E fu sera e fu mattina. Assorbito il colpo dei disastri narrati nel post precedente, somatizzato l'amaro in bocca che necessariamente appare in certe delicati situazioni di cui, volenti o nolenti, ci troviamo protagonisti, la vita friburghese riprende allegra e tonica come sempre. Iniziano i corsi di tedesco - e sì, uso il plurale non a caso, visto che ho deciso di seguire due corsi serali di tedesco, quindi assommando un'attività di studio della lingua che va dal lunedì al giovedì, sempre, più il lavoro in archivio al mattino; in altri termini, se non imparo il tedesco questa volta, non lo imparerò veramente MAI più - ed iniziano ad emergere elementi d'interesse non secondario che si definiscono meglio col passare delle prime lezioni in cui, e chi ha dimestichezza con corsi di lingua intensivi o meno sa perfettamente, è normale un minimo di rotazione delle persone dovuta alla ricerca del livello di lingua più adeguato alle necessità ed ai desideri del singolo.
Ovverosia, in altri termini,
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| Fiori e cacciagione, Giuseppe Recco, seconda metà del XVII sec. |
Perché vedete, cari amici, il passo è molto breve dal tacchino al fagiano. E se le possibilità, dato il principio moltiplicatore di cui accennavo nel post precedente, aumentano in misura geometrica come la popolazione nella teoria malthusiana, anche i DUEDIPICCHE™ aumentano proporzionalmente. E quant'è vero Iddio, sembra che stia sfiorando un filotto che mi permetterà di ottenere il favoloso
che significa semplicemente DUEDIPICCHE™ x5 in-a-row. Se riesco nell'obiettivo mi rivedrete tutti in Italia a San Tazza vestito come un altezzoso monarca prussiano che ha la sindrome d'accerchiamento di tipe fighe che gli continuano a dire "voglio rimanere tua AMICA".
Circa le squinzie che gradualmente appaiono nei corsi riferirò, dovute a repentine alterazioni delle condizioni desiderate, in un post a sé stante, perché ora è necessario iniziare con IL racconto. La madre di ogni incontro e disavventura. Lo in nuce dell'esistenza di questo blog. La sublimazione di cuore e ragione, del Cunctator e del tacchino barbarico infervorato, del volere e non potere, del dovere e del non essere sicuri di farcela.
Benvenuti alla Charlottèide in Friburgo.
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| Si consideri che la squinzia in questione non è chiatta come quella nell'immagine soprastante. |
Succede che una sera io ed il mio fido amico Cioppi andiamo pasciuti e contenti all'UC UniCafè, un posticino dove ero già stato qualche volta con un amico americano è che è molto interessante. Normalmente noi si va allo Schlappen, un altro posto ben tonico, ma progressivamente decidemmo di cambiare il posto e installarci più o meno in pianta stabile in questo UC per una ragione molto semplice: non le birre, che sono le stesse, non i prezzi, che sono gli stessi, ma mentre allo Schlappen trovi un po' di tutto, dal trentenne vispo con canizie al milfometro borgomastro fino alla squinzia implume corredata da famelici esseri umani di sesso maschile, all'UC ci sono
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| A buon intenditor, poche parole: MANZEEEEEE. |
In quel posto un giorno sempre io e Cioppi individuammo il Tavolo della Vittoria, che non è la scrivania dove Armando Diaz scrisse il famoso Bollettino, ma è l'incrocio tra un tavolo qualunque e Parco della Vittoria, perché c'era un gruppo di cinque o sei MANZEEEEEEEEE di una qualità tale che non solo mi rubarono il cuore e un lembo d'anima, ma era anche il tavolo dove, se si riusciva a portare a casa il RISULTATO, si vinceva il gioco, un po' come quando compri il Parco della Vittoria a Monopoli.
Peraltro, la tipa che mi rubò un lembo d'anima era una ragazza evidentemente freschissima, biondissima e germanissima, ma che oltretutto portava i capelli corti tali che lasciavano scoperto un collo armonico con l'essenza stessa del mondo. L'estasi mistica di quella visione trascendente il comune senso dell'estetica mi rilascia ancora adesso brividi di appagamento lungo la schiena. E la cosa divertente è che la ribeccai il giorno dopo, per puro caso, allo StuSie Bar, in una serata oscena che mi vide fuggire alticcio e un po' abbruttito molto presto. Per fortuna, la visione fugace di questa Musa post moderna mi ha dato, ed il suo ricordo mi dà a tutt'ora, ancora un po' di speranza, che la scintilla divina alberghi veramente in ogni uomo, e che domani in fondo possa essere un giorno migliore. Ah, ovviamente non c'ho attaccato bottone, giusto per tranquillizzarvi.
Insomma, squinzie per ogni occasione, birrini, posto tranquillo se non per la musica un po' alta, ma gradevole e tonico per passare una serata e fare quattro chiacchiere.
Succede che dunque un giorno mi trovo lì appunto con il caro Cioppi, ci prendiamo i nostri birrini e conversiamo del più e del meno, o come si direbbe qui in Germania, di Dio e del Mondo. Il bar è mezzo vuoto e ci serve la Nostra protagonista. Vediamo un attimo meglio di chi stiamo parlando.
