa dell'esistenza di questo blog, fosse un post su Facebook a farmi alzare l'ingegno e pensare che sì, è proprio il caso di riprendere in mano il blog. Ma prima di passare ai contenuti, è necessario spiegare per quali ragioni non ho scritto praticamente nulla per un anno.

Beh, banalmente non è successo niente.

D'altra parte il punto è il seguente: come molti di voi sanno, sto svolgendo una tesi comparativa in storia militare, cosa che mi obbliga - e con piacere - a lavorare in diversi archivi in Europa. Per questa ragione sono stato a Londra per due mesi, a Parigi per quattro mesi ed ora mi trovo a Friburgo in Brisgovia, in Germania. Altresì, come potete immaginare, il lavoro d'archivio non è un'attività che permette questi grandi incontri tacchinici, essendo essenzialmente un lavoro individuale e per giunta su documenti molto polverosi; inoltre, l'onerosità del luogo non permette l'approccio e la promiscuità tanto agognati, e poi parliamoci chiaramente: in un archivio di squinzie non se ne vedono se non così sporadicamente che è più probabile si veda un tacchino volare.

E per il resto, vi chiederete voi, a Londra e a Parigi e a Friburgo ci sarà stato del materiale (non d'archivio) adeguato su cui lavorare.

Manco per il caTzo. Così, giusto per dire.

D'altra parte vi immaginate me, tenero tacchinone implume, andare in un posto qualsiasi da solo e iniziare a conoscere gente o addirittura squinzie? Non è mai capitato, e lasciate che ve lo dica chiaramente: non è mai un buon giorno per iniziare. A Londra e Parigi mi trovavo con qualche amico che già conoscevo, si usciva sporadicamente, e non c'era grande spazio per tacchinaggi seriali.

Ma qua le cose a Friburgo sono molto diverse, credetemi. E per questa ragione eccoci di nuovo qui, a raccontare le epiche gesta di un povero di spirito, ma si sa che è dei poveri di spirito il Regno dei Cieli, che per quanto ci provi e faccia del suo meglio, alla fine sempre sfigarello™ rimane.



Di disastri non scontati e di conoscenze che si dissipano in una tacchinata.


Sono arrivato a Friburgo con tre intenti: imparare il tedesco, una volta per tutte; trovare documenti per la mia tesi e presumibilmente comprenderli; tacchinare come se non vi fosse un domani.


Per esaudire il primo e terzo obiettivo, decisi dunque di iscrivermi ad un corso intensivo di tedesco, ormai due mesi fa. Ed il primo giorno di lezione, prendendo contatto con la classe con cui avrei condiviso corso, avventure e bevute, risuonò in quel di Friburgo un fragoroso ed armonico Inno alla Gioia. Nella classe appaiono due squinzie di elevatissima qualità ed interesse, di cui vi propino una rapida descrizione:

H., inglese, 20 anni. Poco meno di un metro e settanta di squinzieria portami via, biondissima, occhi chiari, carnagione di luna, si presenta in classe il primo giorno - me lo ricordo come fosse ieri - con un top scuro che lascia scoperte le spalle, una delle cose che mi fanno invero impazzire. Pantaloni attillati, i seni se li è dimenticati in Inghilterra ma insomma non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca, unico difetto indossa le oscene e più volte infamate ciabattine demmerda™. Buon peso buona misura, per una volta si può avere del buon senso ed ignorare tanta mancanza di stile, peraltro compensata abbondantemente dalla classe con cui, vestendosi, riesce a mascherare i fianchi leggermente larghi e le gambotte, brava, e soprattutto bella, voto 8. E peraltro, sfodera un grosso asso: studia storia, e sì, continuo ad avere un debole per le bionde che studiano storia. Mi ricorda di qualcuna. Fa niente, meglio non ricordare.

J., 'muricana, 20 anni. Poco meno di un metro e settanta di squinzieria made in U.S.A. Sembra tonica e sorridente sempre, e soprattutto promana quelle good vibes sexy. Dice, non è che vince ad un concorso di bellezza, ma sai che, io un giretto ce lo farei ben volentieri. Autenticamente americana, tipo catalizzatrice indefessa delle attenzioni di qualsiasi cosa si muova entro l'ambito del suo Lebensraum, ma tesoro, sei squinzia e sexy, ma ricordati che siamo in Europa, e le cose non funzionano esattamente come negli States. Voto 7 e ½ d'Emblèe, ma spoilero subito: si venne a scoprire che la tipa aveva un tipo tedesco che peraltro non è durato neanche il mese di corso, dopo i primi giorni di gioia ha subito un'involuzione drastica sul piano morale, a metà mese praticamente aveva una faccia sempre come l'immagine che segue


finisce che si molla col tipo e decide che manda a ramengo il programma che l'ha portata in Europa - dove presumibilmente non ha ricevuto tutte le attenzioni che una star si merita (iron.) - e se ne torna contenta e pasciuta in Florida. Adieu mon amie, mi ricorderò le tue gambette. Per un par di mesi, forse. Poi basta.