La nostra cameriera è poco meno di un metro e settanta di squinzieria portami via, ma dai toni un po' particolari. Non sembra minimamente la tedesca degli stereotipi, in quanto poco meno di un metro e settanta in primo luogo, capelli lunghi lisci castano chiaro se non addirittura biondo ben scuro, forse risultato di una tinta passata che ha ottenuto la sua libbra di carne nelle punte dei capelli, capelli poi legati alti con coda ben spiovente, la carnagione non è particolarmente chiara, direi che sta nell'idea di tono medio italiano del nord, occhi castani, un filino tracagnotta, diciamo, ma quel tracagnotto che rientra perfettamente nell'idea meglio la carne che l'osso, che personalmente trovo che sia sempre un'ottima idea, ma in ogni caso il corpo è molto armonico e proporzionato, se non per un dettaglio che, all'atto pratico, ha un valore particolarmente positivo:
Ed infine, cari astanti, forse la cosa più importante di tutte. Un sorriso meraviglioso. Che trasmette felicità. Ganzo.
Se non che in realtà la ragazza non mi sarebbe rimasta in memoria in sé e per sé, voglio dire, carina, ma sarà la centomillesima cameriera bellina-attraente-tonica che ho visto in vita mia. Niente di nuovo sul fronte occidentale, direbbe qualcuno, se non che ad un certo punto, ordinando birre tipo a raffica, ed in virtù della conversazione in italiano tenuta col caro Cioppi, la tipa chiede di dove siamo. Siamo italiani cara, non lo riconosci lo stile? Ah bello italiani, ne ero sicura (?) perché praticamente ho una cugina che si è sposata un italiano e ora vive in Toscana, e suo marito assomiglia proprio a te, tant'è che pensavo che fossi lui! Stavo per chiederti se eri PINO...
Per un attimo mi sono sentito PINO. Il vero, unico PINO.
La nostra cameriera è poco meno di un metro e settanta di squinzieria portami via, ma dai toni un po' particolari. Non sembra minimamente la tedesca degli stereotipi, in quanto poco meno di un metro e settanta in primo luogo, capelli lunghi lisci castano chiaro se non addirittura biondo ben scuro, forse risultato di una tinta passata che ha ottenuto la sua libbra di carne nelle punte dei capelli, capelli poi legati alti con coda ben spiovente, la carnagione non è particolarmente chiara, direi che sta nell'idea di tono medio italiano del nord, occhi castani, un filino tracagnotta, diciamo, ma quel tracagnotto che rientra perfettamente nell'idea meglio la carne che l'osso, che personalmente trovo che sia sempre un'ottima idea, ma in ogni caso il corpo è molto armonico e proporzionato, se non per un dettaglio che, all'atto pratico, ha un valore particolarmente positivo:
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| A buon intenditor, poche parole: MELONI. |
Se non che in realtà la ragazza non mi sarebbe rimasta in memoria in sé e per sé, voglio dire, carina, ma sarà la centomillesima cameriera bellina-attraente-tonica che ho visto in vita mia. Niente di nuovo sul fronte occidentale, direbbe qualcuno, se non che ad un certo punto, ordinando birre tipo a raffica, ed in virtù della conversazione in italiano tenuta col caro Cioppi, la tipa chiede di dove siamo. Siamo italiani cara, non lo riconosci lo stile? Ah bello italiani, ne ero sicura (?) perché praticamente ho una cugina che si è sposata un italiano e ora vive in Toscana, e suo marito assomiglia proprio a te, tant'è che pensavo che fossi lui! Stavo per chiederti se eri PINO...
Per un attimo mi sono sentito PINO. Il vero, unico PINO.
Dopo il simpatico racconto di Pino eccetera la conversazione con Cioppi si è rivoltata sull'hai capito la squinzia e sulle possibili ed auspicabili evoluzioni che la storia potesse avere. Ed è chiaro, non sono Pino, ma insomma la mia la direi ben volentieri con cotanta squinzieria. Tant'è che, giunti al momento di pagare, le chiedo il nome. Charlotte, piacere! Stefano, ed il piacere è tutto mio! Io sono Cioppi.
Una conversazione emozionante.
Non foss'altro che Cioppi, dopo che ho osato chiedere il nome della suddetta squinzia cameriera aveva in faccia un sorriso del genere Ahaha ti ho sgamato brutto fessacchiotto che fai il tacchinone con la cameriera eh, e io tra il serio ed il faceto lo invitavo a togliersi dalla faccia quel sorrisone da Joker che in fondo non c'era assolutamente niente da ridere ed anzi c'era da piangere perché già sapevo che sarei andato a impelagarmi, se non che mi ha fatto notare che se la rideva non solo lui ma anche due homini sapiens al tavolo a fianco al nostro e ho capito che mi ero più o meno calato in una situazione da terza media ma in fondo ammè che cazzo me ne fregammè (cit.), ormai mi sono imbarcato e quindi andiamo a giocare.
Anche perché in realtà la cosa non sarebbe presumibilmente neanche nata se non mi fossi come al solito overexposed su facebook in merito agli accadimenti di quella sera. Ecco il testo originale con alcuni dei commenti seguenti. Lodate il tenore della conversazione:
Il post brevemente è diventato un flame, con commenti a profusione e molti dei quali del tenore dei commenti riportati nel post. Perché io, da tacchinone implume, non so cavarmela di far mio e ho bisogno delle dritte di chi ne sa di più per poter capire come fare e come disfare, perché chi mi conosce sa perfettamente che la fase di tacchinaggio vera e propria è ciò che reputo come momentum horribile di un'intera esistenza. In ogni caso il discorso era molto molto semplice: ora ho un ponte con una squinzia che mi galvanizza e non poco. Fa la cameriera in un posto in cui mi piace andare, posso contare su qualche amico spalla che magari una mano me la dà (ma come è ovvio non incondizionatamente) però bisogna anche un po' capire che dove sto andando a impelagarmi è un po' ostico, quantomeno per ragioni tecniche. Non so attaccare bottone. Questa lavora e non ha tempo da perdere come me. Presumibilmente avrà il tipo da anni ma potremo comunque rimanere cari amici. Ma ormai ho deciso di giocare. E allora giochiamo.
Brava Charlotte. Tu presto o tardi dovrai essere mia, questa è la mia promessa. E la manterrò, quant'è vero Iddio.
Ora, voi tutti ricordatevi di questa successione, perché è importante.
1x3.
2x4.
3x4.
4x5.
Ricordatevela e considerate cosa scrissi nel post su facebook. E immaginate che ho dovuto spiegare ad una tipa ungherese di come da un punto di vista strettamente economico il mercato più efficiente tra uomini e donne che vogliono conoscersi in senso biblico è il mercato della prostituzione. Ma per questo c'è tempo. Vi do appuntamento al prossimo post dello xilotubero, presumibilmente, come dicevo all'inizio, un post di chiarimenti su altre squinzie conosciute ed abbandonate alla velocità della luce, post che presumibilmente si chiamerà
Una conversazione emozionante.
Non foss'altro che Cioppi, dopo che ho osato chiedere il nome della suddetta squinzia cameriera aveva in faccia un sorriso del genere Ahaha ti ho sgamato brutto fessacchiotto che fai il tacchinone con la cameriera eh, e io tra il serio ed il faceto lo invitavo a togliersi dalla faccia quel sorrisone da Joker che in fondo non c'era assolutamente niente da ridere ed anzi c'era da piangere perché già sapevo che sarei andato a impelagarmi, se non che mi ha fatto notare che se la rideva non solo lui ma anche due homini sapiens al tavolo a fianco al nostro e ho capito che mi ero più o meno calato in una situazione da terza media ma in fondo ammè che cazzo me ne fregammè (cit.), ormai mi sono imbarcato e quindi andiamo a giocare.
Anche perché in realtà la cosa non sarebbe presumibilmente neanche nata se non mi fossi come al solito overexposed su facebook in merito agli accadimenti di quella sera. Ecco il testo originale con alcuni dei commenti seguenti. Lodate il tenore della conversazione:
Il post brevemente è diventato un flame, con commenti a profusione e molti dei quali del tenore dei commenti riportati nel post. Perché io, da tacchinone implume, non so cavarmela di far mio e ho bisogno delle dritte di chi ne sa di più per poter capire come fare e come disfare, perché chi mi conosce sa perfettamente che la fase di tacchinaggio vera e propria è ciò che reputo come momentum horribile di un'intera esistenza. In ogni caso il discorso era molto molto semplice: ora ho un ponte con una squinzia che mi galvanizza e non poco. Fa la cameriera in un posto in cui mi piace andare, posso contare su qualche amico spalla che magari una mano me la dà (ma come è ovvio non incondizionatamente) però bisogna anche un po' capire che dove sto andando a impelagarmi è un po' ostico, quantomeno per ragioni tecniche. Non so attaccare bottone. Questa lavora e non ha tempo da perdere come me. Presumibilmente avrà il tipo da anni ma potremo comunque rimanere cari amici. Ma ormai ho deciso di giocare. E allora giochiamo.
Brava Charlotte. Tu presto o tardi dovrai essere mia, questa è la mia promessa. E la manterrò, quant'è vero Iddio.
Ora, voi tutti ricordatevi di questa successione, perché è importante.
1x3.
2x4.
3x4.
4x5.
Ricordatevela e considerate cosa scrissi nel post su facebook. E immaginate che ho dovuto spiegare ad una tipa ungherese di come da un punto di vista strettamente economico il mercato più efficiente tra uomini e donne che vogliono conoscersi in senso biblico è il mercato della prostituzione. Ma per questo c'è tempo. Vi do appuntamento al prossimo post dello xilotubero, presumibilmente, come dicevo all'inizio, un post di chiarimenti su altre squinzie conosciute ed abbandonate alla velocità della luce, post che presumibilmente si chiamerà
Tipi, tipi everywhere.
Vi dico solo che per amore che ho nei vostri confronti, NON vi auguro di trovare una Charlotte in vita vostra. A meno che non sia su Tinder.






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