Che poi come al solito la cosa divertente di questi consessi è che conosci una persona e presto o tardi ne conoscerai un'altra attraverso la prima, e così via: questo principio moltiplicatore permetterà al vostro beneamato di conoscere un parco squinzie di primissima categoria, ribattezzato quasi subito reparto freschezza, per una ragione molto importante e con conseguenze in realtà un pochino ostiche.



Cioè, queste tipe c'hanno vent'anni, non so se rendo l'idea. 



Parlando con un ragazzo spagnolo del mio corso, gli accennavo a quando andai in Sudafrica. Oh sei stato in Sudafrica davvero? Sì tutto vero. E quando? Era il Luglio del 1995. Ah, ahah! Io quell'anno sono nato! Ahaha!





Immaginatevi il tacchino alla procacciagione di squinzie freschissime. Con quella chioma leonina ormai stemperata dalla canizie, con quel carico esperienziale che forse spaventa più che galvanizzare, insomma, il gioco delle differenze tra generazioni esiste e seppur voglia e possa dimostrare di essere ed essere giovane, alla fine l'anagrafica vuole la sua libbra di carne. Una mia libbra di carne. Non divaghiamo, e andiamo al punto. 



Spoilerone: è in arrivo un clamoroso ed amorevole DUEDIPICCHE™!!!



Usciamo un pomeriggio io ed alcune amiche tra cui H.; andiamo felici e pasciuti in un bar in centro a Friburgo per mangiare un gelato e bere un caffé; confesso che la biondissima inglese mi galvanizza, e pure non poco: si parla, si ride, si scherza, credo che ci si intenda. Salgo in cattedra. Decido di andare subito all'Ordalia (spero venga apprezzata da tutti voi miei cari astanti la tonicità e la presa d'iniziativa): invitarla la domenica a prendere un caffè assieme. Recentemente, e parlando proprio agli amici qui a Friburgo, avevo modellizzato gli approccî tacchinici nei confronti di una squinzia in termini di "stake raising", ossia un processo di "alzare il tiro" partendo da un approccio praticamente gratuito che però permette di costruire un ponte con una persona: un caffè e quattro chiacchiere sono lo step base, lo stake infimo, ciò che permette di tastare il territorio, diciamo così.



Tacchino: Ehi H.! How're you? Are you doing something this afternoon? If you're free, may I invite you for a coffee/ice cream, a walk and a chat in the centre?  



H.: *frasi di circostanza* but sure is anyone else up for it?




Bene, la partita è finita ancor prima di iniziare. Al primo stake, bassissimo invero, il vostro affezionatissimo inciampa malamente, il messaggio passato dalla squinzissima bellissima è chiaro e palpabile, ossia "certo che si esce assieme ma solo in presenza di una buona mezza legione di altri amici e ridiamo e scherziamo come se non vi fosse un domani", i giochi sono finiti. Mestamente torno ai miei lidi e inizio quasi subito a pianificare il prossimo schema, a gettare la prossima rete, ad aprire la prossima ruota.



Ed arriviamo al primo disastro epocale. Perché mi sembra ovvio, se non combino disastri io, e chi lo fa altrimenti?



Succede che nel processo di moltiplicazione delle conoscenze attraverso altre conoscenze di cui si è accennato supra, finisco per conoscere una tipa australiana, C.. Ora, non è di una bellezza strepitosa, però detiene quel quid che magari fa attirare l'attenzione. Non sarò volgare in questa fattispecie e non riferirò degli elementi per cui la squinzia in questione può essere di elevato interesse, piuttosto ne racconterò una abbastanza divertente e singolare, ossia a questa ragazza cambia il colore degli occhi a seconda della luce esterna e delle condizioni del tempo; ma non che da scuri diventano leggermente meno scuri, del tipo che un giorno la trovo in giro e C., hai gli occhi gialli. Eh sì lo so, è la luce. Uao impressionante. Ora non immaginate gli occhi come di un giallo canarino totale, e soprattutto ricordate: la nostra non è ammalata.



Succede che una sera si esce col gruppo e si va un po' a destra e manca per Friburgo. Birrino qui, birrino lì, fino a quando non approdiamo in un posto chiamato Shooter Stars, e scatta il momento molesto a base di tequila, sale e limone.

A chi di dovere, sappi che è scattato anche il momento propostona: TEQUILA SUICIDE. È stata cassata dopo solo qualche tentennamento. E spoilerone: pensai che ci sarebbe stata un'altra occasione, e invece non ci sarà più. Volevo vedere squinzie vere a fare questa gag, respirare sale e conseguentemente avere un'epistassi di proporzioni Niagara, e invece zerella. Molto molto male.



Ad un certo punto salgo in cattedra e decido di offrire un round. Al completamento del rituale alcoolico, la tipa con gli occhi cangianti decide che sono un bravo ragazzo e mi ringrazia e mi sgancia un bacetto simpatico. Ora, non è che fosse salita in cattedra e tipo avesse deciso di cedermi la sua virtù in cambio di una tequila, che per carità, sarebbe come dire in cambio di due zucchine ed un peperone, e credo che nessuna dovrebbe cedere la sua virtù per due zucchine ed un peperone, ma pensai



a buon intenditor, poche parole



che è sempre un buon detto e un buon principio. Che decido di mettere in pratica, ma non on the spot. In fondo chi mi conosce sa che sono un Cunctator, quindi prendo il mio tempo ed aspetto una situazione più propizia, magari con altrettanti shots e simili. La situazione mi si presenta il giorno prima di ripartire per Milano per presenziare all'evento dell'anno, il matrimonio dei Peppi, per cui mi dissi Dai, facciamo qualcosa di semplice e non troppo stancante che domani si parte e vorrei essere tonico. 



Minispoilerone: ovviamente ho fatto le 4 del mattino e sul tragitto del ritorno a casa dal locale sono volato dalla bicicletta. Ad oggi che scrivo, il costato mi fa ancora male, un po' come al Cristo.

Si va dunque ad una serata che aveva il sapore dell'epocale in un posto chiamato StuSie Bar, un posto che sono sicuro tornerà di prepotenza e frequentemente in queste pagine durante la mia permanenza a Friburgo. Ammetto che ero tonicissimo e avevo proprio una scimmia mattissima di portare a casa il RISULTATO, cosa che mi ha indotto a ripensare al segnale sopradescritto visto che C. era presente e la tonicità collettiva era nell'aria. Si balla (sì avete capito, si balla, e ballo anche io. Incredibile), si ride si scherza, si filtra un po'. Ed ecco che arriva l'occasione agognata per poter mettere in pratica il mio tacchinico diabolico piano. Andiamo al bancone per farci uno shottino. Ma siccome il bancone è di sì e no quattro metri ed in questo StuSie Bar ci stanno centinaia di persone, evidentemente il tempo di attesa prima di ottenere il desideratum è ben lungo, e quale occasione migliore per approfittare del tempo morto per renderlo vivo vegeto e tonico? Sì, il problema è che il risultato finale è stato più o meno uno zombie, ma vediamo che è successo.



Si è in coda, si parla, la musica è alta e allora diventa necessario stare ben vicini per comprendersi, non foss'altro che la mia comprensione dell'inglese è buona ma non eccelsa e se la comunicazione è disturbata da elementi alieni allora devo attaccarmi alla persona in questione. 



E là, è troppo facile promanare un colpo di collo e andare ad impattare. 



NO!



E ma che cazzo, una risposta del genere la ricevetti già, ma checcazzo*.



Ora è il caso di approfondire un pochino meglio la situazione in cui mi trovavo e spiegare alcune scelte che avranno conseguenze sì pesanti. 


Chi mi conosce sa perfettamente quanto io sia un peone di bassissima caratura e prestanza. In altri termini, sa perfettamente che se una squinzia mi dice no, allora no means no, io chiudo baracca e burattini, tiro su armi e bagagli e tiro i remi in barca, all'insegna del Game Over. In questa situazione però ho deciso che le cose sarebbero andate diversamente. Per quale ragione? In primo luogo ero un filo alticcio e quindi la mia rigidità e rigorosità morale erano più malleabili e le avevo malleate per bene; mi ero imposto di tornare a Milano da vincitore, e volevo portare a casa il RISULTATO; i segnali descritti supra non mi davano l'idea di una partita già chiusa, ma insomma, mi spronavano a insistere; non mi fido delle ragazze; ed infine mi è quasi sempre successo che una tipa ad una mia avance non rispondesse positivamente, ma che il risultato positivo arrivasse dopo un minimo di insistenza, indi per cui ho deciso che per una volta - invero, la prima - in vita mia avrei calcato la mano. 

Al che mi sono trasformato nel famoso 71, ossia l'uomo di merda.

Sarà che nei contatti susseguitisi in mezzo alla coda per il bancone, la giovine non dava segni di disprezzare il mio approccio, nonostante il deciso no di cui sopra. Si parla ancora un pochettino, si avanza di trenta centimetri in direzione del bancone, promano un altro colpo di collo.

NO!

E stavolta la giovane mette il carico a coppe: Senti ho il ragazzo. 

Il 71 in me in quel frangente è stato rigoroso e categorico: Ste non ti fare infinocchiare ti ha raccontato una fregnaccia. Non mi fido delle tipe. Il mio già essere 71 ha raggiunto il livello over 9000 e sono diventato un biondissimo Super Sayan che quasi stavo passando da essere 71 a essere 72, che sarebbe la meraviglia, ma in questo caso una meraviglia marrone dura dura dura.

Tesoro, ma il tuo tipo è a 10.000 km da qui (tanto il suo tipo non esiste, ma stiamo al suo gioco)... insomma, pensa un po' a te stessa (che io penso a me)...

Ulteriore momento interlocutorio, altri 30 centimetri verso il bancone, continua la pantomima. Ed al terzo tentativo di approccio, ecco la sublimazione.


NO!


Senti entrambi staremo qui fino a febbraio e dobbiamo rimanere amici.  


Nonostante l'incipiente 71, ormai tutto era tornato alla normalità. No means no, e per giunta mi ero anche sbagliato: una volta che in vita mia voglio calcare la mano, non era il caso di farlo. Dico a C. che ok, va bene, ho capito l'antifona (I understood the antifony) e che non avrei calcato la mano oltre. Non mi ricordo neanche se a quel punto abbiamo bevuto il nostro shottino o lei se la sia squagliata, ma questo poco importa, dato che le conseguenze di questo approccio molesto conclusosi con una promessa di friendzone temporanea sarebbero arrivate solo dopo. Perché poi a mente fredda, quando ci si ricorda con nitidezza cosa è successo e i dettagli diventano schegge impazzite e molto acuminate, allora ecco che i disastri succedono. Ed io per non farmi mancare niente, sulla strada del ritorno volo pure dalla bicicletta e prima di prendere il treno l'indomani decido che forse è il caso di mandare un messaggio di scuse alla ragazza perché a me, in fondo, essere molesto non piace minimamente. Solo che, mezzo raffreddato ormai da settimane, in condizioni pietose per il ciclovolo, carico come un cammello per il viaggio e pure preoccupato per il ritardo del treno, mando un messaggio a stento comprensibile da un italiano e figuriamoci da un anglofono. Dalle nostre parti si dice che la pezza è peggiore del buco. Buongiorno mondo, sono proprio io.


Bisogna proprio essere stronzi.

Tornato a Friburgo dalla trasferta meneghina, mi sento con un amico americano che mi dice che la ragazza di cui sopra era alterata non poco con me. 

Shit shit shit lo stracazzo sapevo

e rispondendo ad una mia domanda aggiunge che sì, la storia è girata dentro il nostro gruppo di amici in comune e che presumibilmente sarebbe meglio se io uscissi un po' di scena e aspettassi che la situazione si ammorbidisse

Porca troja porca troika e straporchissima troia

perché oltre al fatto che stiamo parlando del core del mio gruppo di amici, c'era quantomeno un'altra squinzia interessante su cui avrei ben volentieri spostato le mie attenzioni a tempo debito. 

Inutile che vi stia a spiegare l'evoluzione di questa faccenda: quello che conta è che per tutta una serie di ragioni, ho deciso io di lasciare quel gruppo in quanto tale, ed in ogni caso intrattenermi, come invero è successo, solo con alcuni di loro in camera caritatis. Per concludere dunque, mi viene da pensare che io, essendo uscito dagli usi e costumi tacchinici per greed o forse per un amor proprio che per una volta era più tronfio del solito, mi sono ritrovato involontario protagonista dell'ideale dell'ostrica di verghiana memoria. Perché credetemi, tutto, incredibilmente e perfettamente torna. 

Sostiene il saggio autore: Allorquando uno di quei piccoli, o più debole, o più incauto, o più egoista degli altri, volle staccarsi dai suoi per vaghezza dell'ignoto, o per brama di meglio, o per curiosità di conoscere il mondo; il mondo, da pesce vorace com'è, se lo ingoiò, e i suoi più prossimi con lui. E sotto questo aspetto vedrete che il dramma non manca d'interesse. Per le ostriche l'argomento più interessante deve esser quello che tratta delle insidie del gambero, o del coltello del palombaro che le stacca dallo scoglio.

Ma niente è perduto. Sic transit gloria mundi, dicevano in passato. L'anticipazione che vi posso dare sul prossimo capitolo, è il titolo stesso: ci vediamo al prossimo episodio dello Xilotubero, l'episodio iniziale della 


Charlottiade in Friburgo


*Si veda la conclusione del seguente post.

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